Assoluto e pazienza.

LA PAZIENZA NELL’INDUISMO. LA LEGGE NON SCRITTA DELL’INDIA PER CHI CERCA LA VERITA’ E’ LA PAZIENZA.

Induismo

LA PAZIENZA ALLA BASE DI OGNI CAMMINO DELL’UOMO

L’induismo nei libri sacri non riserva alla pazienza argomentazioni a sè stanti. Le esortazioni ad essere pazienti, ora implicite ora esplicite, sono inserite nel contesto delle altre virtù tipiche della spiritualità indù.

SHRI RAMAKRISHNA

Il grande mistico Shri Ramakrishna (1836-1886) era solito affermare che la pazienza è la virtù più importante per tutti gli uomini. Solo colui che la possiede non viene distrutto, non vi è qualità più alta della pazienza e tutti dovrebbero coltivarla.

L’incudine del fabbro resta insensibile sotto i colpi innumerevoli del pesante martello, di pari ognuno di noi dovrebbe avere la ferma volontà di sopportare con pazienza tutto quanto gli altri dicono e fanno. Tutto dipende dal tempo, per ogni risveglio ci vuole pazienza e attesa.

PARAMAHANSA YOGANANDA

Lo stesso concetto viene ripreso e ampliato da un altro grande mistico indiano, Paramahansa Yogananda (1893-1952). La legge non scritta dell’India per chi cerca la verità è la pazienza. La pazienza per il mondo induista è alla base di ogni cammino che l’uomo intraprenda: spirituale, sociale, lavorativo. La pazienza richiede ovviamente la saggezza.

Induismo e pazienza.
La legge non scritta dell’India è la pazienza.
KRSNA

Infatti Krsna, l’ottava incarnazione di Visnu, si indentificava con la pazienza: “io sono la morte che tutto porta via e l’origine di quelli che saranno e, fra le creature femminili, la fama, la fortuna, la parola, la memoria, l’intelligenza, la costanza, la pazienza”.

La pazienza nell’induismo assume spesso anche il volto della imperturbabilità. Tale ideale, antico quanto lo stesso induismo, viene ampliato e colorito ulteriormente attraverso un’attenta analisi psicologica.

UPANISAD

Già nelle Upanisad si affermava che un uomo che abbia incontrato l’Assoluto diventa calmo, tranquillo, indifferente, paziente, raccolto in sé. Lo Srimad Bhagavatam, la saggezza di Dio, che dopo le Upanisad e la Bhavagad-gita è la più autorevole e popolare delle sacre scritture indiane, afferma che “la pazienza è tra i primi requisiti per la vita spirituale”.

Per l’induista la pazienza è la virtù che permette di sopportare lietamente il fardello della vita. E consiste nel sopportare con mansuetudine tutto ciò che risulti spiacevole o piacevole, come l’essere battuto o riverito.

CODICE DI MANU

Il Codice di Manu, conosciuto anche come Manava Dharma-Sastra o Manusmrti, esorta ad “avere pazienza anche negli insuccessi. E sebbene si sia stanchi per i continui fallimenti, bisogna che si ritenti sempre di nuovo, perché la fortuna aiuta molto l’uomo che ha pazienza nelle sue imprese”.

SANKARA

Anche il mistico e filosofo Sankara (788-820) affermava che “la pazienza è quella condizione che sa accettare le afflizioni senza risentimento, trovandosi libero da ogni ansietà e da ogni lamento”. Egli pone la pazienza nel secondo gradino per raggiungere la liberazione, insieme alla quiete mentale e l’autodominio. La coltivazione della pazienza è uno dei capisaldi della filosofia induista.

La pazienza nell'induismo
La fortuna aiuta molto l’uomo che ha pazienza nelle sue imprese.
GUNA

Ogni cosa nell’universo, compresa la mente, è pervasa da tre forze, chiamate Guna: Sattva, Rajas, Tamas. La Sattva si esprime psicologicamente. E tra le altre virtù esprime la pazienza. Per mezzo della posatezza, dell’autocontrollo e della sopportazione, che sono tre aspetti della pazienza.

AUTOCONTROLLO

Un’eloquente metafora ci aiuta a definire la pazienza intesa come autocontrollo: “questo corpo è paragonato a un cocchio. I sensi sono i cavalli, la mente è la briglia. Le energie vitali sono le ruote. Virtù e vizi sono i raggi delle ruote. Gli oggetti dei sensi formano la strada, l’ego è il cavaliere. Ira, odio, gelosia, dolore, ingordigia, illusione, orgoglio e sete di vivere sono i nemici che si incontrano per strada. Quando il cavaliere sa tenere i cavalli e il cocchio sotto controllo, il suo cuore diviene puro. Ed egli trova la divina grazia interiore e la santa pazienza. La pazienza, più di ogni altra cosa, deve essere coltivata come non violenza”.

GANDHI

Mahatma Gandhi è stato senza dubbio il più grande e noto profeta di quest’importante aspetto della pazienza nell’Induismo. Per Gandhi la non violenza-pazienza e la verità sono due concetti che si possono considerare sinonimi.

Non violenza-pazienza e verità sono così interconnesse che è praticamente impossibile distinguerle e separarle. È sua profonda convinzione che senza non violenza-pazienza e verità non è possibile cercare e trovare la Verità, Dio.

Perché tra loro vi è un nesso simile a quello che intercorre tra mezzo e fine. La non violenza-pazienza è il mezzo, la verità è il fine. Per Gandhi e l’Induismo la non violenza-pazienza è comune a tutte le religioni. Anzi, è il fine ultimo di tutte le religioni. Perché è il fondamento per vivere una viva fede in Dio.

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