amore e sapienza

La voce del silenzio: l’inizio della Cabala ebraica

Spiritualità

Il silenzio è il Big Ben della vita.

Il saperlo apprezzare e vivere,

è il lifting più economico,

eterno e appagante che ci sia.

“Prima che la parola si vocalizzasse, io c’ero. All’inizio di tutto ciò che ti circonda, io c’ero. Molto prima che tu nascessi, io c’ero. Io sono il Silenzio.
Ho in me le caratteristiche dei due sessi, senza che una prevalga sull’altra. Anzi, proprio questa speciale caratteristica mi permette di dialogare con i maschi e le femmine sullo stesso piano. La loro interiorità è la mia, la loro complessità è la mia. La paura di me? È solo la mancanza di suoni e di rumore che incutono nell’animo irrequietezza e spavento, o addirittura panico irrefrenabile. Eppure sono un gran chiacchierone; per essere più precisi, un gran fracassone. (Beppe Spina, il silenzio creatore. Introduzione alla Kabbalah Ebraica).

l'albero della vita.
Creazione di Tobia Ravà. Dal silenzio nasce la vita. Il silenzio è origine, provenienza.
  • IL SILENZIO È TUTTO

È serenità intellettuale, è l’inalterabilità che prima ti sbigottisce, poi ti rincuora. Il silenzio vive intorno e negli uomini nella purezza del cosmo. Ama gli uomini e per loro pensa, scrive, opera. Per questo non ti accorgi di nessuna sua passione, e sembra addirittura che la virtù non gli costi fatica.

  • LA VOCE DI DIO

Il silenzio è la voce di Dio. Perché Egli non ama il frastuono o i rumori di sottofondo. La Sua opera creatrice avviene attraverso, con, nel e dal silenzio. Il silenzio è lo scalpello di cui Egli si serve per modellare la pietra umana e renderla marmo pregiato, inattaccabile dal tempo e dai pericoli umani. È il seme di Dio che feconda l’interiorità di ogni uomo e donna con il gamete della conoscenza illuminata e illuminante. Dipende dall’individuo però volere essere o non essere uno zigote pronto a dare vita ad una nuova creatura. Dio non impone scadenze. Il seme una volta piantato rimane lì, per tutta la vita; è alla libertà di ogni individuo che è rimessa la volontà e il desiderio dell’incontro seme-zigote.

  • LA SAPIENZA E L’AMORE

Il silenzio è sapienza dell’amore, non amore della sapienza. La Torà, prima ancora di essere il libro della Parola, è il libro del silenzio. Dio non parla nei segni della potenza e della grandezza del mondo. Egli parla laddove la nostra intelligenza e il nostro cuore non gli danno appuntamento, parla dove è il silenzio a parlarci di Lui. Questa Parola può essere accolta solo in un modo: in un altro silenzio. Il silenzio dello spirito che in noi lascia abitare la Parola.

cabala, amore e sapienza
La cabala è sapienza dell’amore, non amore della sapienza.
  • HARAS

In ebraico, la parola haras significa sia silenzio sia sapere allo stesso tempo. Perciò la Parola è sempre sospesa tra due silenzi: il silenzio dell’origine e il silenzio del destino, il silenzio che ci circonda e il silenzio dello Spirito che in noi lascia che la parola taccia e si dica nella vita. La parola è abitata dal silenzio e resta sempre in punta di piedi sulla soglia del silenzio.

  • IL NOSTRO MANTRA È IL SILENZIO

Il silenzio non cerca di rassicurarci con argomenti convincenti, ma sicuramente è quello che accende il desiderio della ricercasapere e ci lascia soli a cercare le risposte. Ritrovare i suoi sentieri vuol dire ritrovare sé stessi. Non il silenzio della rinuncia, della incomunicabilità, dell’infinita solitudine, ma il silenzio come spazio dell’ascolto, dell’incontro, del dono.

  • IL SILENZIO È ORIGINE, È PROVENIENZA

La patria da cui siamo partiti e a cui dobbiamo tornare. Perciò il silenzio parla continuamente attraverso il silenzio delle sue opere. Il ritorno all’Io primordiale, attraverso il silenziosapere, rappresenta l’occasione per scrutare dentro di sé, per riprendere in mano le sorti del proprio destino e per liberarsi da un esilio autoimpostosi. La condizione necessaria per passare oltre l’autoesilio, e raggiungere la consapevolezza di una perenne rinascita, è l’esperienza del ritorno al nostro primordiale essere nel silenzio.

