LA PAROLA DEL SILENZIO

La parola del silenzio. La mistica del linguaggio.

Attualità Ebraismo

LA PAROLA ERA PRESSO DIO, LA PAROLA ERA DIO

In principio era la Parola, la Parola era presso Dio e la Parola era Dio. Essa era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di essa, e senza di essa niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. (Giovanni 1,1-3)

IN VIAGGIO

Nel precedente articolo, la voce del silenzio: l’inizio della cabala ebraica, abbiamo parlato del silenzio in quanto sapienza dell’amore.

La Torà infatti, prima ancora di essere il libro della Parola, è il libro del silenzio. Dio non parla nei segni della potenza e della grandezza del mondo. Egli parla laddove la nostra intelligenza e il nostro cuore non gli danno appuntamento, parla dove è il silenzio a parlarci di Lui. Il silenzio è la voce di Dio. La Sua opera creatrice avviene attraverso, con, nel e dal silenzio.

Il silenzio è lo scalpello di cui Egli si serve per modellare la pietra umana e renderla marmo pregiato… Continua il nostro viaggio alla scoperta del mondo spirituale ebraico attraverso la Qabbalah.

MIDRASH

Il midrash è un racconto per insegnare le profondità nascoste della Torah. Ecco un esempio.

La gente che era presente nella sinagoga e che udiva i discorsi che faceva il bambino ne fu meravigliata. Diceva: “abbiamo visto tante cose straordinarie e udito tali discorsi da questo bambino, quali mai avevamo udito o udremo da qualche altro uomo, né da sacerdoti, né da scribi, né da farisei”.

Allora, il maestro disse al padre del bambino: “conducilo da me, io gli insegnerò le lettere”.

Il padre prese il bambino e lo condusse alla casa del maestro, dove anche gli altri bambini venivano istruiti. Il maestro, con voce amorevole incominciò ad insegnargli le lettere e scrisse per lui la prima riga che va dall’àlef fino alla tau. E dolcemente lo invitò a indicargliele, ma il bambino taceva.

L’ILLUMINAZIONE ARRIVA QUANDO MENO TE LO ASPETTI

Allora il maestro adirato lo picchiò sulla testa, e il bambino sentendosi picchiato gli disse: “devo io insegnare a te e non tu insegnare a me. Io conosco le lettere che tu vuoi insegnarmi e so che voi siete per me come dei recipienti da cui non escono che suoni e non la sapienza, né voi salvate le vite”.

Poi incominciando a leggere la riga recitò esattamente lettera per lettera dall’àlef alla tau molto in fretta. Il maestro gli disse: “ma tu non sai interpretare che cosa è l’àlef e che cos’è la beta, come puoi insegnare agli altri? O ipocrita, se tu sai e puoi dirmi riguardo l’àlef, io dirò a te riguardo alla bet”.

Ma quando il maestro si accinse a parlare intorno alla seconda lettera non riuscì a dare alcuna risposta.

RISPETTIAMO GLI ALTRI

Allora il bambino disse al maestro: “quelli che non conoscono l’àlef come possono parlare della tau? Ipocriti, ditemi prima che cos’è l’àlef e io allora vi crederò quando parlerete della bet.

Ascolta maestro e cerca di capire la prima lettera, stammi a sentire come è fatta: due linee nel mezzo, unite insieme di uguale specie che hanno tutte le caratteristiche in comune. Tanti triangoli quasi acuti disposti a scala tagliati a metà uno sopra l’altro, che si prolungano verticalmente ed orizzontalmente o che si piegano a formare una curva…”.

Quando il maestro vide che egli sezionava così la prima lettera, rimase sconcertato a tutti quei nomi e alla sua spiegazione, ed esclamò queste parole: “ohimè sono stato messo in imbarazzo, ho attirato su di me stesso la vergogna per opera di questo bambino”.

E mentre tutti lo ascoltavano cominciò a gridare dicendo: “forse che deve vivere sulla terra costui? Al contrario è degno di essere appeso alla grande croce, perché il fuoco lo potrebbe spegnere e tutte le altre forme di tortura le saprebbe eludere. Io credo che costui esistesse già prima del cataclisma e che sia nato prima del diluvio”.

qabbalah ebraica
Il mondo ebraico non conosce l’astrazione. Noi abbiamo parole concrete e astratte, il mondo ebraico conosce solo parole concrete, conosce l’esistenzialità.
STRANO ALLE NOSTRE ORECCHIE

Questo racconto, midrash in ebraico, tratto dai vangeli apocrifi, può sembrare strano ai nostri occhi. Eppure sono scritture che nascono nell’ambito ebraico e ci mettono di fronte a un modo completamente diverso di porsi di fronte alle lettere dell’alfabeto e al loro profondo ed illuminante significato.

