PRETI SPOSATI: SCANDALO O NECESSITÀ

Attualità

LA DIÀTRIBA MILLENARIA DEL CELIBATO DEI PRETI

Preti sposati o no? Dopo ogni elezione di un nuovo Pontefice, puntuale arriva il treno delle richieste di abolizione del celibato. È un treno che è in viaggio da millenni, sempre affollato dagli stessi archetipi, sempre spinto dalle stesse argomentazioni. È facile essere fraintesi e creare disappunti, eppure è un tema di grande importanza storica che merita di essere analizzato e discusso con sobrietà.

  • DIE ZEIT

Le ultime dichiarazioni di papa Francesco rilasciate al settimanale tedesco Die Zeit (marzo 2017): «riflettiamo sulla possibilità di ordinare sacerdoti gli uomini sposati, dei viri probati, cioè uomini di provata fede, a cui affidare alcune funzioni sacerdotali così da affrontare la scarsità di vocazioni che colpisce alcune zone del mondo. La scarsità di vocazioni è un problema da affrontare, ma la soluzione non è abolire il celibato obbligatorio».

  • VIRI PROBATI

Papa Francesco ha fatto riferimento alla questione celibato discussa nel Sinodo del 2005, il cui relatore cardinale Scola riusò il termine viri probati di paolina memoria, non inclusa nel testo finale dei lavori sinodali. Ma comunque sempre sul tavolo quale possibile opzione per alleviare la mancanza di preti in alcune zone disagiate del mondo. Alcuni, soprattutto i fautori del matrimonio dei preti, vi hanno visto un’apertura implicita ai sacerdoti che hanno lasciato l’abito talare per sposarsi. Parte di questi, infatti, lavora in istituzioni ecclesiastiche e aprirgli una porta potrebbe facilitare la scelta di viri probati.

  • TUTTI GLI UOMINI DI BERGOGLIO

Altri, come Catherine Pepinster, ex direttrice del giornale cattolico inglese The Tablet, autrice del libro The keys and the kingdom (Bloomsbury T&T Clark Ed.), sostengono che è l’inizio dell’attuazione del programma della lobby che ha portato all’elezione di Bergoglio.

  • LE LOBBY

In un recente passato si è già discusso su questa lobby che avrebbe contravvenuto le regole del Conclave stabilite dalla Universi Dominici Gregis al n. 81 stabilite da Giovanni Paolo II. «I cardinali elettori inoltre si astengano da qualsiasi forma di patto, promessa o altro tipo di impegno che potrebbe obbligare loro a dare o negare il proprio voto a una persona o a persone. Se ciò fosse effettivamente fatto, anche sotto giuramento, decido che un simile impegno è nullo e che nessuno è tenuto a osservarlo. E impongo la pena di scomunica latae sententiae a coloro che violano questo divieto. Non intendo tuttavia proibire, durante il periodo in cui la Sede è vacante, lo scambio di opinioni sull’elezione».

  • TEAM BERGOGLIO

Austin Ivereigh, portavoce del cardinale Murphy O’Connor, nel libro The great reformer (Tempo di misericordia, Mondadori), aveva implicitamente confermato che il «team Bergoglio è esistito e ha lavorato». Anche Jϋrgen Mettepenningen e Karim Schelkens, autori del libro Godfried Danneels Biografie (Uitgeverij Polis Ed.), hanno scritto che «il cardinale ha lavorato per anni a preparare l’elezione di Bergoglio».

  • GODFRIED DANNEELS

Il cardinale Danneels si divertiva «a chiamare Mafiaclub il gruppo di cardinali partecipanti al patto di riformare drasticamente la Chiesa e renderla più moderna ed attuale.» Del gruppo di Sankt Gallen, dalla località svizzera San Gallo in cui si riunivano, ne facevano parte tra l’altro Martini, Danneels, O’Connor, Silvestrini, Josè da Cruz Policarpo, Husar, Kasher, Lehmann ed altri. Al di là delle motivazioni in campo, il problema va affrontato.

PRETI E CELIBATO, CIFRE E BUSINESS

viri probati
Papa Francesco: “riflettiamo sulla possibilità di ordinare sacerdoti gli uomini sposati, dei viri probati”.

L’Annuarium Statisticum Ecclesiae, documento ufficiale del Vaticano, fornisce ogni anno i numeri relativi alle defezioni del clero, termine generalizzato che annovera non solo coloro che non hanno richiesto la dispensa per sposarsi ma anche tutti quei casi di abbandono che non si è riusciti a rilevare. Secondo l’ultimo Annuarium disponibile le defezioni per dispensa sono state oltre 600 in tutto il mondo, di cui 30 in Italia.

  • DEFEZIONI DEL CLERO

Da un calcolo fatto dall’Osservatore romano, quotidiano ufficiale della Santa Sede, nell’ultimo quarto di secolo oltre 50.000 preti in tutto il mondo hanno abbandonato il ministero per sposarsi. Questa cifra viene contestata dall’associazione Vocatio, rappresentante in Italia della Federazione Internazionale dei preti sposati, secondo cui le defezioni in tutto il mondo sarebbero state oltre 120.000. Cifre a parte, il problema è evidente e riguarda tutti gli ordini, sia diocesani che religiosi, sia uomini che donne.

