Staffarda e Templari.

Abbazia di Staffarda: la nursery dei templari.

Itinerari

STAFFARDA, GENIALE INTUIZIONE

Dei Templari si conosce tutto, o quasi. Dell’Abbazia di Staffarda, nel comune di Revello in provincia di Cuneo, si sa ben poco. Se non che facesse parte dell’orbita templare. Eppure l’Abbazia ha avuto una notevole importanza nell’economia dell’intero progetto dei Poveri Cavalieri di Cristo.

E ciò grazie a tre figure di notevole spessore morale, religioso e politico passate sempre inosservate. Tutt’e tre passati alla storia con il nome di Pietro di Tarantasia, tutt’e tre legati ai templari, tutt’e tre saliti agli onori degli altari: Pietro I o il vecchio, beato; Pietro II, santo; Pietro III, beato, meglio conosciuto con il nome di papa Innocento V.

ABBAZIA SANTA MARIA DI STAFFARDA

L’Abbazia Santa Maria in Staffarda nacque da un’intuizione di Pietro I. Allievo e amico di Stefano Harding abate di Citeax, dove conobbe, e ne divenne amico, Bernardo di Chiaravalle. Fu uno dei primi monaci cistercensi e nel 1113, spinto da Harding, fonda l’abbazia di La Ferté.

La prima delle quattro abbazie primigenie – le altre sono Pontigny, Clairvaux e Morimond, tutte affiliate all’abbazia di Citeax – dalla quale si diffuse l’Ordine. É il primo cistercense elevato alla dignità episcopale.

CARISMA E SEMPLICITÀ

Pietro I fu un uomo di notevole spessore carismatico e un grande predicatore e assertore del celibato ecclesiastico. Fu molto amato dal popolo per la sua semplicità di vita e per l’osservanza della regola di Citeaux. Sia nei digiuni che nelle veglie, anche da arcivescovo. E fu, senza dubbio, un uomo di grande lungimiranza.

Nel 1120, a causa del crescente afflusso di persone desiderose di far parte dell’ordine cistercense, soprattutto monaci benedettini che volevano ritornare alla stretta osservanza della regola di san Benedetto, lascia La Ferté. Viene in Italia e fonda la prima abbazia fuori dai confini francesi: Tiglieto, in provincia di Genova, affiliandola all’abbazia di La Ferté. 

Abbazia di Staffarda.
Chiostro Abbadia di Staffarda e portici.
UNA VITA SPESA PER GLI ALTRI

Pietro I fu un predicatore instancabile. Percorre la via Francigena, la via dei Franchi o il Camino di Compostela verso i rilievi alpini, e non di rado si trova a soccorrere i pellegrini assaliti dalle bande di briganti. Lui stesso più volte ne fu vittima. Ma questo non lo scoraggia, anzi.

OSPITALI E RICOVERI

L’esperienza delle violenze dei saraceni lo convince a creare dei nuovi ospitali sulle vie di comunicazione. E si adopera per migliorare quelli già esistenti sulle vie di comunicazione. Nel 1124 lascia Tiglieto e fonda l’abbazia di Lucedio, in provincia di Vercelli. E intanto la sua fama cresce.

ARCIVESCOVO DI TARANTASIA A FUROR DI POPOLO

Pietro I, nel 1128, mentre percorreva la via Francigena, subito dopo aver superato il piccolo San Bernardo, in territorio savoiardo, a furore di popolo, fu eletto arcivescovo della Tarantasia.

Partecipa al Concilio di Étampes nel 1130, nel quale firma la fedeltà a papa Innocenzo II, contro l’antipapa Anacleto. Nel 1132 fonda l’abbazia di Tamié, e ne fa abate un giovane di nome Pietro, che più tardi diventerà arcivescovo di Tarantasia col nome di Pietro II.

