PAZIENZA TRA PRESENTE E FUTURO

LA PAZIENZA NEL CRISTIANESIMO. CHI NON SA ATTENDERE NON HA CAPACITA’ DI SOPPORTAZIONE.

Cristianesimo

LA PAZIENZA È IL MODELLO DI TUTTE LE VIRTÙ CRISTIANE

 

I vari aspetti della pazienza nel cristianesimo sono illustrati da Gesù in diverse parabole. Racconti in forma allegorica che si propongono fini di ammaestramento morale. È parlare per similitudine, cioè l’azione raccontata risponde all’ammaestramento che si intende dare e ci si confronta con esso.

  • LA PARABOLA

Per educare i suoi discepoli ad avere pazienza davanti al mistero del male, Gesù paragona il regno dei cieli a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano, venne il suo nemico è seminò zizzania in mezzo al grano. I servi vorrebbero sradicare la zizzania per assicurare la crescita del grano, ma il padrone chiede loro un comportamento improntato alla pazienza e proibisce loro di eliminare l’erba cattiva, affinché non succeda di sradicare anche il grano (Mt. 13,24-31).

  • IL FICO STERILE

Lo stesso insegnamento, inteso come attesa e comprensione, ma a parti capovolte, è contenuto nella parabola del fico sterile. Dove un servo fedele supplica il suo padrone di desistere dalla decisione di far tagliare un fico sterile (Lc. 13,6-9). L’esortazione ad aspettare pazientemente il naturale svolgimento degli avvenimenti, rinunciando all’assurda pretesa di anticiparli o di posticiparli, ritorna frequentemente nel vangelo. Chi non sa attendere non ha capacità di sopportazione.

  • NUTRIRSI DI PAZIENZA

Gesù insiste soprattutto sui perseguitati, quasi a sottolineare che i suoi seguaci devono avere molta pazienza, perché avranno molto da soffrire. Il discepolo di Gesù deve nutrire amore verso i suoi persecutori, egli non può adirarsi nemmeno contro i suoi familiari, perché chiunque si adira contro il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio.

  • PERDONARE SEMPRE E COMUNQUE

La novità del messaggio evangelico di Gesù sta proprio nella capacità di pazientare e di perdonare, sempre e comunque. Fu detto: “occhio per occhio, dente per dente; ma io vi dico di non opporvi ai malvagi, anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra” (Mt. 5,38-39).

  • ESEMPIO DI CIÒ CHE SI DICE

Gesù è l’esempio di quello che dice. Sulla croce, prima di morire, perdona i suoi nemici. Il cristiano deve sempre perdonare coloro che gli fanno del male. E deve chiedere a Dio, nella preghiera, di essere perdonato nella misura con cui perdona: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

  • STEFANO

Il protomartire Stefano, perdonando i suoi uccisori, è il primo seguace di Gesù a tradurre in pratica tale insegnamento. Gesù sottolinea spesso anche la necessità della costanza nel perseguire il proprio obiettivo.

  • COSTANZA PAZIENTE

Nella parabola del seminatore viene premiata la costanza paziente del contadino. Egli non si scoraggiò per gli insuccessi del suo lavoro, dovuti a quella parte di semenza caduta in luogo sassoso. Soffocata dalle spine, o beccata dagli uccelli. Ma continuò a seminare finché il seme non incontrò un terreno fertile, dove germogliò e fruttò cento volte tanto (Mc. 4,1-9).

  • MAI ARRENDERSI

Altro esempio della pazienza come costanza lo troviamo in altre due parabole: la pecora perduta, dove il pastore lascia novantanove pecore nel deserto e va in cerca della pecorella smarrita (Lc. 15,4-7). E la dramma perduta, dove una donna mette a soqquadro la casa per trovare la dramma perduta (Lc. 15,8-10).

  • LA LUMACA

La costanza è celebrata anche dalla religione tradizionale africana, come attesta il seguente proverbio: la lumaca non ha mani, la lumaca non ha piedi, la lumaca sale pazientemente l’albero.