  • THE TABLET

Da molti anni ormai, gli scandali inerenti la pedofilia e gli abusi sessuali dei preti occupano molte pagine di giornale o interi programmi televisivi. Il settimanale cattolico inglese The Tablet per molte settimane ha trattato il tema del celibato e dei preti pedofili, definendoli efebofili, attrazione sessuale verso ragazzi adolescenti. Il settimanale si è fatto addirittura promotore di un nuovo Concilio Vaticano per trattare il problema della condizione del clero. Le copie vendute hanno raggiunto numeri incredibili.

  • CRISI DI VOCAZIONI

In Europa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, il dibattito è fiorente e non privo di duri attacchi al Vaticano. Per spronare all’acquisto di giornali e libri sull’argomento, sono state avanzate diverse tesi. Ma la tesi di maggiore risonanza è che «la chiesa cattolica di Roma continua a non voler seguire le indicazioni che vengono dalla società civile. La crisi delle vocazioni è il sintomo più evidente di un malessere profondo delle istituzioni ecclesiastiche. Le quali hanno ridotto la fede dei sacerdoti ad un insieme di fredde norme giuridiche e di noiosa materia dottrinale. Che non trova riscontro nella cultura che è cambiata.»

  • LIBERTÀ DI SCELTA

Avere la libertà di scelta di vivere la propria vocazione, anche attraverso il matrimonio, è un’evoluzione positiva che non contrasta con il vangelo né con la chiesa delle origini. La quale non aveva il problema del celibato dei preti. La famiglia comporta dei problemi è vero, ma è anche un forte aiuto morale e psicologico al presbitero e lo allontana dalla solitudine e dalle tentazioni.

  • CHIESA LUCERNESE

La Chiesa Lucernese, dal 2003, chiede non solo l’abolizione dell’obbligo del celibato per i preti ma anche l’apertura del ministero sacerdotale alle donne. In quanto per molti cattolici svizzeri non sono più comprensibili le restrizioni della Chiesa di Roma e la posizione rigida del Vaticano danneggia l’immagine della Chiesa stessa. Precisando però che non si tratta di abolire il celibato tout court, piuttosto di valorizzarlo. Perché diventerebbe più credibile se fosse scelto volontariamente e non fosse imposto come un obbligo.

  • CACCIA ALLE STREGHE

In America, dopo i fatti noti dei preti pedofili, si è aperta una vera e propria caccia al sacerdote cattolico e alla sua istituzione. Prendendo spunto da ciò che accadde nel Milwaukee, agosto del 2003, e dalla lettera che 163 preti, appartenenti alla diocesi, scrissero al presidente della Conferenza Episcopale Usa, Mons. Wilton Gregory. Essi chiedevano che venisse rivista la legge canonica che vieta ai sacerdoti di sposarsi e di farsi portavoce presso la Santa Sede di tale richiesta.

  • INDICI DI ASCOLTO E RISARCIMENTI

Giornali, network televisivi e radiofonici americani hanno ingaggiato una guerra all’ascolto, invitando esperti che hanno partorito stranezze piene di luoghi comuni e prive di fondamento. Eppure hanno influenzato il sentire comune della gente. Infatti, sono nate società ad hoc per risarcimenti collettivi, capeggiate da avvocati più o meno famosi, che hanno fiutato immensi guadagni. Il 50% dei risarcimenti ricevuti dalle vittime è la parcella dell’avvocato.

  • CELIBATO E PEDOFILIA

Il portavoce di un’associazione di vittime dei preti pedofili così si è espresso sull’argomento davanti a milioni di spettatori: «I preti cattolici sono più inclini alla pedofilia rispetto agli altri gruppi di persone, perché è proprio lo stato di celibato dei sacerdoti che porta alla pedofilia. Il matrimonio dei preti è l’unica realtà che può sconfiggere la pedofilia. E le altre forme di deviazioni sessuale. Il celibato è infatti un’invenzione moderna della gerarchia ecclesiastica. Gli insegnamenti della Chiesa cattolica latina sulla moralità sessuale sono alquanto deficitarii. E la richiesta di celibato limita il numero di uomini come candidati per il sacerdozio e dà come risultato un alto numero di preti squilibrati».

  • ITALIA RETICENTE

In Italia, tranne per le numerose comunità che fioriscono spontanee sulla rete, la stampa, anche quella cattolica, non ha mai pubblicato alcun articolo sulla difesa del celibato ecclesiastico né contro. Ha solo riportato quanto accedeva all’estero. Di contro, il cinema è entrato prepotentemente nel dibattito, proponendo il film del regista irlandese John Deery Conspiracy of silence, ambientato in un istituto per giovani aspiranti preti irlandesi. Tra le tematiche trattate spiccano il suicidio di un prete gay e la scelta della rinuncia dell’abito talare da parte di un giovane dibattuto tra celibato e matrimonio.