L’INTUIZIONE

Pietro I, durante uno dei suoi viaggi annuali a Citeax in qualità di abate di una delle affiliate, come da regola cistercense, venne a conoscenza dei propositi dei Poveri Cavalieri di Cristo di costituire un ordine monastico e guerriero a difesa dei pellegrini, ne capì subito l’importanza e indusse Bernardo di Chiaravalle, che fino ad allora era stato contrario, a rivedere le sue posizioni.

Dopo l’approvazione della Regola Latina e dell’ordine Templare nel Concilio di Troyes nel 1128, Pietro I convinse il marchese Manfredo I di Saluzzo a donargli delle terre e l’abate di Tiglieto a fornire dei monaci per la fondazione di una nuova abbazia.

UN LUOGO MALSANO

Il luogo prescelto era un’area malsana e paludosa, subito ai piedi del Monviso e dei passi alpini, in aperta campagna, a confluenza delle strade che portavano i pellegrini a Roma e a Santiago di Compostela.

Qui sorgeva già un piccolo monastero abbandonato dedicato alla Vergine, e la futura abbazia si chiamerà proprio Santa Maria in territorio di Staffarda. All’inizio, per un brevissimo periodo, ne fu anche abate.

LUNGIMIRANZA DI PIETRO I

L’idea di Pietro I fu quella di formare dei cavalieri monaci, istruirli secondo la Regola di Citeaux, e di addestrarli alle armi, secondo la regola Templare, prima di mandarli in Terra Santa.

L’apprendistato sarebbero state le vie di comunicazione che conducevano i pellegrini ai valichi alpini, per proteggerli dagli assalti dei briganti o delle ultime sacche di saraceni ancora presenti in Francia e in Italia.

L’abbazia di Staffarda nacque con questi propositi e l’architettura della costruzione fu finalizzata a tali scopi.

simbolismo templare
Interno Chiesa Abbazia di Staffarda. L’architettura e i colori richiamano e mettono in risalto il simbolismo templare.
MISTICA TEMPLARE

La conoscenza misterica dei Templari si riallacciava a due insegnamenti, la Kabbalah ebraica e il Pitagorico-Platonico. Il nucleo dei primi nove cavalieri non si recò nel 1118 a Gerusalemme per partecipare alle crociate, nessun fatto d’armi sembra attribuito ai Templari durante questo periodo, il loro scopo era seguire le tracce di antichi documenti ebraici.

Ugo de Payns riportò in Francia al monastero di Citeaux preziosi documenti che furono segretamente studiati da dotti arabi, rabbini e cabalisti, sotto la guida di Stefano Harding abate di Cîteaux.

Più tardi fu scelto un luogo inaccessibile dello Champagne, che prese il nome di Foresta d’Oriente, il luogo di gestazione dell’Ordine Templare. Luogo nel quale Bernardo, per ordine dell’abate Stefano Harding, fonderà l’abbazia dei Cistercensi riformati e chiamerà Clairvaux.

LUCE E CONOSCENZA

Il termine Clairvaux ha un profondo significato nel percorso conoscitivo sapienziale, e rappresenta un luogo di istruzione dove si ricevono la luce e la conoscenza. Non a caso Bernardo scelse per quel luogo tale nome, nome che i Templari poi daranno a numerosissimi luoghi proprio a significare un luogo d’istruzione.

IL TEMPIO DI SALOMONE

Nel 1118, il Patriarca di Gerusalemme della setta di Giovanni il Battista, assegna al primo nucleo di cavalieri templari come loro residenza quello che un tempo era stato il Tempio di Salomone. Mosè proviene dall’Egitto, tutta la scienza egiziana era concentrata nel Tempio. Mosè era del Tempio e fu istruito in tutta la scienza dei Faraoni (Atti 7,2).

I Templari portarono in Europa questa conoscenza e la impressero nei libri di pietra, nelle loro cappelle e nelle cattedrali gotiche. Pitagora fu istruito dai sacerdoti egizi per ben 22 anni. Tutte le testimonianze delle costruzioni templari sono espresse sotto forma numerica e geometrica.