Per noi sono semplicemente dei suoni, che uniti insieme producono parole e diventano comunicazione. Invece, per il mondo ebraico, diventano motivo di discussione, motivi di mistica e di ricerca filosofica. Diventa Parola di Dio.

DIFFICILE COMPRENSIONE

Abbiamo una grande difficoltà a comprendere la Parola di Dio. Perché quando parliamo di Parola di Dio, pensiamo: è quello che Dio ha detto. E lo diciamo perché è detto attraverso una lingua e una cultura diversa dalla nostra. E perché Dio ha utilizzato i profeti quale megafono per raccontarsi.

Tutto è già scritto, e la Parola di Dio, la Bibbia, non è niente altro che un libro in più da leggere e da conoscere. Più lontani non potremmo essere da un mondo nel quale e nei confronti del quale siamo veramente estranei.

PAROLE CONCRETE

Le conseguenze, le motivazioni sono altre. Ma la cosa più importante è quella di cercare almeno di affacciarci a questa realtà. A questo mondo così esistenziale che non conosce l’astrazione.

Il mondo ebraico, il vocabolario ebraico non conosce l’astrazione. Noi abbiamo le parole concrete e astratte, il mondo ebraico conosce solo parole concrete, conosce l’esistenzialità.

LA SCRITTURA

La storia della scrittura, parliamo di alfabeto, è indubbiamente una delle più importanti componenti della storia dell’umanità. La nascita della scrittura fonetica è un cammino lunghissimo e quanto mai intricato.

Conduce l’umanità asiatica-africana ed indo-europea dalla scrittura ideografica egizia e sumerica, sino al primo alfabeto compiuto. Noi conosciamo anche il luogo e la data di nascita del nostro alfabeto: il luogo è la città di Biblos, sulla costa fenicia; il 1400 a.C., la data.

I FENICI

I Fenici, i suoi ideatori, lo crearono mutuando i segni della scrittura corsiva egizia. Gli egizi avevano due tipi di scrittura, quella ideografica e quella corsiva. Da questo alfabeto fenicio originario derivano tutte le scritture dell’antichità.

L’ebraico arcaico, sinaitico e l’aramaico. L’ebraico classico, che è usato per le Scritture, il samaritano e il siriaco. E anche: il nabateo, il sabeo, il palmireo e l’arabo. Tutte le scritture che conosciamo, e ancora usiamo nella suddetta area, nascono da esso.

La Cabbalà si racconta.

ASSENZA DI VOCALI

Tutte le scritture antiche menzionate non conoscono le vocali, e perciò scrivono soltanto le consonanti. Ciò non comportava difficoltà per chi parlava e viveva quella lingua. Ma per chi deve leggere e interpretare oggi una lingua morta da lungo tempo costituisce un notevole ostacolo.

Per esempio, non sappiamo ancora se il re babilonese che distrusse Gerusalemme e trascinò in esilio il popolo di Israele, nel VI sec. a.C., e che nella grafia ebraica e cuneiforme è scritto רצנרכובנ = Nbkdnsr, dove z e s hanno lo stesso suono, venisse chiamato Nabu-Kudurrusur, come alcuni ritengono. O Nabukadnezar, come ritengono altri; oppure Nabukodonosor, la forma che normalmente si usa.

Albero della vita
Otranto, Lecce, Cattedrale, pavimento in mosaico raffigurante l’Albero della Vita della Qabbalah ebraica.
DIFFICILE TRADUZIONE

Possiamo quindi capire la difficoltà delle traduzioni. Una difficoltà che interessa soprattutto i testi letterari, più ancora che i nomi propri.

La difficoltà di traduzione si aggrava ulteriormente nell’ambito ebraico per il fatto che alle ventidue consonanti dell’alfabeto vengono attribuiti significati molteplici di valore teologico e mistico, che interagiscono con l’insieme della parola composta dalle consonanti che le sono proprie.

La traduzione del testo ebraico è sempre una interpretazione, mai una traduzione.