  • UN PROBLEMA ESTESO

Un problema esteso, insomma. Che non elimina certo il numero consistente di sacerdoti fedeli alla promessa di castità celibataria, ma che lo rende meno compatto di quanto non si possa sospettare in base alle posizioni ufficiali del Magistero. Allora, quali le cause principali di questa crisi che colpisce il sacerdozio cattolico? Il celibato obbligatorio ha ancora oggi significato, visto la penuria di nuove vocazioni? E se sì, se cioè sacerdozio e celibato sono così indissolubili, perché il sacerdozio di alcuni riti può unirsi in matrimonio tranne quello latino?

  • TIMOTHY RADCLIFFE

In un intervista rilasciata al London Times il 16 gennaio 2004 l’ex Maestro Generale dell’Ordine Domenicano, padre Timothy Radcliffe, uomo molto apprezzato in Vaticano, dichiarava «in occidente la grande maggioranza dei preti vive il celibato con gioia ed onestà. Ma in altre culture la situazione è diversa. In Africa, ad esempio, un uomo non sposato, anche se adulto, rimane sempre un bambino per la società. Mentre in America Latina la cultura del machismo rende impossibile l’astinenza sessuale. Nelle Chiese cattoliche orientali il matrimonio ecclesiastico è lecito e legittimo. La Chiesa di Roma potrebbe perciò decidere che in diverse culture ci possa essere una differente disciplina ed estendere una diversità già esistente. Anche se resta il problema di capire in che modo accordare la visione universale e modi di viverla».

  • CELIBATO E GENEROSITÀ

Sempre padre Radcliffe nell’agosto 2013, a margine della presentazione di due suoi libri Prendi il largo (Queriniana Edizioni) e Sguardi sul cristianesimo (Emp Edizioni), in un intervista rilasciata a La Repubblica ribadiva il concetto. «Se il celibato è vissuto con generosità, è il segno di una bella vocazione. È un segno profondo di vita dedicata a Dio e al suo popolo. Se il celibato cessasse di essere la norma per i sacerdoti, si perderebbe qualcosa di meraviglioso. Ma insieme, anche un uomo sposato saprebbe dare qualcosa di bello in un modo nuovo. Sacerdoti che vivono il matrimonio e un’esperienza di genitorialità. I preti esistono per servire il popolo di Dio e quindi sarebbe opportuno chiedere a loro che tipo di sacerdoti intendono essere».

  • GIOVANNI PAOLO II

Giovanni Paolo II, ottobre 2003, rivolto ai vescovi filippini riuniti a Roma, si soffermava sul valore del celibato e della vocazione, e affermava che «il sacerdozio non è una carriera, il celibato è parte integrante della vita esteriore ed interiore di un sacerdote». L’allora papa si concentrava anche sul rischio che «il sacerdozio diventasse un mezzo per fare carriera e potersi guadagnare da vivere. Anziché una vocazione e un servizio d’amore».

DIFFERENZE TRA CHIESE

sacerdozio e celibato dei preti
Il sacerdozio non è una carriera, il celibato è parte integrante della vita esteriore ed interiore di un prete.

Non in tutta la Chiesa cattolica essere prete sposato significa violare le leggi ecclesiastiche come nella Chiesa cattolica di Roma. Nelle Chiese cattoliche orientali è lecito e legittimo. Il Vaticano II, al n. 16 del Decreto Presbyterorum Ordinis, afferma: «il celibato, sebbene risulti particolarmente confacente alla vita presbiterale di dedizione alla causa del Regno dei Cieli, non è richiesto dalla natura stessa del sacerdozio. Come dimostra la prassi della Chiesa primitiva e la tradizione delle Chiese orientali. Presso le quali, accanto ai vescovi che sono tutti celibi, esistono eccellenti presbiteri sposati».

  • PRETI SPOSATI

Nella Chiesa cattolica latina esistono comunque casi di uomini sposati che operano come sacerdoti a tutti gli effetti. Si tratta di ex pastori anglicani, o di altre denominazioni evangeliche, che hanno chiesto di aderire alla Chiesa cattolica di Roma e di ricevere il sacramento dell’Ordine. Il loro matrimonio è rimasto, ne si chiede loro la continenza, la castità. Pure nelle diocesi di diritto latino appartenenti alla Chiesa cattolica orientale ci sono preti sposati, Lungo in Calabria e Piana degli Albanesi in Sicilia.

  • I NUOVI KEISHI

Stefano Sodano, autore del libro Keishi. Preti sposati nel diritto canonico orientale (Puzzo Ed. Trieste), ha indagato sulla differenza canonica tra la Chiesa di Roma e le Chiese cattoliche orientali. Notando che «le differenze di un tempo si sono assottigliate, ciò che permane è l’approccio al diritto. Nella Chiesa di rito latino, Roma, prevale ancora l’aut aut, che tutto informa e plasma tutta la cultura. La Chiesa orientale invece continua ad avere come paradigma di riferimento l’et et, che non esclude ma combina insieme».

