Angeli e gerarchie angeliche, l’esercito di Dio

Parlare degli Angeli e delle Gerarchie Angeliche è addentrarsi in ambiti e concetti che la nostra mente fatica notevolmente a comprendere. Il livello di elevazione spirituale personale è l’elemento discriminante tra le diverse visioni dell’argomento.

Il termine livello di elevazione non ha alcun riferimento a quanto appartiene al livello culturale personale, piuttosto alla comprensione profonda del cuore. Perciò qualsiasi concetto, pensiero, astrazione o realtà, elaborato dalla nostra mente ha come presupposto inscindibile il concetto di tempo, spazio ed energia.

Con questi limiti, all’intelligenza umana risulta pressoché impossibile comprendere Dio, che possiede invece attributi sovrumani: infinito, onnipresenza, onnipotenza, ed altro. Eppure l’uomo conserva nel proprio cuore questo desiderio di ricerca di Dio; questa aspirazione profonda che lo spinge incessantemente alla ricerca di un senso della vita non legato alla sola materialità ma a qualcosa di ben più elevato.

gerarchie angeliche Chagall
Angeli, Ciclo kabbalah, Marc Chagall, Museo biblico Nizza, Francia.

ESPRESSIONE DEL PIANO DIVINO

Quasi che il piano della materialità sia in qualche modo espressione del piano Divino e disposto secondo leggi non ancora del tutto a noi conosciute. Dio è pertanto concepito come il Creatore dell’Universo in tutta la sua immensità e vastità; come Colui che regge e governa la sua esistenza con leggi perfette da Lui definite.

Per avvicinarci in qualche modo al concetto di Dio, possiamo prendere come idea ispiratrice i concetti della creazione del mondo, e di come lo stesso viene governato, dalla Tradizione ebraica e in parte dalla antica tradizione cabalistica.

La formazione dell’universo è descritta nel libro della Genesi, e secondo queste tradizioni Dio non può essere rappresentato né definito nel nostro mondo. Rappresentarlo o definirlo significherebbe limitarlo, e questo non è possibile. Di conseguenza non si può definire cosa Dio è.

Queste Tradizioni usavano definire solo ciò che Dio non è. Nella definizione della cosmologia i kabbalisti esprimono questa idea con la parola ain = senza, che viene posta all’inizio di una parola come prefisso. Il significato di questa parola attribuita a Dio è quello di esprimere il concetto che Dio, prima dell’inizio della costituzione dell’universo, pur essendo non fa parte dell’universo come possiamo osservarlo o concepirlo.

LA CREAZIONE

L’universo prima della creazione, che la Bibbia definisce senza forma e vuoto, è la rappresentazione di un concetto molto importante che viene definito con il termine restringimento. Dio, nel concepire l’idea di un universo creato, cioè di qualcosa di altro da Sé, deve in qualche modo restringersi per dar luogo a uno spazio concettuale in cui la creazione possa sussistere a prescindere dal Creatore.

Poiché Dio è illimitato, qualsiasi spazio ricavato nella sua illimitatezza è illimitato anch’esso. Cioè, lo spazio concettuale definito dal restringimento è illimitato e il termine per definirlo è ain sof = senza limite. Altro termine per definire l’Assoluto è ain sof aur = luce senza limiti.

Lo spazio illimitato espresso dal restringimento rimarrebbe un vuoto sterile se Dio non vi si manifestasse. Ma Dio può manifestarsi soltanto attraverso la consapevolezza di Sé che, simbolicamente, viene concepita come una luce permeante che invade lo spazio in cui avrà luogo la creazione vera e propria.

Nella Bibbia, la prima cosa che Dio creò è la Luce; ovvero la manifestazione di Sé, del Suo riflesso nel mondo del divenire. Da questo concetto di creazione si può capire concretamente il limite della percezione dell’uomo. Se Dio ha gli attributi di infinito, di Ente Supremo increato come possiamo pensare che la nostra mente razionale possa condividere con Dio i limiti di tempo, energia e spazio?

angeli e gerarchie angeliche nella cabala
Secondo la cosmologia cabalistica, Dio permea e contiene tutto l’universo

COSMOLOGIA KABBALISTICA

Secondo la cosmologia cabalistica, Dio permea e contiene tutto l’universo. E poiché Egli è infinito, la mente umana non può contenerlo.

Dio diviene operante nell’universo per il tramite di 10 Sefirot, intelligenze o emanazioni, promanate da Esso come i raggi di luce di una lampada. Dio è il grande architetto del progetto universo e, per arrivare al compimento dell’intera opera, conferisce un incarico a degli esperti ingegneri per elaborare il piano di lavori.

Essi conferiscono, a loro volta, un incarico a capaci geometri per definire la pianta dell’edificio nei dettagli costruttivi ed esecutivi, che vengono poi affidati ad abilissime maestranze per la realizzazione concreta.

Tutte le figure incaricate del progetto universo rappresentano quegli aspetti Divini, sue emanazioni, che noi chiamiamo con i termini Arcangeli, Angeli, Anime Beate. Tali figure o intelligenze sono poi quelle che ne curano l’esistenza, che governano il tutto secondo le leggi Divine stabilite dall’Entità Suprema.

