Discepolo amato da Gesù

Dossier Giuda: il discepolo amato

Cristianesimo

GIUDA E SIMONE

Nel Nuovo Testamento Giuda, Simone e tanti altri non hanno una loro storia personale antecedente la chiamata: potremmo dire che sono ricchi solo del loro nome personale. Ma se gli evangelisti li vollero evocare solo per nome, quest’ultimo, analizzato adeguatamente, probabilmente rivelerà una specifica teologia. Simone e Giuda sono nomi che indicano non solamente persone fisiche, ma anche le due tribù che formavano il Regno di Giuda.

  • REGNO DI GIUDA

Il Regno di Giuda, nato dalla divisione di quello salomonico, si vantava di essere l’unico depositario dell’elezione divina ed era orgoglioso del proprio Tempio. Che autenticava come unico luogo della presenza di Dio, sebbene ve ne fossero altri. L’altro regno, nato da quella scissione, denominato Israele, era formato dalle restanti dieci tribù ed occupava in pratica la Samaria e veniva considerato come patria dei Gentili. Saldati insieme, i due nomi, cioè Simone e Giuda, travalicano la dimensione personale e costituiscono la metafora del Regno di Giuda, di quel popolo eletto che, nel racconto evangelico, si pone come autentico protagonista dell’evento Gesù.

  • METAFORA BIBLICA

Nella metafora biblica, il Regno di Giuda, e in particolare l’omonima tribù egemone, si identifica con popolo eletto. Gruppo scelto da Dio per attuare il suo piano di ricostruzione del mondo lacerato dal peccato originale. Il gruppo giudaico di Gerusalemme considerava questa funzione simbolica, come un vero e proprio privilegio razziale che andava espresso nella dimensione della storia. In altre parole, essi e solo essi erano gli eletti di Dio e quindi meritevoli di una posizione di privilegio. I nomi Giuda e Simone, quali identificativi delle due tribù elette, nascondono nelle rispettive sequenze fonetiche delle precise indicazioni teologiche.

  • PASSATO ARTICOLATO

Questo articolato passato, sintetizzato nei Nomi, viene utilizzato dagli evangelisti come algoritmo metaforico per esporre la loro teologia dell’evento Cristo. Quando Gesù vuole rivelare che l’elezione divina equivale all’impegno del più forte a servire il più debole, opera proprio su questi per costruire un segno ben chiaro e visibile. Gesù infatti inverte l’ordine di importanza esistente all’interno del Regno di Giuda. La situazione era questa: Giuda era la tribù più popolosa e forte e da sola dava nome a tutto il regno; Simone era poco numerosa e per nulla potente e rimaneva anonima all’interno di quel regno. Con la sua investitura Gesù decide che chi era praticamente innominato, Simone, avrebbe avuto un nome autorevole, Pietro, mentre colui che aveva un nome, Giuda, lo avrebbe perduto.

Regno di Giuda
I territori delle 12 Tribù di Israele.
  • GIUDA

In tal modo Giuda, che pure era depositario delle borsa della ricchezza (Gv. 13,29), cioè delle verità di Gesù, diventerà anonimo discepolo amato. Mentre l’anonimo e piccolo Simone godrà del nome di roccia. Nell’economia instaurata dal Cristo, la novità consiste nell’attribuire una dimensione totale al popolo eletto. Esso comprenderà ora tutti gli uomini che gli eletti consideravano esseri inferiori, come era previsto fin dalle origini. E allora chi, meglio di Simone, poteva segnalare questa ristrutturazione?

  • SIMONE

Simone, appartenente al gruppo eletto, Regno di Giuda, ma senza nome pubblico e importanza politica, diventa il pastore universale di un gregge di eletti. Ma anche le antiche promesse di sacerdotalità fatte da Dio ad Abramo si adempiono, a Giuda viene affidata la funzione di sacerdote ministeriale. Attraverso la gestione dei Nomi, gli evangelisti chiariscono così che non vi sono uomini privilegiati, tanto meno per ragioni di sangue, e che non c’è nella Chiesa una posizione di prestigio che derivi dall’appartenenza ad una certa discendenza.

  • LA SCELTA DI GESÙ

Giuda, che si vantava di essere l’unico eletto, vedi le polemiche fra Gesù e i Giudei, non potrà più avanzare nessuna pretesa sulla comunità della Chiesa nascente affidata a Simone. Da architrave della mensa della Parola, Giuda diventerà anonimo e servo della mensa del Pane e del Vino. E Simone, l’insignificante, assurgerà a Pastore Universale, quasi da fare da contraltare a Cesare, e assumerà un nome che resterà per sempre, Pietro.

  • AFFIDAMENTO DI INCARICHI

Perché gli incarichi affidati da Gesù a Simone e Giuda non siano intesi come un autentico slittamento della primitiva elezione che isolò ed esaltò Abramo, di cui Giuda si sente erede, i due nomi rappresentazione delle rispettive tribù sono descritti come totalmente immeritevoli di svolgere le funzioni ecclesiali. Degni solamente di castigo per aver rotto il patto di amicizia col Dio incarnato, essi dovranno sempre ricordare di essere stati chiamati solo in grazia della divina misericordia, la quale dovrà essere la caratteristica fondamentale del loro agire verso tutti i nuovi eletti.