  • BARTOLOMEO I

Il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha recentemente affermato: «il celibato abbracciato come scelta è un grande dono di Dio. Dilatare il proprio cuore fino a considerare ciascuno come propria carne, come proprio sposo, propria sposa, è una dimensione di sconvolgente bellezza. È ciò che fa, e ha fatto, il monachesimo cristiano in tutte le latitudini. Se però il celibato è soltanto obbedienza di tipo giuridico ad una norma canonica, allora manifesterà inevitabilmente i segni di una menomazione esistenziale”.

  • IEROMONACO

La menomazione esistenziale avrà terribili ricadute di ordine psicologico, sociologico e pastorale. Proprio in quest’ottica le Chiese orientali ci presentano una duplice figura di presbitero. Lo ieromonaco, il prete monaco, il prete celibe, che ha compiuto appunto “un’opzione” monastica. E il prete sposato che ha intrapreso un’altra strada. In Oriente non c’è polemica sulla compresenza di queste due figure sacerdotali. E non c’è crisi di vocazioni o di altro.

PRETI E CELIBATO, LE RADICI DELLA POLEMICA

preti sposati
Preti sposati, il tema ritorna ciclicamente alla ribalta mediatica.

Le radici della disputa hanno una semina lontana, già nel I secolo d.C. le prime avvisaglie cominciarono a comparire nelle comunità delle chiese che avevano una forte influenza della cultura greca. Soprattutto quelle di area mediterranea. La disparità di vedute, che in realtà esprimevano modi opposti di concepire il cristianesimo, iniziò a contrapporre i fedeli tra i fautori della sessualità e i fautori del corpo.

  • VISIONE SPIRITUALISTICA

Accanto ad una visione tradizionalistica, fondata sulla continuità dello spirito biblico e quindi di cultura ebraica, quella in cui aveva operato Gesù per intenderci, se ne andò sviluppando una più spiritualistica. Questa aveva al suo interno una forte componente antisessuale di origine pitagorica e platonica, fondata sulla contrapposizione anima/corpo.

  • ARISTOTELE

Quella collegata alla vita sessuale era accusata di avere un’influenza nefasta e dannosa alla ricerca della verità. Per la maggior parte dei pensatori Greci, la sessualità era il principale nemico della padronanza di sé. Già Aristotele, nel suo Protretpico, utilizzato anche da Cicerone, aveva esplicitato una convinzione sottesa da tutta la cultura spiritualistica del tempo: «il piacere sessuale al suo apice coincide con la morte temporale dell’anima». La svalutazione dell’attività sessuale e la negazione del piacere erano ormai un carattere ben definito della cultura del tempo.

  • GLI STOICI

Per gli stoici l’atto matrimoniale si giustifica solo come procreativo, questa riserva era stata accettata entusiasticamente dal filosofo ebreo Filone di Alessandria già prima dei cristiani. In tale contesto era comprensibile anche la condanna degli sposati. L’ideale della castità era etimologicamente collegato alla castrazione. Non sorprende quindi che in molti riti sacri fossero presenti come celebranti degli eunuchi.

  • GLI EUNUCHI DI DIO

Questi, con la loro mutilazione, dimostravano l’entusiasmo religioso e l’irreversibilità della loro dedizione al servizio divino. Anche tra i primi cristiani circolava questo modo di intendere la devozione. L’apologeta Giustino non esitò a presentare, come testimonianza dell’elevatezza morale dei suoi confratelli, il tentativo fallito di un giovane cristiano a farsi evirare da un chirurgo. Non tutte le correnti filosofiche del tempo erano però così ostili alla sessualità, ma lo erano fortemente nei riguardi dell’istituto matrimoniale e familiare.

  • CORRENTI FILOSOFICHE

Il matrimonio era considerato un ostacolo alla riflessione e alla pratica filosofica. La forma più radicale dell’ideologia antimatrimoniale fu quella dei filosofi cinici, secondo cui una vita dedicata alla predicazione e alla conversione dell’umanità comportava la rinuncia ad avere una propria famiglia. Tale ideologia ebbe una vasta diffusione tra gli ebrei ellenici, come dimostra Paolo nella citazione in I Corinti 7,32-34. In particola modo nell’interpretazione dell’antisessualismo essenico in Filone.

  • L’EREDITÀ VETEROTESTAMENTARIA

L’eredità veterotestamentaria dovette fare i conti con fortissime infiltrazioni di ellenismo e talvolta scendere a patti con i suoi contributi nella formazione dell’idea stessa della rinascita cristiana. Il messaggio della chiesa si proponeva di liberare gli uomini dalle conseguenza della caduta, cioè dalla perdita dello Spirito, e dalla condanna alla morte, per mezzo dell’unione con Cristo, il nuovo Adamo.

  • SECONDA CREAZIONE

In questo contesto, la chiesa poteva gloriarsi di restaurare la natura umana. E visto che questa azione poteva dirsi metaforicamente una seconda creazione, equivalente alla prima descritta nella Genesi in cui Dio aveva dichiarato l’innocenza del mondo creato, non si poteva ammettere la permanenza di una zona oscura ed irredenta nell’anima e nel corpo dei convertiti.