REALTÀ E SIMBOLO

Ogni consonante è rappresentante di una realtà, è simbolo. E la parola, il significato della parola, non nasce solo dall’insieme delle consonanti che la compongono. Ma pure dai singoli valori di ogni consonante. Bisognerebbe fare un trattato su ogni parola.

Questo è il grosso problema. Ci troviamo di fronte a una lingua sacra dove molto importante è anche il valore numerico delle lettere. Questo valore numerico diventa soprattutto valore teologico.

Uno è il simbolo dell’unità, dell’unicità del Santo. Il due è il simbolo del rapporto, il simbolo della coppia, della dualità. Ma avrà poi una influenza perfino all’interno di un testo letterario secondo il numero delle ripetizioni, e così di seguito fino alla ventiduesima lettera.

LE RIPETIZIONI

Le ripetizioni secondo il numero sono parecchio importanti. Perché ci sono ripetizioni che arrivano fino a 12, e anche di più. E secondo il numero della ripetizione, si capisce il messaggio che vuole dare. Quindi, se quelle ripetizioni non le rendo visibili perdo quel messaggio.

Avremmo bisogno di una traduzione non in perfetto stile della nostra lingua, ma letterale. Perché ci aiuterebbe a capire meglio il messaggio.

TRADIZIONE ORALE

La Tradizione Orale è molto importante, perché di fatto era tutta la scrittura. Cioè, la storia di Israele veniva tramandata oralmente. I rabbini e i profeti non scrivevano, parlavano.

C’era una tecnica particolare per trasmettere in modo che si ricordasse ciò che si diceva, si parlava in modo ritmico. E quando ripetendo, ci si rendeva conto che si perdeva il ritmo, voleva dire che avevano dimenticato qualcosa.

Allora si correva da un altro che se lo ricordava, perché non si perdesse neppure una parola. Per noi la parola è un segno fonetico, è un flatus vocis.

HELOHIM

La parola è un evento. Non è un suono è un evento. Per cui perdere una parola, voleva dire perdere un rapporto. Una occasione di rapporto.

La Tradizione Orale ebraica afferma che le 22 consonanti sono le potentissime energie spirituali che Helohjm, cioè il Creatore, usa nell’opera della Creazione.

Il termine davàr o debàr, che noi traduciamo parola o verbum o lògos, significa evento, cosa.

La ragione stessa della cosa, che significa la realtà, è la ragione stessa della realtà creata dal debàr: cioè, la parola è creazione. Parlare significa fare esistere, non significa buttare lì suoni.

APAR

Nel testo ebraico si usa un verbo particolarissimo, apar. Il quale è usato solo per esprimere il momento in cui Helohjm, (= la totalità e la fonte di tutte le energie vitali, maschile e femminile, cioè il Creatore), parlando fa esistere.

La parola è un evento compiuto. È la perfetta consonanza tra parola ed evento. Quando non c’è questa consonanza, c’è ipocrisia. L’ipocrisia sta esattamente nel non fare coincidere la parola con l’evento.

Ipocrisia viene dal greco (= maschera) e significa quando la maschera non dice ciò che è la realtà. Ovvero, maschera la realtà.

I MATTONI DELLA CREAZIONE

Helohjm invece combina e permuta le singole consonanti, che diventano di fatto i mattoni della Creazione e traducono il volere divino in realtà. È un concetto completamente diverso di quello che per noi è la parola.

Nel mondo ebraico le parole sono i mattoni della Creazione. Perché se la parola fa esistere, crea, è Dio stesso che fa esistere. Allora ogni consonante, che forma la parola, è il mattone di quell’esistenza.

Silenzio, provenienza e origine
Le parole sono i mattoni della Creazione.
LO STUDIO DEI SIGNIFICATI

Lo studio dei significati e del potere creativo delle consonanti costituisce il cuore della tradizione mistica ebraica espressa dalla Qabbalāh. La Qabbalāh è l’insieme degli insegnamenti segreti di introduzione al mistero.

Per noi mistero vuol dire qualcosa che non si capisce, nel mondo ebraico e nella bibbia invece il mistero è Dio che si svela, che si dona. Entrare nel mistero significa entrare dentro la realtà divina, porsi in comunione con i criteri divini. Per arrivare a questo occorre una iniziazione.

DISCORSO INIZIATICO

Il discorso biblico è un discorso iniziatico in questo senso, veramente iniziatico. I Saggi lo chiamavano vita mistagogica.