  • I DUE EGOSISTI

Due egoisti, due rinnegati, due miscredenti transitano nella Chiesa lasciandosi alle spalle la qualità di eletti dell’origine ma tuttavia gratificati dalle due massime funzioni ecclesiali, seppure in forma inversa: la primogenitura a Simone e il servire a Giuda.

  • I RACCONTI EVANGELICI

Nei racconti evangelici infatti, Simone non è descritto migliore di Giuda. Anche ammesso che Giuda agì con grande cattiveria, come dimenticare il gesto di Pietro che al tradimento aggiunse lo scandalo pubblico? A lui andava applicato il terribile giudizio formulato da Gesù in ordine ai rinnegati: non ti riconoscerò davanti al Padre mio perché mi hai rinnegato davanti agli uomini (Mt. 10,32). E non va dimenticato che Gesù in persona lo qualifica Satana (Mt. 16,23) e uomo di poca fede (Mt. 14,31). Né si può dire che quel suo amaro pianto ne alleggerì la responsabilità e dissolse la sua malizia.

  • PIANTO AMARO

Dopo il pianto, Pietro non si schierò apertamente con Gesù, ma andò a rintanarsi al sicuro nella sua casa. Poiché gli evangelisti non chiariscono la causa di quella amarezza, alla luce di tutti i trascorsi di Simone, si può dedurre che il suo pianto esprimeva piuttosto uno sfogo di rabbia profonda e di totale delusione. Simone, che poco prima aveva discusso con gli altri apostoli su chi di essi fosse il più grande. Simone, che già si vedeva capo, ora vedeva fallire miseramente quel profeta potente che gli aveva garantito un posto di prestigio: tu sei Pietro e su questa pietra la mia chiesa(Mt. 16,18).

  • L’ARRESTO DI GESÙ

Subito dopo l’arresto di Gesù, Pietro lo rinnega tre volte (Mt. 26,69-75; Mc. 14,66-72; Lc. 22,54-61) e scappa via. Non si farà vedere neppure sotto la croce o all’atto della deposizione. Lo dovranno stanare le donne, prospettandogli una rivincita di Gesù attraverso la resurrezione e quindi una possibile reviviscenza della posizione di prestigio che gli era stata promessa. Questo è Simone-Pietro! Un rinnegamento scandaloso, una latitanza ingloriosa, una ripresa di interesse solo al ridelinearsi di una posizione favorevole, tre momenti negativi che esigeranno la triplice richiesta di Gesù sul lago di Tiberiade: Pietro mi ami tu? (Gv. 21,15-19)

  • DIVERSO GIUDIZIO

Il pianto di Simone-Pietro viene accreditato come pentimento. Viceversa, il pentimento di Giuda, che l’evangelista annota con egli si pentì (Mt. 27,3), non lo libera dalla sua ostinazione arrogante né dalla accusa di aver tradito non già un amico ma Dio stesso. In pratica, si stigmatizza con forza il tradimento di Giuda e si svaluta a puro momento di debolezza umana il rinnegamento di Pietro. Naturalmente non è facile superare il silenzio che si è stratificato sul rinnegamento di Simone-Pietro. Considerando che quel rinnegamento può leggersi come profezia sul papato, i teologi ritengono che questo silenzio sia doveroso. Il contrario, sarebbe offensivo perché deprezzerebbe e metterebbe in discussione il Pietro presente nella persona del Pontefice.

  • IL DISCEPOLO AMATO

Ammettere che la figura di Giuda si evolva in quella del discepolo amato, a discapito della corrente tesi secondo la quale questo anonimo discepolo è l’apostolo ed evangelista Giovanni, per quanto circoscritta al solo piano letterario, rappresenta per i credenti un pugno allo stomaco. Ma la figura del discepolo amato non può rimanere solo un personaggio letterario, una nota di colore che gli evangelisti hanno inserito nel loro libro sacro.

Ultima cena
Dossier Giuda: quello che devi fare, fallo presto.
  • L’ULTIMA CENA

Troppo fatale è il contesto in cui si presenta in scena nell’ultima Cena. E troppo allusivi gli eventi che lo riguardano sotto la croce e sul lago di Tiberiade. Giovanni, calato in questo contesto, c’entra poco o nulla, sia sul piano della comprensione teologica del messaggio di Gesù, sia sul piano della struttura ecclesiale. Egli non fa nulla di specifico ed è assente nella struttura o nell’operosità della Chiesa. La figura di Giuda, viceversa, che col suo nome rappresenta il popolo eletto, espressamente o in forma anonima, ha già un suo retroterra teologico, uno specifico spazio operativo nei Vangeli, e un ruolo nella Chiesa.

  • LA CHIESA EUCARISTICA

Nella narrazione evangelica Giuda compare anche per esprimere la drammaticità della sua elezione da parte di Gesù e della sua controversa adesione; per poi ripiombare nel silenzio o nell’anonimato del discepolo amato. Anonima investitura, anonima la misericordia di Dio che supera ogni rinnegamento o tradimento. La promessa di Dio ad Abramo è rimasta ferma comunque. Per via di misericordia, i ruoli fondamentali nella Chiesa vanno a Simone costituito principe di unità: pasci i miei agnelli; e a Giuda diventato anonimo discepolo che Gesù amava, chiamato a custodire la Chiesa eucaristica: la mistica Maria, come cosa propria. Non già la donna da cui nacque il suo corpo, ma quella Madre che continuamente lo genererà come eucarestia.

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