  • IL CENTRO DELLA SPIRITUALITÀ

Il centro della spiritualità della chiesa antica era la solenne iniziazione battesimale, scandita da atti carichi di simboli. Denudamento, immersione totale nelle acque, rivestimento con una veste nuova e candida. In questo modo, si aveva la certezza di essere delle nuove creature, liberate dal dominio del male. Questa fede delle origini, che prometteva la morte della vecchia personalità del peccatore e la rinascita di una persona nuova e santa, fu definita cristianesimo della discontinuità.

  • LA FEDE DELLE ORIGINI

C’erano moltissimi credenti ai quali la discontinuità di vita da solo non bastava. La rinascita non doveva avere un carattere puramente escatologico o metaforico. Al contrario, doveva comportare una reale e attuale trasformazione dell’essere umano. Un cambiamento di natura. La teoria della doppia creazione dell’uomo ebbe presto una vasta eco.

  • LA DOPPIA CREAZIONE

Popolare negli ambienti giudaico-ellenistici, affermava che la natura originaria dell’uomo, prima della caduta, era priva della differenziazione sessuale. Anche Paolo ne fa cenno in Galati 3,28 e se ne trovano tracce fino al IV secolo d.C. Lo stesso Cristo, poiché archetipo dell’uomo nuovo, era considerato privo della sessualità.

  • ORTODOSSIA TRADIZIONALISTICA

Tale visione però non poteva trovare riscontro all’interno dell’ortodossia tradizionalistica. Che constatava il perdurare nell’uomo rigenerato anche degli impulsi fisici e psicologici della natura sessuale. E rimandava alla dimensione escatologica l’avvento dell’umanità asessuata e spirituale (Mc. 12,25). Le correnti antitradizionalistiche della chiesa, area mediterranea, convinte della permanenza delle realtà dei dualismi e delle opposizioni, scelsero la visione gnostica di un dualismo ontologico tra carne e spirito. Che continuava dopo il battesimo e doveva essere risolto da una radicale ascesi.

  • CORRENTI ASCETICHE

L’affermazione dell’ascetismo all’interno della Chiesa cattolica latina portò subito delle conseguenze sulla normativa del clero. La scelta tra l’astinenza e il matrimonio lasciata alla personale decisione dei chierici e dei laici fu abolita. E si consigliò l’imperativo di non sposarsi per il sacerdote celibatario. Come una delle tante manifestazioni di quel principio dell’apatheia, assenza di passioni perturbatrici. Il matrimonio entrava in quest’ottica perché, con la sua passione amorosa, si contrapponeva all’amore spirituale, che interdiceva l’esperienza delle passioni.

  • LA TEOLOGIA DI ORIGINE

L’evento decisivo dell’affermazione dello spiritualismo in tutti i campi della vita cristiana fu il successo della teologia di Origene. Per il quale il matrimonio, e la conseguente attività procreatrice, era un allontanamento da Dio. Una caduta ulteriore dell’anima nella materia e rendeva il cristiano inabile ad usare i sensi spirituali nell’incontro col divino. La necessità dell’ascesi venne fortemente caldeggiata da alcuni vescovi già nel II secolo come la via del perfetto cristianesimo.

  • DISCIPLINA ECCLESIATICA

La disciplina ecclesiastica, risultante dopo gli apporti spiritualistici e ritualistici alla fine del III secolo e agli inizi del IV, era sempre più di carattere bipolare. Da una parte, c’era il primitivo fondo biblico-evangelico, che non rivolgeva contestazioni alla relazione dei candidati coniugati al sacerdozio, area orientale. Dall’altra, l’instaurazione di un codice sacrale sempre più complesso, motivato dall’allungamento del calendario liturgico e dai tempi richiesti alle donne per purificarsi dai loro cicli, restringeva sensibilmente la vita sessuale dei preti sposati, area mediterranea.

  • CONCILIO DI ELVIRA

Di questo periodo è il Concilio di Elvira in Spagna del 300, che al Can. 33 dice: “si è deciso complessivamente il seguente divieto ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, come a tutti i chierici che esercitano un ministero: si astengano dalle loro mogli e non generino figli. Chi lo avrà fatto, dovrà essere allontanato dallo stato clericale”.

  • CONCILIO DI NICEA

Il Concilio di Nicea del 325 introdusse la regola di proibire ai preti di sposarsi dopo l’ordinazione. E cercò di convincere al contempo quelli già sposati a lasciare le proprie mogli. Questa esortazione-regola non passò, perché buona parte del clero era sposato.

  • LOTTE INTESTINE

Nei secoli successivi, i numerosi fautori dell’astinenza sessuale, dentro e fuori l’ortodossia, non demorsero e cercarono di far accettare l’astinenza ai preti sposati in tutti i modi. Anche attraverso sotterfugi. Fu infatti incrementata l’attività liturgica e sacramentale, soprattutto nelle città sedi vescovili e nei luoghi di pellegrinaggio. Qui si introdusse il modello liturgico del tempio ebraico, che richiedeva un sacrificio e un’offerta quotidiana.

