Dossier Giuda: dannato per sempre


Giuda, il discepolo amato

GIUDA VERITÀ O FANTASIA STORICA

Giuda detto l’Iscariota è senza dubbio la figura più enigmatica e controversa del Nuovo Testamento. La sua storia, così come emerge dai Vangeli, presenta molti misteri e lati oscuri che fanno di lui un personaggio problematico e complesso. Carpirne l’oscura vastità della personalità è un’avventura affascinante che invade, e ha invaso, la mente e lo spirito di teologi, filosofi, letterati, scultori, pittori e cultori delle religioni, già dai primi scritti degli evangelisti.

  • LE TEORIE SU GIUDA ISCARIOTA

Teorie, commenti, scritti, hanno caratterizzato il corso dei secoli nel disperato tentativo di spiegare il perché di un gesto, il tradimento di Gesù, che ha cambiato la storia della religione cristiana. La straordinarietà del personaggio continua a stimolare l’intelletto di molti. Tutti sanno perfettamente chi è Giuda l’Iscariota, anche se non conoscono i Vangeli. Sei proprio un Giuda!, è diventato sinonimo di tradimento, di persona poco affidabile e pronta a pugnalarti alle spalle.

  • I CANAITI

Di ammiratori di Giuda detto l’Iscariota si ha notizia sin dal II secolo d.C.: i cainiti, seguaci di Caino, ritenevano che il tradimento facesse parte di un provvidenziale piano divino. Per cui la colpevolezza dell’apostolo andava molto ridimensionata in quanto intravedevano nella frase sibillina di Gesù, pronunciata durante l’ultima cena: quello che devi fare fallo preso, un vero è proprio invito al tradimento. Questa tesi, nel corso dei secoli, ha trovato un vasto numero di sostenitori ed ha ammaliato diversi scrittori e poeti, tra cui: J.L. Borges, Finzioni; G. Berto, La passione secondo noi stessi e La gloria; F. Ulivi, Trenta denari.

  • L’ESTREMISTA POLITICO GIUDA ISCARIOTA

Altra ipotesi, che ha visto il suo apice per mezzo di H.E.G. Paulus con la famosa Vita di Gesù, è quella con la quale si cerca di spiegare il motivo del tradimento, e di conseguenza l’omertà e le falsificazioni dei vangeli, attraverso l’estremismo politico che caratterizzava l’apostolo della Giudea. Di questa opinione sono: S. Brandon, Gesù e gli zeloti; D. Rops, La vita quotidiana in Palestina ai tempi di Gesù; O. Cullmann, Dictionnaire Encyclopédique de la Bible.

  • REALTÀ O FINZIONE

Ma chi era veramente Giuda detto l’Iscariota? È esistito davvero? Quali ragioni lo avrebbero indotto a tradire Gesù: il denaro o, come narrano i vangeli, perché Satana entrò in lui? I biblisti sono piuttosto concordi nel constatare che la figura di Giuda è così scomoda e imbarazzante che il Cristianesimo delle origini non avrebbe avuto nessun valido motivo per inventarla. Ma c’è anche chi sostiene che nell’ambito di una narrazione mitologica, una figura oscura e malvagia che facesse da contraltare negativo a Gesù, fosse assolutamente necessaria. Addirittura creata ad arte dagli evangelisti per giustificare l’arresto di Gesù e la conseguente condanna a morte.

  • TERRENO FERTILE

Entrambe le tesi trovano terreno fertile. Ma per poterle comprendere e connetterle tra di loro, bisogna partire dall’inizio; dal tempo in cui i fatti si sono svolti, dalla cultura del periodo e dai retaggi storici personali che hanno caratterizzato la formazione individuale dei protagonisti. Anche se, come non è possibile scrivere una vita di Gesù, cioè una storia in senso stretto, utilizzando il Nuovo Testamento come fonte di cronaca, così non è possibile scrivere una vita di Giuda detto l’Iscariota, servendosi delle stesse fonti.

  • DIMENSIONE LETTERARIA DI GIUDA ISCARIOTA

Il personaggio Giuda può essere colto solo nella sua dimensione letteraria e, all’interno di essa, nella sua funzione teologica che Vangeli ed Atti gli conferiscono. Il Giuda dei Vangeli è solo una figura letteraria attraverso la quale gli evangelisti hanno trasmesso una rivelazione che sarà evidente a chi non si lascerà imprigionare dai soli fatti, ma in essi cercherà il messaggio nascosto. Mancando una documentazione valida degli eventi e dei soggetti delle azioni, non è possibile giungere a conclusioni certe da tenere ferme ed incontrovertibili in un successivo momento di meditazione religiosa. Ultimamente è stato ritrovato anche un Vangelo di Giuda.

  • LA TEOLOGIA

A livello teologico, i singoli eventi, come tradimento, consegna, rinnegamento, perdono la loro autonomia per fondersi insieme al fine di costruire un evento unico e di natura cosmica. Il rifiuto del Cristo dopo la chiamata ad esercitare un ministero nella Chiesa, chiamata rivolta proprio a chi avversò l’azione del Cristo. In questa ottica Simone, Giuda e Saulo si fondono per delineare una figura dal forte valore profetico: quella dell’Avversario, dell’Anticristo. Al tempo stesso però, delineano a chiare lettere la vittoria finale del Cristo: tutti siederanno alla sua mensa (Mt. 8,11; Lc. 13,29).