Mistagogica non vuol dire fare qabbalāh strane ma vuol dire condividere, penetrare ed essere penetrati dal mistero di Dio.

Il Cantico dei Cantici esprime la valenza esistenziale di questa parola in modo meraviglioso nel racconto della sposa: “quando spinse dentro di me il suo sesso, le mie viscere fremettero”.

Nella Bibbia CEI attualmente in uso questo versetto è stato omesso o tradotto in altro modo. Il Talmud commenta in un modo splendido questo versetto: “Dio vibrò il colpo della sua forza e del suo mistero”.

Esperienza del mistero di Dio è vita mistagogica.

L’UNIVERSITÀ DEL LINGUAGGIO

La qabbalāh già nell’antico ebraismo è l’università del linguaggio, è la mistica del linguaggio.

Inizialmente era vista solo come riservata a pochi, gli eletti, coloro che avevano iniziato un discorso di iniziazione: i monaci. Anche Israele conosceva un tipo di vita monastica.

L’iniziazione al mistero poi, con la grande rivoluzione chassidica, diventa la mistica di tutti i credenti. Gli insegnamenti della qabbalāh hanno cominciato a essere divulgati ampiamente.

In generale tutta la tradizione ebraica attribuisce al proprio alfabeto un valore spirituale, etico e psicologico, che non si riscontra in alcuna altra lingua.

Lo studio del simbolismo, della forma, del valore numerico, gematria = teologia del numero, e degli insegnamenti legati a ogni lettera, ha ricoperto un ruolo fondamentale per tutti i grandi Saggi della tradizione ebraica.

LA GEMATRIA

La gematria, גימטריה gīmatrījā, è il sistema ebraico di numerologia che studia le parole scritte e assegna loro valori numerici. La gematria è la scienza che gli Ebrei hanno imparato da egizi e caldei.

Consiste nel utilizzare le corrispondenze numeriche delle lettere dell’alfabeto (22 lettere dell’alfabeto fenicio – ebraico – aramaico) per fare dei conti particolari fra i vari numeri. E così scoprire il significato preciso del suono che ogni singola lettera di ogni parola evoca (senso del concetto espresso).

La scrittura ebraica non fa uso dei numeri arabi. Per scrivere un qualsiasi numero, si usano solo le lettere dell’alfabeto, ognuna delle quali ha un suo valore numerico. Perciò qualsiasi sequenza di lettere o di singole lettere è anche leggibile come un numero.

È uno dei metodi di analisi utilizzati nella Qabbalāh. Uno degli esempi migliori di gematria è la parola ebraica Chai, חַי = vivente = 10 + 8, composta da due lettere che assommate danno come risultato il numero 18. Questo ha reso il 18 un numero fortunato tra gli ebrei e vengono spesso regalati doni che siano multipli di 18.

LE LETTERE

La Tradizione Orale chiama le lettere avanìm, ossia pietre, il materiale di base con cui Helohjm crea il mondo. Helohjm crea il mondo, e non ha creato il mondo, perché la creazione è costante.

Noi dovremmo leggere sempre la Genesi e dovremmo tradurla nella valenza propria del verbo ebraico che esprime passato, presente e futuro: ha creato, crea e creerà. È l’azione eterna del Creatore.

Bisogna non ridurre tutto ad un momento, chissà quale poi! Lo stesso Gesù di Nazareth non è assolutamente estraneo a questo insegnamento. Egli è ebreo. E si muove come tutti i maestri ebrei, come i rabbini.

L’EBREO GESÙ

Non a caso gli altri rabbini, quando entravano in dialogo dialettico con Lui, lo identificavano come Rabbì. Nel mondo ebraico se non si fosse comportato così, nessuno lo avrebbe chiamato Rabbì.

Era già uno che metteva problemi a non finire, un Rabbì squinternato che mette sotto sopra tutti i loro criteri, però lo faceva usando il loro stesso metodo di dialogo, di insegnamento.

Per esempio, Gesù fa uso normale del midrash, quella che noi chiamiamo parabola.

MIDRASHIM

Quante volte sentiamo dire che le parabole le ha inventate Gesù, fandonie, frutto della nostra grande ignoranza, Gesù insegna come tutti i rabbini e dice moltissime cose che i rabbini avevano detto. Sono pochissime le cose proprie che appartengono a Gesù.