  • VEGLIE NOTTURNE

Nel IV secolo divenne perciò consuetudine tenere quotidianamente nelle chiese cattedrali la veglia notturna di preghiera che iniziava a mezzanotte, ciò chiaramente portava il presbitero a stare sempre più lontano dalla famiglia e dall’astenersi dai rapporti sessuali. La prassi orientale invece permise al clero di non far coincidere l’intero tempo del sacerdozio con il tempo del clero.

  • DECLINO SPIRITUALE

In occidente, le prescrizioni sempre più esigenti del sacro (Concilio di Toledo del 400, Can. 5) praticamente coprivano buona parte dell’anno solare. Il divieto di avere una vita sessuale durante tale tempo, portò a un lento ma inesorabile abbandono dei laici nella partecipazione alla vita delle comunità. E un declino spirituale nei sacerdoti sposati o celibi. I quali, per non vedersi preclusa la carriera ecclesiastica, iniziarono a trovare nuovi modi di vivere la vita di coppia: il matrimonio bianco e l’unione concubinaria.

  • CONCUBINATO

Nel V secolo molti aspiranti al sacerdozio, sapendo che avrebbero dovuto separarsi dalle famiglie dopo l’ordinazione, preferirono una soluzione ai margini della legalità: l’unione concubinaria. Essa era un escamotage per salvare sia la carriera ecclesiastica sia la famiglia. Consisteva in un unione privata tra l’uomo e la donna riconosciuta dalle leggi. Le quali però impedivano ai figli nati da questo rapporto di ereditare.

  • ESCAMOTAGE SALVA CARRIERE

La chiesa non escludeva dai sacramenti i concubini, purché basassero il loro rapporto sulla fedeltà e l’indissolubilità. I chierici si rivolsero in massa verso questo legame che lo Stato proteggeva e la Chiesa non perseguitava. Il concubinato permetteva anche l’inosservanza dell’obbligo della castità.

  • MATRIMONIO BIANCO

Il matrimonio bianco permetteva agli uomini sposati di poter fare parte del clero, esserne anche la maggioranza, ma non avrebbero potuto più avere rapporti sessuali con le proprie mogli. Il maggiore sostenitore di questo nuovo uso del matrimonio fu il vescovo di Roma Silicio alla fine del IV secolo. La nuova disciplina si affermò velocemente in tutto il mondo latino. E lo differenziò maggiormente da quello orientale. Rimasto fedele ai modelli non modificati del III secolo. L’unico punto di coesione era il celibato dei vescovi e della gerarchia ecclesiastica.

  • NEPOTISMO

Presto però anche queste forme di unione vennero combattute dalla Chiesa cattolica latina in quanto la maggior parte dei preti che si proclamava celibe non lo era affatto, e viveva in maniera spensieratamente libertina. Le cariche ecclesiastiche divennero quasi ereditarie, tanto che un buon numero di papi e di vescovi erano figli di preti: Bonifacio I, Gelasio, Agapito, Silverio, Teodoro. La Chiesa latina si trovò perciò ad affrontare non solo il problema del nepotismo ma anche quello del progressivo imbarbarimento del clero.

  • FEUDO ECCLESIASTICO

Il sacerdozio era diventato un mestiere e molti preti che avevano dei figli, dovendogli garantire un futuro benessere terreno, li eressero a gestori del ricco patrimonio ecclesiastico appartenente alla chiesa locale. In Occidente infatti le proprietà, i feudi ecclesiastici e le stesse chiese erano passati sotto il controllo dei laici sotto forma di benefici. Il fenomeno era iniziato verso il VII secolo e si era ampliato e universalizzato col diffondersi del feudalesimo.

  • CLERO E CONGREGAZIONI RELIGIOSE

Il clero e le congregazioni religiose, in un’epoca di disordine e di pericolo, avevano compiuto un atto di dedizione al potente del luogo in cambio della sua protezione. In questo modo le proprietà delle chiese locali, che avevano già la tendenza a separarsi dall’amministrazione del vescovo, furono di fatto privatizzate. Il laico finanziatore della singola chiesa e i suoi eredi divennero titolari della proprietà, cioè del beneficio, che amministravano a loro piacimento e di cui si dividevano con i sacerdoti da loro nominati i proventi: terreni, censi, offerte dei fedeli.

  • IL SISTEMA DI INVESTITURE

Il matrimonio del clero fu perciò visto come il più grave pericolo per l’integrità del patrimonio ecclesiastico, secondo solo di importanza all’ingerenza laica: i sacerdoti con famiglia non solo tendevano inevitabilmente a essere conniventi con il sistema di investiture laiche, perché ne ricevevano in cambio la sicurezza di parte dei proventi e della successione nella carica di un loro figlio, ma sarebbero stati anche i veri e diretti beneficiari di una eventuale scomparsa del patronato laicale, essendo il bene ecclesiastico ormai separato irreversibilmente dal patrimonio vescovile.