  • ATTENTA VERIFICA

Questo è il punto che va attentamente verificato. Perché non è solo intrigante sul piano teologico ma ancora più importante sul piano sostanziale della fede. In quanto riguarda l’onnipotenza del Cristo e l’inesauribilità del suo piano redentivo. Analizzare congiuntamente Giuda e Simone, serve a colmare quell’abisso che nella credenza popolare inesorabilmente li divide. E permette di verificare l’ipotesi secondo cui la figura di Giuda ha anch’essa una uscita positiva, che nel IV Vangelo assume sembianze tutto nuove.

  • PECCATO ORIGINALE

Nel discorso su Giuda detto l’Iscariota la letteratura ricalca una lettura del peccato originale. Come ad Adamo si è accreditata la capacità e la forza di sfidare Dio, paralizzandone l’azione creativa; così si è riconosciuto a Giuda il potere di mitizzarsi rispetto alla redenzione attuata dal Cristo-Gesù. Una veduta delle cose che, sotto l’irreparabile condanna a Giuda, nasconde un lucifero orgoglio umano. In pratica, l’uomo uscirà pure sconfitto dalla sua lotta oppositiva a Dio, ma anche Dio dovrà ammettere di essere stato fermato e di non aver vinto. È questa una corretta teologia, o giusta idea, del personaggio Giuda?

  • AMANTE DEI SOLDI

Mi sembra proprio di no. Non condivido la tesi, e quindi la conseguente letteratura, di un Giuda amante dei quattrini. Il quale poi, da sprovveduto, si priva della gallina dalle uova d’oro per un pugno di monete. Come non condivido le letture che lo disegnano quale vittima innocente di uno strano piano del Cristo. O quelle che lo disegnano come uomo libero che si ribella a un divenire che egli non ha concorso a disegnare; oppure quelle che lo identificano un ribelle che non si lascia catturare dall’azione captante del Dio incarnato e decide di essere per sé. Tesi rispettabilissime, certo; ma deviano dal corretto messaggio teologico che gli evangelisti hanno legato a questo personaggio.

  • PERFIDI GIUDEI

Considerazioni che presuppongono la responsabilità del deicidio di un singolo e piccolo uomo, e fanno guadagnare a lui e alla sua tribù la qualifica di perfidi giudei. Tanto falsa e inconsistente storicamente, quanto ammissibile se circoscritta alla metafora teologica in un determinato e limitato profilo, in cui sono perfidi anche Pilato e gli Apostoli. La credenza per identificare in Giuda colui che, tradendone la fiducia, vendette il suo Dio, e perciò dannato per sempre, si motiva su singoli ed erronei giudizi negativi che gli vengono attribuiti, rivolti a personaggi anonimi o individuati solo indirettamente. A chi va riferita l’espressione guai a quell’uomo dal quale è consegnato (Lc. 22,22), resa più complessa in Mt. 26,24 e Mc. 14,21 con l’aggiunta meglio per lui non fosse mai nato?

  • CONDANNA PER CONSENSO

Per tacito consenso questo irrevocabile e totalizzante giudizio storico è ricaduto solo su Giuda detto l’Iscariota, lasciando fuori Pilato, Simone, gli apostoli, che pure potevano fare qualcosa, e i Sommi Sacerdoti che avevano organizzato tutto il piano. Nessuno prende in considerazione che Giuda, come gli altri apostoli, non aveva chiara la dimensione divina di Gesù. Per i discepoli egli era solamente un Rabbi, cioè un Maestro di Verità. Solo dopo la resurrezione, Tommaso compie un passo avanti e lo qualifica Signore mio, Dio mio (Gv. 20,28). Quindi, Giuda, avrebbe tradito un amico e non il Dio incarnato. A torto o a ragione, nella credenza popolare, Giuda resta comunque l’unico abitante dell’inferno, mentre Simone divenuto Pietro diventa santo e lo stesso Pilato si guadagnò questa fama.

  • GIUDA E SIMONE

A prescindere da dove abiti, ciò che conta ed interessa è il Giuda personaggio letterario dei Vangeli e degli Atti. Egli è il primo segmento del ministero sacerdotale che, partendo dall’uomo, si espande nella infinità di Dio. Ma in quanto si origina nell’uomo, essa ha i connotati del peccato, del rifiuto. Però, via via che si proietta in avanti, in Dio, diventa sempre più anonimo di sé e nominato di Dio. Perché si tramuta in ministero ciò che Dio ha in sé e al tempo stesso lo si coglie come meta infinita. Nel punto in cui questa teologia si origina, nessuno può vantarsi di essere buono. In questo punto, tutti sono soggiogati dalla morte che regna nel mondo e tutti sono bisognosi di una lavanda dei piedi che redima. Giuda non è peggiore né migliore degli altri, perciò gli evangelisti, volendo rivelare questo mistero di grazia redentiva, lo presentano unito a Simone. Ed attestano che ad entrambi, peccatori com’erano, Gesù dona due ruoli fondamentali nella nascente Chiesa: quello di sacerdote eucaristico che la costruisce, Giuda, e quello di principio di unità, cioè di pastore universale, Simone-Pietro.

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waylonguillen

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