Molti insegnamenti vengono dalla grande scuola rabbinica. E l’insegnamento non è mai dato attraverso il saggio, attraverso la formulazione speculativa, ma attraverso l’immagine.

È una cultura immaginifica non speculativa. Si trasmette un messaggio raccontando un fatto. Per cui quel fatto è vero per il messaggio che trasmette, non per il modo in cui lo trasmette.

Non sono fatti di cronaca, sono midrashim, cioè immagini che trasmettono un messaggio. Anche i vangeli sono in gran parte dei midrashim.

RABBÌ GESÙ

Spesso ci stupiamo, e ci smarriamo, perché la stessa immagine o lo stesso episodio viene raccontato in modo diverso nei quattro vangeli. Andiamo in crisi e ci domandiamo: ma allora chi ha ragione? La nostra mentalità analitica!

I vangeli non sono una biografia o una cronaca, sono una rilettura teologica dell’insegnamento di Gesù. Sono il cercare di capire sulla memoria del vissuto con Lui. Gesù si muove come un rabbino, insegna come un rabbino, manifesta una piena adesione al metodo e alla esegesi rabbinica.

IL LIBRO DELLA FORMAZIONE

Ogni lettera ha tre livelli: forma, suono e valore numerico, secondo il linguaggio del Libro della Formazione o Libro della Creazione, Sèfer Yetzirà o Hilkot Yetzirà, testo fondamentale usato nello studio della Qabbalāh.

Il testo è dedicato alle speculazioni teologiche e cosmologiche sulla Creazione da parte di Dio, attraverso l’emanazione delle Sefiroth.

Questo testo possiamo definirlo il manuale di pedagogia, di didattica, della scuola sinagogale. L’insegnamento dei tre livelli, corrispondono a:

1. OLÀM = MONDO.
  • La forma, la materialità della consonante, che viene paragonata al mondo, mattone;
2. NESHAMÀ = ANIMA.
  • Il principio vitale che ci pone in armonia con tutta la creazione, è il suono. L’armonia, è il principio vitale primordiale. L’anima non è intesa come la intendiamo noi da buoni figli dei greci: anima separata dal corpo. Ovvero, la parte spirituale rispetto al corpo.
  • Il mondo ebraico non ha queste distinzioni.
  • È la pienezza della persona.
  • La completezza uomodonna. È la persona costituita dal bazar. Cioè, il supporto della carne.
  • Il supporto della carne significa veramente la realtà sessuale.
  • Non intendiamola mai in senso moralistico, sono i greci che fanno queste distinzioni e usano carne in opposizione allo spirito, ma nel mondo ebraico non esiste questo.
  • Infatti il vangelo di Giovanni non usa questo termine, usa il termine mondo, per dire la realtà da giudicare, da gestire. La realtà la cui logica deve essere contestata perché è la logica del potere.
  • Nel mondo ebraico abbiamo il termine carne è una realtà concreta.
  • Tanto è vero che per Giovanni la carne è il cardine della salvezza, perché è il luogo dell’incarnazione.
  • Quindi esiste il bazar, la carne, esiste il defech, il principio vitale, che viene meno nel momento della morte. La così detta anima è mortale.
  • Però c’è l’altra realtà: lo Spirito.
  • Che è lo spirito del Vivente, per cui l’Adam, l’uomo e la donna, sono principio vitale vivente, anima vivente.
  • Siamo viventi non perché abbiamo l’anima immortale, ma siamo viventi perché lo Spirito stesso di Dio ci crea eternamente e ci rende viventi eternamente. Il tutto trova la sua sintesi nella coscienza che è il luogo della sintesi, il luogo delle scelte.
  ELOKÙT = DIVINITÀ.
  • Vengono definiti anche: sapìr = zaffiro; sipùr = racconto; mispàr = numero.
Le porte del Libro della formazione.
Le porte della conoscenza secondo il Libro della Formazione o Libro della Creazione.
IL TALMUD

È necessario divenire consapevoli di ognuna di queste dimensioni per poter accedere al significato interiore delle lettere. Il Talmud, nella parte delle Berachòt,55a = benedizione (che viene da berech = genitali. Benedire non vuol dire tirare acqua santa e crocioni, ma vuol dire: trasmettere vita.

Infatti si benedice ponendo le mani sulla testa, cioè trasmettendo energia vitale), recita: “Betzalèl, sapeva come combinare le lettere con cui il cielo e la terra furono creati. Poiché è scritto: l’ho colmato di spirito divino, di saggezza, intelligenza e conoscenza”.