GLI ASSISTENTI DELLA VOLONTÀ CREATRICE

Il termine angelo deriva dal greco anghelos = messaggero. Tutti a grandi linee ne conosciamo il significato, e tutte le religioni, dal Cristianesimo all’Islam fino all’Ebraismo, accettano l’esistenza di questi esseri spirituali.

Fin dall’antichità si considera il fatto che le schiere angeliche sono organizzate in una sorta di Corte celeste, in cui gli angeli rivestono gradi e dignità differenti. Si tratta di esseri incorporei, spirituali, perfetti, creati da Dio all’inizio dei tempi con lo scopo di farne i suoi servitori e messaggeri.

Essi contemplano da sempre e per sempre il volto di Dio, pronti ad accorrere a ogni suo comando, attenti ascoltatori ed esecutori della Sua parola. La Sacra Scrittura indica le particolari missioni degli Arcangeli: servire giorno e notte Dio. E contemplando il suo volto, glorificarlo incessantemente.


CRISTIANESIMO

Nella visione cristiana, gli angeli sono creature divine prive di corpo fisico, dotate di vita eterna, in stretto rapporto con gli esseri umani. Potremmo definirli consiglieri divini, protettori che ci aiutano a vivere meglio.

La figura dell’angelo come simbolo delle gerarchie celesti, appare fin dai primi tempi del cristianesimo, collocandosi in prosecuzione della Tradizione ebraica. Cioè, trasformando i miti precristiani di Vittorie e di Geni alati, che avevano anche la funzione mediatrice tra le supreme divinità e il mondo terrestre, in Essenze soprannaturali divine.

EBRAISMO

Degli angeli se ne è occupata esaurientemente la Cabala ebraica, secondo la quale per ognuno di essi esiste una dimora collocata nei 5 gradi/giorni dello zodiaco.

Ogni individuo, a seconda della data di nascita e del segno di appartenenza, sarebbe influenzato da un particolare angelo. Il numero totale di angeli è 72.

I nomi degli angeli sono ricavati da 3 versetti dell’Esodo, uno dei libri di Mosè, al capitolo 14 e ogni versetto include 72 lettere. Ogni angelo ha caratteristiche peculiari, concepite a partire dal nome, che rappresentano i doni divini che egli porta ai suoi protetti.

ISLAMISMO

Nell’islam, sono veri e propri esseri creati che eventualmente subiranno anche la morte, ma sono generalmente nascosti ai sensi. Non sono divini o semi-divini, e non sono soci a Dio nel prendersi cura di diversi parti dell’universo.

La parola araba per angeli è mala’ika = assistere ed aiutare. La fede nel mondo invisibile creato da Allah comprende la fede nel Paradiso, nell’Inferno, negli Angeli e molto altro. Perciò la Sura An-Nisa versetto136 dice: «Chiunque nega Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi libri, nei Suoi messaggeri e nel giorno del giudizio, è andato molto, molto fuori strada».

Gabriele e Maometto.
Il profeta Maometto e l’angelo Gabriele.

Non sono oggetti di adorazione o di preghiera, in quanto non trasmettono a Dio le preghiere dei fedeli. Tutti loro sono sottomessi a Dio e realizzano i Suoi comandi (Sura Al-Tahreem: 6). Dal punto di vista islamico, non esistono angeli caduti: non ci sono angeli buoni e angeli malvagi.

Gli esseri umani non diventano angeli dopo la morte. Satana non è un angelo caduto, piuttosto è uno dei jinn = entità soprannaturale o genio, una creazione di Dio parallela agli esseri umani e agli angeli.

Gli angeli furono creati dalla luce prima di essere creati gli esseri umani, e quindi la loro rappresentazione grafica o simbolica nell’arte islamica è rara.

Tuttavia sono generalmente esseri belli con ali come descritti nelle scritture musulmane. Gli angeli si differenziano nelle gerarchie cosmiche e nei compiti. Essi sono differenti per dimensioni, stato e merito.

BUDDISMO

Nella cultura buddista incontriamo dei miti estremamente complessi, con la presenza di innumerevoli divinità. Tale folla di divinità, apparentemente anarchica, di esseri intermedi, energie, potenze, costituisce una gerarchia di forze incessantemente attive che, in modo diretto o indiretto, entrano in relazione con gli uomini.

In particolare nella mitologia vedica e buddista, ritroviamo degli spiriti benigni, di natura angelica, denominati Deva. Il termine significa risplendente, essere di luce e indica la divinità.

angeli_nel_buddismo

I grandi Deva vengono chiamati Chohan. I grandi Chohan a loro volta prendono il nome di Mahachohan. Esiste anche una categoria eccelsa detta dei Dhyan Choan.

Queste tre categorie formano una classificazione simile a quella di Dionigi l’Areopagita fatta per il cristianesimo.

Il deva, nel pantheon dell’Oriente, è considerato una divinità minore. A lui è affidato prevalentemente il compito di tutelare luoghi ed entità naturali: boschi, alberi, nuvole, laghi, venti, montagne, etc.