  • L’UOMO IMPAZIENTE

La pazienza di Dio e l’impazienza dell’uomo trovano un’insuperabile illustrazione nella celebre parabola del figlio prodigo (Lc. 15,11-32). L’atteggiamento misericordioso del padre, simbolo della misericordia divina, si contrappone alla impazienza gretta del figlio maggiore. Simbolo di umana cecità, che si lusinga di essere giusto perché non ha mai trasgredito alcun comandamento della Legge. Lo stesso tema è trattato, con maggiore sconvolgente realismo, dalla parabola del servo spietato (Mt. 18,32-35).

  • GESÙ E LA PAZIENZA

Tutto il contesto evangelico, soprattutto i singoli episodi, delineano Gesù come la personificazione della pazienza. Essa è il modello di tutte le virtù cristiane (Mt. 11,29). Gesù dimostra la sua insuperabile pazienza nell’educare i suoi discepoli, che si rivelano spesso uomini di poca fede e paurosi. Gesù è la pazienza personificata soprattutto durante la sua passione. Egli visse fino in fondo quello che insegnò.

 

La pazienza nel cristianesimo.
Tutte le virtù entrano nel porto della pazienza, perché senza di essa nulla si potrà né ascoltare né comprendere, né imparare né insegnare.
  • MARIA

Maria, madre di Gesù, è la prima silenziosa testimone del vangelo della pazienza; non solo da un punto di vista cronologico, ma anche qualitativo. La disponibilità con cui ha accolto i messaggi di Dio, la conformità della sua vita alla Sua volontà, la perseveranza nella fede e la forza d’animo con cui ha affrontato la sofferenza fanno di lei la madre della pazienza. La pazienza di Maria raggiunge l’eroismo ai piedi della croce, dove assiste impotente alla morte del figlio.

  • GLI APOSTOLI

Gli apostoli, alla morte di Gesù, applicarono l’insegnamento ricevuto sulla pazienza alle situazioni concrete delle prime comunità cristiane.

  • PAOLO

L’apostolo Paolo, nel celeberrimo inno alla carità (1Cor. 13,4-7), mette la pazienza come prima qualità dell’amore cristiano. Egli ricorda che le sofferenze sopportate con pazienza sono fonte di consolazione. Perciò il comportamento dei cristiani non deve essere dettato dall’istinto ma da un amore paziente, comprensivo e generoso (1Ts. 5,15). La pazienza, la sofferenza e la speranza camminano insieme: la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, la virtù provata la speranza (Rm. 5,3-4).

  • LEGAME TRA PRESENTE E FUTURO

La pazienza è il legame tra presente e futuro, tra ciò che siamo e ciò cui siamo destinati ad essere. La pazienza per Paolo fa parte di uno stile di vita improntato alla carità. Perciò ricorda che la vocazione cristiana impone di camminare nella carità ed essere benevoli gli uni verso gli altri. Misericordiosi, di perdonarsi a vicenda come Dio a perdonato tutti in Cristo. “Occorre però preparare prima la strada della pazienza: non tramonti il sole sopra la vostra ira; scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità” (Ef. 4,26 e 4,31).

  • GIACOMO

L’apostolo Giacomo esorta ad affrontare con gioia le inevitabili prove della vita, perché solo attraverso la sofferenza l’uomo raggiunge la sua maturità spirituale (Gc. 1,2-4). Ed offre una convincente esortazione, che può essere considerata una sintesi della pazienza: “siate pazienti, guardate l’agricoltore. Egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge di autunno e le piogge di primavera. Siate pazienti, rinfrancate il vostro cuore, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, per non essere giudicati. Prendete a modello di sopportazione e di pazienza i profeti, che parlano nel nome del Signore. Ecco, noi chiamiamo beati quelli che hanno sopportato con pazienza. Avete sentito parlare di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione (Gc. 5,7-11).

  • PIETRO

L’apostolo Pietro inserisce la pazienza nell’elenco delle virtù fondamentali, che devono contraddistinguere i seguaci di Cristo (2Pt. 1,5-7). Gli apostoli non furono solo maestri di pazienza attraverso la predicazione e i loro scritti, ma furono insigni testimoni di pazienza con la loro vita.