Il silenzio è Dio.
Il silenzio è un gran chiacchierone. Perché è Dio, la Sua voce e la Sua Parola.
  • UN MONDO CONFUSO

In un universo dominato dalla confusione, dove non si discerne il giusto dall’ingiusto, dove la fatalità intrisa di falsità sembra reggere i due estremi della catena della storia e il mondo rischia di trasformarsi in una gigantesca mascherata, in una sbornia collettiva. L’uomo deve cercare la presenza divina nella storia, anche quando l’oscurità dell’autoesilio è divenuta più fitta, o quando la disumanità della maschera rischia di trasfigurare il volto umano.

IN EBRAICO L’ETIMO GLH SIGNIFICA SIA ESILIARE CHE RIVELARE. ALLORA PERCHÉ NON CAMBIAMO ESILIO IN RIVELAZIONE?

La parola ebraica che indica il mondo è olam e deriva dalla radice olum, che significa nascosto, per significare che l’esistenza di Dio in questo mondo è nascosta e lo scopo dell’olam, cioè del mondo nascosto, è la ricerca dell’emèt, verità, che al momento della creazione Dio ha gettato a terra, affinché l’uomo la facesse germogliare con i suoi propri strumenti. Il mondo è il nostro Meghillàh, che significa arrotolare, avvolgere e indica la lettura su di un rotolo di pergamena. Durante il suo srotolamento ci viene gradatamente rivelato ciò che è avvolto e nascosto. L’abilità, la forza di ciascuno consiste proprio nel saper srotolare il rotolo-mondo e dipanarne la matassa. Cioè, saper svelare il nascosto e saper leggere dietro la maschera dell’apparenza e restituire un significato autentico al volto della maschera, che di umano ha solo la parvenza.

NELLA MISTICA CABALISTICA EBRAICA ESISTONO DUE BELLISSIMI TERMINI-SENTIERI PER ESPRIMERE QUANTO APPENA DETTO: YESOD E TIFER

  • YESOD

Vuol dire Fondamento ma soprattutto la Verità. È il luogo dove si concentrano tutte le emozioni; la base segreta della propria personalità: le aspirazioni nascoste, gli ideali, le attrazioni emotive. Yesod governa anche il riuscire a fondere insieme tutto ciò che si ha da fare e ad indirizzarlo verso la persona giusta al momento giusto. Yesod è uno dei 10 attributi delle Sĕfiroth: termine fondamentale della Qabbalāh ebraica indicante 10 numeri, quindi 10 qualità, livelli o attributi attraverso i quali l’infinito divino si rivela progressivamente nella realtà materiale.

  • TIFERET

Vuol dire bellezza ma anche contemplazione. E’ il luogo che si incarica di armonizzare i due opposti modi operativi di Chesed, Amore, e Ghevurà, Forza. Tiferet è costituita da tanti colori riuniti insieme, cioè dal coesistere di tante tonalità e caratteri diversi, integrati in un’unica personalità. Si rivela nelle complesse emozioni provate contemplando il bello e l’armonia estetica. Corrisponde all’esperienza della compassione, che è amore misurato, capace di premiare e di lodare, ma anche di rimproverare e di punire pacatamente, se necessario, affinché il bene si imponga sul male con forza sempre maggiore. Nel corpo umano si trova al centro del cuore. Anche Tiferet è uno dei 10 attributi delle Sĕfiroth.

Il silenzio è trascendenza.
Il silenzio è il luogo privilegiato dell’incontro con la trascendenza. Creazione di Tobia Ravà.
  • CHIACCHIERONE DI UN SILENZIO!

Il silenzio è un gran chiacchierone. Perché è Dio, la Sua voce e la Sua Parola. L’ebraico è l’unica lingua al mondo che ha diversi termini per esprimere lo stesso concetto, a secondo delle sensazioni che si vivono e dell’immagine che si vuole trasmettere.

  • SHEQET

Sheqet è il silenzio della quiete, della serenità. Ma è inderogabilmente silenzio, assenza di suoni. È un silenzio sommesso, pacato, sgombro ma non del tutto. Lamentazioni 3,26: «È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore».

  • LISHTOK

Lishtok è un infinito verbale ed indica il silenzio imperativo, quello che si impone alla parola. È un silenzio un po’ rabbioso, un po’ rivendicativo. È zittimento e viene necessariamente dopo un rumore molesto. Salmo 37,7: «Stá in silenzio davanti al Signore e spera in lui, non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie».

  • DOM

Dom viene dal verbo damàm e indica lo stroncamento di un’azione già iniziata, un silenzio abissale. È lo stato del mondo prima che Dio lo spezzasse parlando: nella Bibbia la creazione è dire le cose. Tutto si fa attraverso la parola, eccetto l’uomo che è ricavato dalla polvere del suolo. Dom è onomatopeico, è un rintocco sordo di campana, un’eco profonda di silenzio. Chiude il futuro, tronca la voce con il nulla. Era il silenzio di prima che il mondo fosse creato con la voce divina. Giosué 10,12: «Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: Sole, fèrmati in Gàbaone; tu, luna, sulla valle di Aialon».