JOMVIKINGS

Quando fu fondato l’Ordine del Tempio numerosi costruttori celtici scandinavi, che avevano abbandonato la Scozia e l’Irlanda dopo la condanna della chiesa celtica, divennero Templari. E molti di loro erano iniziati, tra cui i discendenti della fratellanza dei guerrieri Vichinghi dei Jomvikings.

Questi si erano raggruppati in società segrete e avevano un sigillo fatto di due lance incrociate. Il loro mantello era bianco. La loro croce, dai rami uguali, rossa, e il loro cavallo nero. Facevano voto di celibato, e credevano nell’occhio frontale della conoscenza.

Possedevano una statua a tre facce chiamata mimère. Ogni faccia era munita di una pietra tra i due occhi che rappresentano il terzo occhio. In mitologia, il mimère scandinavo è il custode della fontana nascosta, sorgente dello spirito e della saggezza.

I MAGNIFICI INCISORI

Questi magnifici incisori di pietra e legno, saranno riuniti dai Templari nella confraternita dei “Bambini di Salomone”. E saranno gli unici a poter incidere questi materiali nelle cattedrali costruite dall’Ordine del Tempio e dai cistercensi.

I Jomvikings mescolarono i simboli celtici ai simboli cristiani, affinché la loro tradizione non si perdesse. Stefano Harding non fu solo il precettore e tutore di Bernardo di Chiaravalle ma lo fu anche di Pietro I di Tarantasia, fondatore dell’Abbazia di Staffarda.

Il laboratorio dove saranno incisi per prima i libri di pietra. Il chiostro, con le sue colonne e capitelli, è la biblioteca mistica templare.

ABBAZIA DI STAFFARDA: FORMELLE CHIOSTRO.
Formella colonna chiostro Abbazia di Staffarda. Teologia visiva templare.
I BAMBINI DI SALOMONE

Con la nascita dell’Ordine dei Templari, molti nobili e cavalieri entrarono nell’ordine. Uomini sì preparati militarmente ma poco scolarizzati. Nel XII secolo l’alfabetizzazione era molto bassa, anche tra gli stessi nobili. Pochi sapevano scrivere, e ancora meno sapevano comporre soltanto il loro nome.

L’abbazia di Staffarda proprio perché diretta a quest’ultimi, diventerà il laboratorio dove i Bambini di Salomone incideranno i libri di pietre. In questo modo i cavalieri possano meditare e approfondire quanto loro detto vocalmente.

INCISIONE E SCULTURA

A Staffarda, l’incisione e la scultura abbandoneranno i linguaggi figurativi imperanti nel periodo – la teologia delle tre sfere: Dio, l’uomo e il mondo -, ed elaboreranno un loro linguaggio. Una spiritualità delle idee convogliate nella mistica dello spazio, in cui tutto è tensione ascendente verso Dio.

Perfino l’ubicazione delle figure, – pilastri, capitelli, volte, arcate -, assume un significato altamente teologico. Estetica della luce quale manifestazione del divino e filosofia della natura atta ad intrecciarsi con una teologia dialettica.

LA SCHOLA

Per formare le maestranze della confraternita dei Bambini di Salomone, i monaci emanuensi di Staffarda copieranno libri di diversi argomenti e culture. E doteranno l’Abbazia di una delle biblioteche più importanti ed imponenti del medioevo (purtroppo della famosa biblioteca si sono perse le tracce).

L’Abbazia si doterà di una “schola exterior” destinata ai bambini, sia poveri che ricchi, che vivevano con le loro famiglie nelle vicinanze dell’abbazia o lavoravano per essa. Oltre alla schola exterior vi era la “schola interna”, dove venivano educati gli oblati. Cioè i bambini di sei-sette anni donati dai genitori al monastero.

ARCHITETTURA STONATA

Tra le mura del chiostro, gli oblati seguivano il loro corso formativo e lì trascorrevano tutto il resto della loro vita dopo aver pronunciato i voti. La particolarità principale dell’Abbazia di Staffarda è la perfetta sintesi dello scopo per cui è nata. All’architettura classica cistercense si unisce l’architettura minimalista delle masserie fortificate dei templari.