Il concetto è così espresso in Esodo 31,1-5:

«L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: ”Vedi, io ho chiamato per nome Betzalèl, figliuolo di Uri, figliuolo di Hur, della tribù di Giuda; e l’ho ripieno dello spirito di Dio, di abilità, d’intelligenza e di sapere per ogni sorta di lavori, per concepire opere d’arte, per lavorare l’oro, l’argento e il rame, per incidere pietre da incastonare, per scolpire il legno, per eseguire ogni sorta di lavori”».

BETZALÈL

Betzalèl, è l’architetto del Tabernacolo. E il Tabernacolo è il luogo dove era contenuta la presenza di Dio, le tavole della Legge. Il Tabernacolo, che la tradizione dice costruito su modello dell’universo così come dettato dal Santo a Mosè durante l’esodo, rappresentava l’universo creato da Dio nella cartografia antica, sia ebraica che cristiana.

La conoscenza delle lettere permette all’architetto di costruire il Tabernacolo come è costruito l’universo. Queste parole dicono anche che i maestri del Talmud riconoscevano il ruolo delle lettere ebraiche nella costruzione dei cieli e della terra.

Pertanto l’equivalenza tra la sapienza e la conoscenza dei significati delle consonanti non è un concetto solo della Qabbalàh.

LA CHIMICA DELLA CREAZIONE

Altro aspetto molto importante nella comprensione della Parola è la chimica della Creazione. Nel mondo ebraico non esiste una teologia, ma ogni scuola è una teologia. Ogni rabbino è una scuola.

Non esiste come per i cattolici il centralismo romano per cui tutto deve essere pensato in quel modo. Nel mondo ebraico non esiste assolutamente questa modalità. La stessa parola, la stessa scrittura, sono delle affermazione.

Gli antichi saggi dicevano che le cose più importanti della scrittura sono quelle non scritte. Per cui quando entriamo dentro questo mondo ci troviamo davanti solo delle affermazioni, dei giochi algebrici o enigmistici che ci sorprendono, come la chimica della Creazione.

RABBI TZVI IMBAL

Quanto sia difficile comprendere la particolarità di questa lingua sacra viene ulteriormente confermato dall’affermazione di Rabbi Tzvi Imbal: “Il rapporto esistente tra l’alfabeto ebraico e le parole della lingua ebraica è uguale a quello che lega gli elementi chimici alle loro formule”.

Come in chimica ogni formula indica gli elementi che compongono la materia, così le parole ebraiche sono composte da lettere che ne descrivono l’essenza.

Il termine con cui si allude al concetto di scrittura è ktav ashurì = scrittura che conferma.

La parola conferma se stessa, cioè rafforza il significato delle parole. Ecco alcuni esempi proposti da Rabbi Imbal:

     – La parola mayim significa acqua.
  • L’acqua è composta da idrogeno (H2) e ossigeno (O) che combinati insieme, acquisiscono la proprietà di H2O (due atomi di idrogeno e una di ossigeno). Nella parole mayim = מימ le due מ, mem, corrispondono ai due atomi di idrogeno, la y = י, yod, a quello di ossigeno.
      – La parola àlef è la prima consonante dell’alfabeto ebraico.
  • È una consonante muta, non corrisponde assolutamente alla vocale A, e in ebraico è una consonante che non si pronuncia. Prende valore dalla vocale che gli si applica. Essa descrive già, con la grafia scritta per esteso, il messaggio che le è inerente.
  • Infatti è composta dalle tre consonanti: א = àlef, ל = làmed, פ = pe. Queste consonanti alludono al concetto: א = la Divinità, valore numerico uno che significa unico, che significa Helohjm, l’origine di tutte le cose, che significa centro, che significa comunione ל = insegnare per mezzo della פ = bocca, la Tradizione Orale.

    Àlef significa la divinità che insegna per mezzo delle Tradizione Orale.