  • DEMAMAH

Demamah è il silenzio della rivelazione, dello stupore, della certezza, della pace, della verità. È il silenzio in cui il profeta Elia trova Dio. 1 Re 19,12-13: «Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come Elia l’ebbe udito, si coperse il volto col mantello, uscì fuori, e si fermò all’ingresso della spelonca; ed ecco che una voce giunse fino a lui, e disse: Che fai tu qui, Elia?».

  • SILENZIO E TRASCENDENZA

L’invadente silenzio è il luogo privilegiato dell’incontro con la trascendenza. E con maggior forza, con tutte le esperienze che la grandezza rinvia all’infinito, all’indeducibilità, all’indisponibilità e alla definitività di ciò che si incontra. In quella realtà che può essere resa presente solo nel silenzio di fronte al mistero. Gli attimi di felicità nascono nell’entusiasmo di una realtà in cui traspare improvvisamente l’infinità di Dio.

  • IL TRASPARIRE DI DIO

Questo trasparire di Dio può prodursi nella bellezza e molteplicità della natura, ma anche nell’incontro con gli altri uomini. Egli infatti può mostrarsi nel mondo solo all’uomo silente, e solo in silenzio gli uomini possono incontrare la manifestazione di Dio e la magnificenza divina. Quando giunge all’apice della comprensione, l’uomo è ridotto al silenzio. Non bisogna mai dimenticare l’antica massima che dice: la migliore medicina è il silenzio; più tessete le lodi di una perla senza difetti, più contribuite a deprezzarla. Salmo 37,5: «Affida al Signore la tua via, confida in lui, Egli agirà».

Pregare è Dio.
La forma più alta di preghiera è tacere e sperare.
  • LA PREGHIERA

 Il linguaggio del cuore è la cosa più importante, le parole svolgono solo la funzione di interpreti fra il cuore di chi parla e l’orecchio di chi ascolta. La preghiera è estasi spirituale. E come se tutti i pensieri vitali in noi facessero esplodere violentemente la nostra mente facendola fluire come un torrente verso Dio. La preghiera è una visione dell’intimo, un sognare Dio intensamente. Sognare in combutta con Dio, intravvedendo le Sue sante visioni. Le nostre vite sono affare Suo. Ma ci vogliono due cose perché la preghiera abbia luogo: una persona e una parola.

UNA PAROLA SENZA LA PERSONA È COME INTONTITA, UNA PERSONA SENZA LA PAROLA È UN ILLETTERATO

Si diviene uomini di preghiera per mezzo della parola. Per comprendere la preghiera, bisogna guardare con chiarezza al rapporto fra uomo e parola. Noi pensiamo raramente alla natura delle parole, sebbene la forza dello spirito non appaia in nessun altro luogo così apertamente, così direttamente. Tutti viviamo in esse, sentiamo in esse, pensiamo in esse, ma poiché non riusciamo a sostenere la loro indipendente dignità, a rispettarne il peso e la potenza, le parole divengono dei relitti come una boccata di polvere.

  • FORZA CREATRICE

Per l’uomo d’oggi niente è più familiare e al tempo stesso scontato quanto le parole. Sono le cose più a buon mercato, più abusate e insieme meno curate. Anima e parola reagiscono l’una all’altra: la parola è una forza creatrice. Non riusciamo mai a capire che lo spirito si rivela in forma di parola, a meno di scoprire una verità vitale: la parola è dotata di forza, le parole sono impegni. Le parole sono più che segni, più che semplice combinazione di lettere. Le lettere sono unidimensionali e hanno un’unica funzione: rappresentare suoni.

  • PIENEZZA E PROFONDITÀ

Le parole hanno pienezza e profondità, sono multidimensionali. Una parola è un punto focale, nel quale i significati si incontrano e da cui sembrano a loro volta procedere. Nella preghiera ci volgiamo verso le parole, non per usarle come segni incompiuti, ma per percepire le cose alla luce delle parole. Il carattere della preghiera dipende dal mutuo rapporto fra persona e parola. Le parole non possono cadere dalle nostre labbra come foglie morte quando inizia l’autunno, ma devono librarsi come uccelli uscendo dal cuore per volare verso la grande distesa dell’eternità. Forza e gloria vengono dal loro suono, esse addolciscono le asperità della paura e distendono le ali della speranza. Deuteronomio 30,14: «Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

  • LA SACRALITÀ DELLA PAROLA

La parola è sacra e il suo valore è incommensurabile: Dio creò l’universo con la sua Parola ineffabile e misteriosa. I sapienti di Israele identificarono questa parola divina con il Sacro Alfabeto.