  • BRUNONE DI TOUL

Nella seconda metà del XI secolo il celibato degli ecclesiastici era diventato una bandiera, un ideale che qualificava una nuova concezione della Chiesa latina. Nel 1048, nominato papa Brunone di Toul col nome di Leone IX, iniziò quella che verrà chiamata la riforma gregoriana. Il programma dei riformatori canossiani, portato al successo in seguito da papa Gregorio VII, aveva tre punti qualificanti la creazione di un clero celibatario, che avrebbe dovuto mettere fine all’aperta e permanente violazione della sostanza e dello spirito delle leggi ecclesiastiche latine da parte dei chierici ufficialmente sposati e dei concubinari.

  • I NICOLAITI

Il clero con famiglia venne considerato immorale e bollato come nicolaita – nel medioevo latino tutti gli oppositori al celibato erano definiti nicolaiti, facendoli derivare dal diacono Nicola di Atti 6,5 al quale erano arbitrariamente attribuiti idee e comportamenti amorali, estremizzanti le idee dell’apostolo Paolo sulla libertà del cristianesimo -, ma soprattutto fu sentito come un pericolo per la sopravvivenza della Chiesa e per la sua natura di non ereditarietà della sua gerarchia.

  • PIER DAMIANI

L’opera di moralizzazione del clero era iniziata, e a nulla valsero le proteste dei numerosi sacerdoti ancora sposati nell’XI secolo. Uno dei principali artefici della necessità di moralizzazione del clero fu il vescovo Pier Damiani, che con il suo libro Liber Gomorrhianus contro il clero fornicatore e sodomita, segnò lo spartiacque tra la promiscuità e la definitiva disciplina del celibato.

  • I CONCILI LATERANENSI

I concili Laterano I del 1123 e Laterano II del 1139 confermarono la linea intrapresa ed espressero ulteriori severe misure contro coloro che contravvenivano la disciplina del celibato. Il Laterano II, al can. 7, cita esplicitamente che “il matrimonio dei preti viene assolutamente vietato e considerato invalido”.

  • CONCILIO DI TRENTO

Il Concilio di Trento del 1545 pose fine agli attacchi degli ultimi riformatori del celibato ed esso fu istituito ufficialmente. Però solo nel 1917 fu incluso formalmente nel Diritto canonico. Paolo VI, 1967, con l’enciclica Sacerdotalis caelibatus, annullò definitivamente la possibilità che la legge sul celibato potesse essere abolita in parte o del tutto.

PRETI, CRISI DI IDENTITÀ

preti sposati, sì o no?
Molti sacerdoti si domandano chi sono io?, e la risposta spesso non è facile da trovare.

La crisi presbiterale ha più di una radice, prima fra tutte una crisi di identità. Molti sacerdoti si domandano chi sono io? Ma la risposta spesso non è facile da trovare. Prima del Concilio Vaticano II il sacerdote aveva una sua chiara identità. Era una persona sacra, un uomo di culto con un suo status ben definito e un conseguente rispetto dovuto alla sua ordinazione. Questa identità fu messa in discussione dal Concilio.

  • RISCOPERTA DEL SACERDOZIO

E se da un lato c’è stata la riscoperta del sacerdozio comune di tutto il popolo di Dio, dell’universale chiamata alla santità, del matrimonio come vocazione santa. Dall’altro, si è cominciato a vedere il sacerdozio soprattutto in termini di servizio e di leadership. Molti sacerdoti erano e sono entusiasti di questa nuova realtà. Perché li ha liberati da un soffocante clericalismo e li ha aperti ad una concretezza evangelica più simile a quella di Cristo.

  • ENTUSIASMO POSTCONCILIARE

Ma l’entusiasmo postconciliare si è scontrato presto con un mondo secolarizzato. Con la costante diminuzione della pratica religiosa e la sempre più crescente individualizzazione dell’uomo. Lo stile di vita che viene richiesto ai sacerdoti, e la spiritualità che si esige da loro, ha generato una crisi di funzioni. La quale li ha portati ad una solitudine affettiva, intima e sessuale. Oltre che a una naturale tensione e stanchezza psicofisica. Dovuta allo stress pastorale e allo scoraggiamento per gli scarsi risultati ottenuti nel cercare un’adeguata via per evangelizzare il mondo moderno.

  • PAPA FRANCESCO

Nel suo ultimo Venerdì della misericordia, alla fine dell’anno santo, papa Francesco è andato a trovare alcune famiglie di preti sposati. Le ha incontrate in un appartamento di Ponte di Nona, alla periferia nord di Roma, ha spiegato una nota del Vaticano. La nota precisa inoltre i motivi che hanno portato i preti alla decisione di abbandonare il ministero: “Dopo diversi anni dedicati al ministero sacerdotale svolto nelle parrocchie, è accaduto che la solitudine, l’incomprensione, la stanchezza per il grande impegno di responsabilità pastorale hanno messo in crisi la scelta iniziale del sacerdozio”.

  • SOLITUDINE INTERIORE

La solitudine, il mare di sofferenze interiori patite dagli uomini e dalle donne che a tutti i costi vogliono rimanere fedeli ad una promessa giovanile: la castità. Sofferenze che provocano nevrosi e psicopatie. E che Eugen Drewermann, ex sacerdote cattolico e psicanalista, ha ben spiegato nel libro I funzionari di Dio. Psicodramma di un ideale (Ed. Raetia, Bolzano).