A Staffarda non c’è perfezione, c’è irregolarità. Si è marcato parecchio sul fatto che questa abbazia non presenta le caratteristiche dell’architettura cistercense. Però chi ha costruito l’edificio non era a digiuno di conoscenze astronomiche, matematico-architettoniche e filosofiche.

Nel medioevo queste conoscenze erano riunite in quella che veniva indicata come Tradizione.

LINGUAGGIO SIMBOLICO DI STAFFARDA

Il linguaggio simbolico non si ferma su un ragionamento analitico e di conseguenza discorsivo, è al contrario sintetico e si fonda sulla mente intuitiva. Ogni simbolo porta con sé molteplici significati.

Perché è costruito sulla legge di corrispondenza e analogia che lega fra loro tutti i mondi o tutti gli stati dell’esistenza. Infatti, proprio queste caratteristiche vengono messe in risalto a Staffarda.

Il sapere minimizzato alla semplicità cercata e voluta, tendente all’ascetismo, secondo i dettami di Bernardo di Chiaravalle.

LA CHIESA

La chiesa è un vero gioiello astronomico e filosofico. Sull’asse della monofora centrale, sorge il sole agli equinozi; dalla monofora destra, si innalza la luna alla sua minima declinazione; mentre sull’asse della monofora sinistra, si eleva la luna alla sua massima declinazione.

Tutta la struttura risulta sapientemente costruita sull’asse del sole, che al mattino illumina l’altare, a mezzogiorno il campanile, al tramonto l’ingresso principale. E questo grazie al suo orientamento est ovest.

Le tre navate della chiesa terminano con absidi circolari, con colonne cruciformi e le volte a crociera cordonate. Tutto armonizzato dalla policromia dei bianchi, dei rossi e dei neri.

BIANCO, ROSSO E NERO

I tre colori hanno un significato altamente simbolico, e riguardano i templari. Il bianco la veste moncale di ordinanza. Il rosso rappresenta “i diavoli rossi”, come venivano chiamati dai musulmani.

Il nero, i diavoli neri come venivano chiamati dai gerosolimitani.

Gli stessi colori simboleggiano anche l’unificazione  dei tre ordini cavallereschi, presenti a Gerusalemme e l’accettazione della Regola di Bernardo di Chiaravalle.

Il bianco i templari, il rosso i cavalieri ospitalieri e il nero i cavalieri teutonici.

Rosa di Staffarda
La famosa Rosa di Staffarda e la sua particolare ubicazione.
LA ROSA DI STAFFARDA

Stesso significato, ma più rimarcato in una sfera ascetica e apocalittica, ha la famosa Rosa di Staffarda. Essa racchiuse in sé tutta la conoscenza templare. E minimizza il simbolismo a testimonianza che l’uno è l’insieme molteplice di molti mondi. E che tutti sono concatenati in modo che ognuno non possa avere il sopravvento sull’altro.

UBICAZIONE STRATEGICA

L’ubicazione scelta della “Rosa“, vicino alla cornice della monofora che irradiando luce sembra invaderne e coprirne una parte, simboleggia che la Rosa stessa è niente senza Luce Divina.

L’intero comprensorio abbaziale di Staffarda è un compendio ascetico e mistico continuo. Stelle a sei o otto punte, fiori della vita, cerchi, numerologia, come i 33 gradini che conducono al Dormitorio dei Monaci, croci patenti, e molto altro ancora.

TEOLOGIA TEMPLARE

I Templari fecero disegnare e scolpire nella pietra figure in cui è racchiusa un’idea. «Poiché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli mentre questo non è dato agli altri. Perché vedendo non vedano. E udendo non intendano e non comprendano», (Mc 4,10-12).

Solo chi è pronto, può interpretare il simbolo applicando la legge di corrispondenza. Riunendo il visibile-simbolo con l’invisibile, il conoscibile-forma con l’inconoscibile. Riunire, raccogliere, mettere insieme.

 

 

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