  • I PADRI DELLA CHIESA

Nei primi secoli del cristianesimo l’esortazione alla pazienza è pressante. I padri della Chiesa si preoccupavano di raccomandare tale virtù per rafforzare nei cristiani la fedeltà a Cristo, minacciata da continue e violente persecuzioni contro la nuova religione. Dopo l’editto di Milano (313), con cui l’Impero Romano riconosce ufficialmente il Cristianesimo, il tema della pazienza diventa meno urgente ma resta sempre presente, nell’insegnamento dei maestri della spiritualità. Lungo tutti i secoli sino ai nostri giorni.

 

la pazienza nel cristianesimo
Il tema della pazienza è sempre presente nell’insegnamento dei maestri della spiritualità cristiana.

 

  • TERTULLIANO

Tertulliano (160-222), nella sua opera De patientia, attribuisce alla pazienza il primato tra le virtù, definendola virtù somma. Affascinante la sua sintetizzazione dei frutti e della forza della pazienza: “veramente Dio è il depositario della pazienza! Affidi a Lui un’offesa? Egli la vendica. Un danno? Egli lo ripara. Una sofferenza? Egli la guarisce. La morte? Egli la risuscita. Quale forza per la pazienza avere Dio per debitore?”

  • L’ICONOGRAFICO CRISTIANO

Tertulliano può essere considerato anche il primo iconografico cristiano. La sua raffigurazione del volto della pazienza è un ritratto meraviglioso ed estasiante, degno del miglior Giotto o Raffaello. “La pazienza, ha il viso calmo e tranquillo. La fronte serena, senza alcuna ruga di dispiacere o contratta di collera. Le sopracciglia ugualmente distese in segno di gioia. Con gli occhi bassi per umiltà, e non sotto il peso dell’infelicità. La bocca porta il sigillo della dignità del silenzio. La carnagione di coloro che sono quieti e innocenti. Essa ha un movimento frequente della testa per opporsi al diavolo e al riso minaccioso”.

  • CIPRIANO

Cipriano (200-258), vescovo di Cartagine, nel De bono patientiae, cerca di dare una identità alla pazienza cristiana. Egli distingue la falsa pazienza dalla vera pazienza. La prima, è quella dei pagani o di chi non ha basi per conoscere la pazienza e la saggezza di Dio. La seconda, è quella praticata dai cristiani, che la imparano dalle celesti lezioni impartite da Dio. La pazienza è quella virtù, precisa Cipriano, che ci raccomanda e ci mantiene davanti a Dio. È quella virtù che tempra l’ira, frena la lingua e governa la mente. Conserva la pace e ci fa umili nella prosperità, forti nelle avversità, mansueti davanti agli insulti e oltraggi, insegna a perdonare. È la virtù che fortifica fermamente le fondamenta della nostra fede, e che promuove in modo sublime la crescita della speranza.

  • ZENONE DI VERONA

Zenone di Verona (300-371), nel suo breve Tractatus de patientia, individua nella pazienza una dimensione cosmica. E ritiene che tutte le virtù entrano nel porto della pazienza, perché senza di essa nulla si potrà né ascoltare né comprendere, né imparare né insegnare. Le stagioni non si susseguono l’una all’altra a intervalli regolari, se la pazienza, come sollecita madre, non mantenesse l’ordinato succedersi delle cose. Zenone conclude, affermando che nell’universo solo l’uomo è precipitoso, impaziente, e gode di una riprovevole instabilità e ama i cambiamenti. Solo l’uomo infatti considera sventurato sé e se stesso e non comprende che è un atteggiamento simile alla pazzia che l’animo non rimanga stabile nella propria condizione.

  • AGOSTINO

Agostino (354-430), nella monografia de patientia, sottolinea invece che la pazienza non è frutto di risorse umane, ma esclusivamente un dono di Dio, di cui hanno bisogno tutti gli uomini, perché senza tale virtù non è possibile far fronte alle inevitabili difficoltà della vita. Al contrario di Tertulliano, egli concorda con gli autori non cristiani che la pazienza è compagna della sapienza.

  • FRANCESCO D’ASSISI

Come per la religione ebraica Giobbe è considerato l’emblema della pazienza, così nella religione cristiana Francesco d’Assisi è considerato il santo della perfetta letizia, perché ha praticato la perfetta pazienza.

 

 

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