LA PAZIENZA NELL'ISLAMISMO

LA PAZIENZA NELL’ISLAMISMO. LA VIRTU’ CHE ALLEGGERISCE IL PESO DELLE DIFFICOLTA’.

Islamismo

PAZIENTE È UNO DEI NOMI DI DIO

Nella religione fondata da Maometto (570-632), Paziente è il nome di Dio per eccellenza. L’islamismo è decisamente caratterizzato dalla pazienza, così come il cristianesimo è basato sulla virtù della carità. Il concetto della pazienza è uno dei più importanti della spiritualità islamica. Anche nell’Islam le sfumature sono molteplici, ma l’una complementare all’altra. L’atteggiamento di fondo dei musulmani è quello di servo, dello schiavo nei confronti del suo padrone.

  • VOLONTÀ DIVINA

Per questo si parla di totale sottomissione e abbandono alla volontà divina, con conseguente rassegnazione davanti ad ogni avvenimento. Tuttavia, si esorta pure ad avere forza d’animo, autocontrollo e costanza nelle varie prove della vita. Il credente osserva pazientemente la legge di Dio. Giacché ha una coscienza sicura della trascendenza divina inaccessibile alla conoscenza ed incomunicabile all’amore.

  • IN SHA’ ALLAH

Il credente deve essere essenzialmente paziente alla legge di Dio, cui va aggiunta la riconoscenza. Il concetto di pazienza è racchiuso nella nota espressione In sha’ Allah, se Dio vorrà. I seguaci della religione islamica lo ripetono in ogni circostanza della vita, memori dell’insegnamento del Corano: “i pazienti, quando sono colpiti da sventure, dicono: in verità a Dio apparteniamo e a Dio torniamo” (Sura 2,156).

  • IL CORANO

Il Corano (Qur’an significa recitazione, nella sua forma attuale comprende 144 Sure o capitoli, divisi in 6219 versetti, chiamati ayat, segni di Dio), il libro sacro dell’Islam, non offre una specifica trattazione sulla pazienza, ma ne segnala più volte la necessità. Le motivazioni e i vantaggi. L’esortazione insistente ad avere pazienza si basa sul fatto che Dio sta dalla parte di coloro che praticano questa virtù: “o voi che credete! Cercate l’aiuto nella pazienza e nella preghiera, perché Dio è con i pazienti” (Sura 2,153 e Sura 8,46)

  • SII PAZIENTE

I credenti devono praticare con forza questa virtù, perché: “sii paziente, insieme a quelli che invocano il loro Signore mattino e sera, cercando il suo volto” (Sura 18,28). E con maggiore incisività: “o voi che credete, siate pazienti! Superate tutti in pazienza! Siate saldi e temete, sì che possiate prosperare” (Sura 3,200).

LA PAZIENZA NELL'ISLAMISMO_MOSCHEA
O voi che credete, siate pazienti! Superate tutti in pazienza!
  • IL SEGRETO DELLA PAZIENZA

La pazienza è il segreto per superare tutte le varie difficoltà della vita, perché “la pazienza e il timore di Dio sono i saldi principi da seguire nella vita” (Sura 3,186). A coloro che saranno stati pazienti in ogni genere di prova viene promessa felicità eterna (Sura 2,155), e la loro ricompensa sarà proporzionata alle opere migliori che avranno compiuto (Sura 16,96). Essa è un dono esclusivo di Dio: “abbi dunque pazienza! Ma la pazienza non sarà possibile senza l’aiuto di Dio” (Sura 16,127).

  • IL PERMESSO DI DIO

Nessuno può credere senza il permesso di Dio. Perché se il Signore avesse voluto, tutti gli abitanti della terra avrebbero creduto. “Come può allora l’uomo costringere gli altri uomini a diventare credenti?” (Sura 10,99). Il credente non deve smarrirsi davanti alla discutibile condotta dei miscredenti. Deve solo pazientare, lasciando solo a Dio il suo giudizio (Sura 73,10 e 10,109). Deve, cioè, sopportare pazientemente ciò che dicono i miscredenti ed allontanarsi da loro con dignità (Sura 73,10).

  • LA PAZIENZA CARATTERIZZA LA PIETÀ

La pazienza è tra le virtù che caratterizzano la vera pietà. La reazione più indicata, che un seguace dell’Islam deve avere di fronte ai torti subiti, è quella di sopportare pazientemente: “se punite, punite in proporzione all’offesa subita; ma se sopportate con pazienza, sarà ancora meglio per chi riesce a sopportare” (Sura 16,126).

  • GIOBBE

Giobbe è un modello di pazienza anche nell’Islam. Nel Corano egli non è una figura leggendaria, come ritiene la Bibbia, ma un autentico profeta, che viene collocato subito dopo Gesù e che beneficia di una particolare rivelazione (Sura 4,163). Questo servo davvero eccellente, che spesso si volgeva pentito al suo Dio e che viene esaudito (Sura 21,84), è esplicitamente lodato per la sua pazienza (Sura 38,44).

  • NOÈ E GIACOBBE

Il Corano porta ad esempio della pazienza altri due personaggi biblici. Noè, fulgido esempio di sottomissione a Dio, dalla vicende della sua vita scaturisce l’esortazione: “sii paziente dunque! Il successo finale sarà di chi teme Dio” (Sura 11,49). E Giacobbe, che esclama, nel vedere la tunica di suo figlio Giuseppe intrisa di sangue: “non mi resta che una pazienza dignitosa” (Sura 12,18).