  • I DISAGIATI

Leonardo Boff, esponente della teologia della liberazione, – ex sacerdote, ora convivente con una donna impegnata nelle battaglie ecologiste -, nonché amico di papa Bergoglio, di recente rispondendo a una domanda sui sacerdoti disagiati e pedofili, ha dichiarato che “non c’è assolutamente prova che i preti cattolici latini siano dei disagiati o più inclini ad abusare di bambini rispetto ad altri gruppi umani. Qualsiasi altra professione o istituzione, in cui gli adulti hanno una posizione di autorità o controllo nei confronti dei bambini, è soggetta a questo abominio. La pedofilia è abominevole e va punita severamente”.

  • BUGIE E VERITÀ

Sulla scia dell’attuale crisi della Chiesa cattolica latina, altre denominazioni religiose e istituzioni non religiose hanno ammesso di avere dei problemi simili, sia con la pedofilia sia con l’efebofolia tra le file del loro clero. Il celibato non comporta alcuna relazione causale nei confronti di un qualsiasi tipo di inclinazione sessuale deviante. Alcune persone, compresi alcuni cattolici del dissenso, stanno sfruttando la crisi per attirare attenzione su questioni di loro interesse.

  • INTERESSI DI PARTE

Si domanda il matrimonio del clero cattolico in risposta allo scandalo come se il matrimonio riuscisse ad impedire agli uomini di nuocere ai bambini. Un clero sposato non risolverebbe il problema. C’è un modo semplice di trasformare la bugia in verità: basta ripeterla molte volte. Ed è ciò che sta accadendo intorno alla figura del sacerdote ed alla sua istituzione.

  • TIRA UNA BRUTTA ARIA

Don Antonio Mazzi, in Le parole di papa Francesco che stanno cambiando il mondo, Cairo Editore, ha scritto a fine libro una lettera al papa. Nella quale dice “tira un’aria secondo la quale i problemi della Chiesa finiscono il giorno in cui si sposeranno i preti e i divorziati potranno accostarsi ai sacramenti. Questi due miracoli o salveranno o affonderanno la Chiesa. Per cui, nel Sinodo, vincerà o perderà chi risponderà un sì o un no ad ambedue le mirabolanti novità. La stampa, deviante e superficiale come sempre, sottolinea all’infinito questo equivoco. Con soddisfazioni economiche e ideologiche sia degli uni che degli altri”.

  • RIFIUTI UMANI

Don Antonio Mazzi sottolinea anche che: il coltivare e custodire non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. Noi stiamo vivendo un momento di crisi. Lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo, c’è una grande urgenza di ecologia umana. Le persone vengono scartate come se fossero rifiuti.

  • FEDE O MESTIERE

La domanda rimane: si crede ancora alla fede come dono o, come afferma il papa, alla fede come mestiere? Vittorio Moretto, in Il celibato dei preti. Una sfida sempre aperta, Ed. Elledici eVelar, ha dichiarato: «Ciascuno di noi ha bisogno di un genere di vita che realmente offra vita. Di vivere pregustando una vita migliore. Contrariamente, saremo sopraffatti dalle sofferenze del nostro tempo e soccomberemmo alla cultura della banalità. La dignità più grande degli esseri umani è di essere chiamati a giocare con Dio per l’eternità. La santità del sacerdozio deve irradiare questa gioia»

  • CRISI DI VOCAZIONI

La crisi delle vocazioni non dipende dal matrimonio quindi, ma sempre dalla fede. Quando non c’è fede, non ci sono né vocazioni, né preti sposati o non sposati. Non c’è nulla, se non un profondo vuoto che si cerca di colmare con panacee più o meno soddisfacenti. Se c’è fede, tutti devono poter accedere al sacerdozio ministeriale con gli stessi impegni e possibilità. La serenità personale, la realizzazione intima e cristiana deve essere al primo posto, non la discriminante sociale.

  • EVANGELIZZAZIONE

Credo che occorra evangelizzare la cultura e le culture dell’uomo nel senso ricco ed esteso. Non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale. In profondità fino alle radici. Partendo sempre dalla persona e tornando ai rapporti delle persone tra loro e con Dio. (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 1975).

  • VANGELO E CULTURE UMANE

L’evangelizzazione non si identifica solo con la cultura, anzi è indipendente da tutte le culture. Tuttavia il regno, che il vangelo annuncia, è vissuto da uomini profondamente legati ad una cultura. E la costruzione del regno non può avvalersi solo degli elementi della cultura e delle culture umane.

  • ROTTURA VANGELO E CULTURA

«La rottura tra vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca. Occorre quindi fare tutti gli sforzi in vista di una evangelizzazione della cultura e delle culture. Non può esserci una vera promozione della dignità dell’uomo, se non nel rispetto dell’ordine essenziale della sua natura. Certo, molte esigenze e condizioni concrete della vita umana sono mutate e muteranno ancora. Così come elementi e relazioni, ma ogni evoluzione dovrà concorrere al pieno sviluppo e alla santificazione dell’uomo» (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 1975).

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