      – La ricchezza di questi significati è enorme.
  • Perché sono parole di grande importanza legate al concetto parola-ascolto. Parlare vuole dire consegnarsi a colui che ascolta, parlare vuole dire prendere se stesso e consegnarsi, cioè realizzare un pieno evento di comunione.
  • È nella comunione che trova il suo primo senso l’incarnazione, il Dio che parla alla carne diventa carne e si consegna alla carne attraverso l’uomo. Allora ascoltare vuole dire accogliere, accogliere totalmente colui che mi si consegna.
  • Parlare e ascoltare vuole dire creare, realizzare, comunione. Infatti, la lettera àlef allude alla Divinità; la lettera làmed ha le stesse consonanti che compongono la parola insegnamento, lomed, e la lettera pe significa bocca, la bocca della Tradizione Orale.
      – La parola òzen = orecchio è importantissima.
  • La parola è composta da: א = àlef = Divinità, ז = zàyin = nutre, נ = nun = spirito vitale, anima, nèfesh. Dunque l’orecchio è il mezzo attraverso cui l’anima, intesa come vita, recepisce il messaggio divino. Lo recepisce e lo vive.
  • I padri del cristianesimo perciò solevano affermare che Maria aveva concepito attraverso l’orecchio; cioè si era posta talmente in ascolto che aveva accolto totalmente il Parlante e gli aveva dato carne. Sono immagini non proprio originali, ma hanno la loro radice in queste culture.
  • Una tradizione ebraica a conferma della molteplicità delle interpretazioni, dice: quando Mosè portò al popolo la Legge, lo attendevano migliaia di ebrei e migliaia furono le sue interpretazioni.
La mistica del linguaggio, la qabbalah.
La mistica del linguaggio, la qabbalah. Tabella esemplificativa dell’albero della vita.
IL NUMERO 666

Dobbiamo però stare molto attenti a non far dire alla scrittura quello che vogliamo, che ci torna comodo o comunque torna di più alle nostre visioni mitiche religiose.

Un esempio è il numero 666 dell’Apocalisse che molti hanno usato e usano a modo loro, ricamandoci strane teorie per fini puramente economici.

La scuola giovannea di Patmos, isola greca, redige l’Apocalisse in greco antico tra il 95-100 d.C., perché il greco allora era lingua universale come l’inglese oggi, ma è di cultura ebraica e ragiona e scrive secondo i dettami della pura tradizione midrashica.

Il numero 666 è contenuto nel versetto 13,18 ed appare una sola volta in tutto il libro: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: infatti è numero d’uomo e il suo numero è seicentosessantasei“.

LA BESTIA

La persona rappresentata dal citato numero della bestia, secondo molti studiosi altri non sarebbe che l’imperatore Nerone, autore della persecuzione dei cristiani nella quale morirono gli apostoli Pietro e Paolo.

Essi fanno riferimento al multigramma cabalistico QSR NRN = ןורנ רסק cioè ק=100 + ס=60 + ר=200 + נ=50 + ר=200 + ו=6 + נ=50 per un totale di 666. Pertanto il 666 va letto come parola e non come numero.

E la parola si legge Nero Caesar, Cesare Nerone. Indica sì il male assoluto, ma è riferito al male espresso dal potere di Nerone, che anche dai suoi contemporanei pagani veniva considerato una incarnazione demoniaca.

IRENEO DI LIONE

Ireneo da Lione, il più noto degli studiosi di gematria cristiano, dopo aver decifrato il numero della bestia, in base all’alfabeto greco, ha ottenuto ben tre ipotesi: Euanthas, Lateinos e Teitan.

Tuttavia Ireneo affermava che era più sicuro e senza pericolo attendere il compimento della profezia che fare elucubrazioni e divinazioni. Perché lo stesso nome può essere espresso con molti nomi (Ireneo 1984b: 229).

SIGNIFICATI DIVERSI

Si tenga anche presente che la gematria, l’utilizzo della corrispondenza fra i numeri e le lettere dell’alfabeto ebraico, greco o latino, può produrre molti significati diversi e costituisce più un gioco intellettuale, utilizzato spesso a scopo di lucro, che uno strumento di pura indagine.

È necessario quindi sapere distinguere la fede dalla religione e la religione dalla fede. Cioè, ritrovare il valore della fede come fondamento di quei gesti che sono gesti religiosi, ma che hanno valore solo se sono fondati nella fede.

L’ebreo Gesù

Anche Gesù, quale figlio della cultura ebraica, si muove in questo ambito e si muove con queste metodologie.

Purtroppo l’abbiamo ridotto a un occidentale, gli abbiamo fatto dire cose occidentali che sicuramente non ha mai affermato. E gli abbiamo fatto dire quello che le filosofie occidentali avrebbero voluto che dicesse.

Noi vorremmo che Dio fosse creato a nostra immagine e somiglianza.