  • MOSÈ ED ELIA

In questo contesto si inserisce anche una leggenda, di cui sono protagonisti Mosè e un misterioso personaggio, che il Corano non cita ma la tradizione islamica identifica col profeta Elia, che si impone per la sua semplicità e per l’immediata efficacia pedagogica. La lezione è quanto mai lineare: “occorre avere pazienza soprattutto davanti agli avvenimenti privi di una logica umana, ma che in realtà sono guidati dalla Provvidenza di Dio”. Il cui disegno a suo tempo sarà rivelato, e con forza si rivendica la trascendenza e la volontà di Dio (Sura 18,65-82).

  • MISTICISMO SUFISTA

Nel corso dei secoli, l’insegnamento del Corano sulla pazienza, ha trovato ampia risonanza nella tradizione islamica, soprattutto nel misticismo sufista (il termine deriva dalla parola araba suf, che significa lana grezza, con cui vestivano gli antichi eremiti e monaci cristiani, e designa gli asceti e i mistici musulmani).

  • RABI’A AL-ADAWIYYA

Per la mistica Rabi’a al-’Adawiyya (713-801) “il vero paziente è colui che è assorbito totalmente in Dio, da non registrare nel suo animo quanto avviene intorno a lui”. L’esperienza spirituale di Rabi’a si riassume nell’amare Dio solo per se stesso, indipendentemente dalla ricompensa. La pazienza viene identificata prima con la fede, in un secondo momento con la gioia ed infine con la contemplazione. Ella va al di là di quanto suggerisce il Corano e introduce nell’Islam il concetto dell’amore puro e assoluto verso Dio. Forse per questo è chiamata da alcuni sufi la seconda Maria.

LA MECCA
Il vero paziente è colui che è assorbito totalmente in Dio, da non registrare nel suo animo quanto avviene intorno a lui.
  • AL-HAKIM AL-TIRMIDHI

Al-Hakim al-Tirmidhi (760-869) presenta la pazienza nella sua relazione con la gratitudine. Le due virtù costituiscono due punti fondamentali della vita interiore. Determinando l’una e l’altra contemporaneamente una caratteristica della personalità. Una scelta di vita, una maniera di essere nel mondo. Per Tirmidhi la gratitudine alleggerisce il peso delle grazie divine, la pazienza alleggerisce il peso delle difficoltà. Ma ciascuna porta il suo frutto. La pazienza consiste nella soppressione di tutto ciò che è male in noi. Mentre la gratitudine implica una azione che mette in moto il bene che c’è dentro di noi. La pazienza è una virtù che si esercita solo nei momenti difficili, mentre la gratitudine è uno stato permanente dell’anima.

  • ABU BAKR AL-KALABADHI

Abu Bakr al-Kalabadhi (m. 995) pone invece la pone a un gradino molto elevato, perché la pazienza è la madre della fiducia in Dio. Dal quale ci si deve attendere la risposta concreta per ogni necessità. L’abbandono totale nelle mani di Dio conduce alla soddisfazione, la quiete assoluta, la pace dell’anima.

  • ABUL-QASIM AL-QUSHAYRI

Abul-Qasim al-Qushayri (982-1072), nella sua raccolta di biografie e detti dei santi dei primi secoli dell’Islam, ci ha tramandato un’antologia di sentenze sulla pazienza. Ne citiamo alcune: “la perseveranza nella pazienza è essere pazienti con la pazienza sino al punto che la pazienza si annulli nella pazienza e diventi impotente a pazientare. Sarò paziente affinché tu sia contento e io annientato dal dolore, mi basta che tu sia contento anche se il mio pazientare mi distrugge. Inghiotti la pazienza, poiché se ti uccide, ti ucciderà come martire; se invece ti fa vivere, ti farà vivere con onore. La pazienza nel continuare a chiedere è segno di vittoria, ma la pazienza nella prova è segno di liberazione. Si tramanda che Maometto stesso interrogato a riguardo della fede, abbia risposto: la fede è pazienza e magnanimità”.

  • ABU HAMID AL-GHAZALI

Abu Hamid al-Ghazali (1058-1111), teologo, mistico, giurista, riformatore religioso e il maggior rappresentante dell’Islam dopo Maometto per l’eccezionale importanza del suo pensiero, nella sua opera Ihya’ ‘ulum al-din che significa vivificazione delle scienze religiose, ha lasciato un breve trattato sulla pazienza. Dove descrive le varie specie di questa virtù, i suoi pregi, i suoi rapporti con la gratitudine e la fede. Egli afferma che Dio ha legato la maggior parte delle buone azioni e dei meriti alla pazienza. Essa è un gioiello tra i gioielli del Paradiso. I meriti guadagnati con la pazienza non si possono ottenere diversamente, in tutte le circostanze della vita è assolutamente necessaria.

  • IBN AL-ARIF

Ibn al-’Arif (1088-1149) esalta la pazienza gioiosa. Giobbe n’è un esempio: egli si rammarica perché non ha più il verme che gli recava dolore, ritenendo la sofferenza un segno dell’amicizia di Dio. Si tratta di accettare tutto con gioia e amore. Dunque, tutto quello che Dio manda. La riflessione sulla pazienza lo porta ad affermare che le dimore spirituali, compresa la pazienza, costituiscono delle imperfezioni che le genti di fede aborriscono. Perché essi considerano Dio come il termine ultimo delle loro aspirazioni e il culmine dei loro desideri. E ritengono che tutto ciò che non è in Lui è impedimento che separa da Lui.

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