Più in generale, custodisce elementi dei regni minerale, vegetale e animale. Ciò che distingue i Deva dagli angeli è la vicinanza più alle entità naturali che agli uomini.

PROTESTANTESIMO

Durante la Riforma Protestante si cercò di riportare la fede ai dettami delle Sacre Scritture. Così, mentre i Cattolici sono devoti ad angeli, Santi e a Madre Maria, i Protestanti non attribuiscono loro alcuna venerazione.

Gli angeli vengono accettati solo per i ruoli e le funzioni ad essi demandati da Dio. Martin Lutero considerava idolatria il culto degli angeli e dei Santi. Calvino considerava idolatria interrogarsi sull’aspetto, sul ruolo e sul numero degli angeli.

GERARCHIE ANGELICHE

Possiamo quindi capire il concetto di gerarchia Angelica quale insieme di Entità in constante contatto con la fonte suprema, ma con livelli di perfezione e funzioni più o meno limitate.

Il concetto limitate non deve trarre in inganno, in quanto la limitazione può certo esistere tra schiere di Angeli più o meno vicine al Creatore. Ma comunque tutti sono da ritenersi Esseri elevatissimi nei confronto all’uomo.

Gli appartenenti alle gerarchie sono specchi trasparenti adatti a ricevere il raggio di Luce del Principio divino, santamente ricolmi dello splendore a loro dovuto e a loro volta largamente risplendenti verso quelli che li seguono.

L’usanza di invocare entità spirituali alle quali si attribuiscono vari poteri, viene fatta risalire ad epoche antichissime. Nella Genesi viene menzionato un simbolo della gerarchia angelica, che stabilisce una connessione fra l’uomo e Dio: la scala di Giacobbe.

L’uomo ha attribuito dei nomi alle Gerarchie Angeliche o i singoli Angeli per identificarli. Non perché questi nomi siano stati suggeriti effettivamente da Dio, ma solo necessità di dover disporre di un nome per qualsiasi cosa esiste.

Nella Bibbia sono innumerevoli le citazioni di apparizioni di Angeli che hanno diversi nomi e funzioni: dalle visioni bibliche dei profeti alle visioni celestiali del Vangelo.

La tradizione cristiana, che riprende quell’ebraica, insegna l’esistenza di nove ordini angelici, dal basso verso l’alto: Angeli, Arcangeli, Principati, Virtù, Potestà, Dominazioni, Troni, Cherubini, Serafini.

La pienezza della Vita e Luce Divina discende dal Cielo in Terra attraverso tre ordini, diviso ciascuno in tre gradi, nove in tutto. Il più alto la riceve immediatamente da Dio, e ciascuno degli altri da quello che gli sta immediatamente sopra.

I tre gradi sono, per ordine discendente:
– Superiore o Prima Gerarchia, i più vicini a Dio: Serafini, Cherubini e Troni.
– Intermedia o Seconda Gerarchia: Dominazioni, Virtù e Potestà.
– Inferiore o Terza Gerarchia: Principati, Arcangeli e Angeli.

CORI ANGELICI

Il Coro Angelico è un aspetto della potenza e delle virtù divine. È per mezzo di loro che riceviamo la luce Divina ed è per mezzo di loro che riusciamo ad entrare in relazione con Dio. Ciò che riceviamo da Dio è un raggio, un effluvio, che viene da lontano e discende attraverso le gerarchie angeliche.

È sempre Dio che risponde alle nostre richieste. Egli però non risponde mai direttamente perché è Luce Pura. Discende a noi attraverso le Entità luminose che la tradizione ha definito gerarchie angeliche.

Ogni ordine, aderendo alla conformità o imitazione divina, riceve la luce, la scienza, il bene e li trasmette secondo un processo di purificazione, di illuminazione, di perfezione.
Si possono intendere i cori angelici come tramiti o veicoli dell’emanazione del pensiero divino Creatore verso la manifestazione fisica del creato.

Cori angelici
The Assumption of the Virgin and angelic choirs, Francesco Botticini,National Gallery, Londra

 

Le schiere angeliche operano lungo il percorso della creazione secondo il loro grado di conoscenza e la loro funzione. Ogni Coro e Ordine riceve dal livello superiore ed emana al livello inferiore quanto le Leggi consentono.

Ciò permette all’elemento creato di assumere una propria identità e una propria caratteristica. Dai Serafini agli Angeli assistiamo alla solidificazione della volontà Creatrice. I primi sono Puro Specchio, i secondi Custodi e gli altri Costruttori a livello fisico.

La distinzione degli angeli in gerarchie e ordini si poggia non tanto sui doni naturali della loro essenza specifica, quanto sul grado della loro elevazione soprannaturale e sulla visione intuitiva che Dio ha loro concesso.

  • Secondo la Tradizione, si può attribuire a ciascuna Gerarchia e Ordine gli attributi specifici che Dio ha voluto loro donare:
    Prima gerarchia = Serafini, Cherubini, Troni, conosce e apprezza le leggi provenienti dal Principio Universale, che è Dio.
    Seconda gerarchia = Dominazioni, Virtù, Potestà, raccoglie come esecutori le cause universali create, che sono già.
    Terza gerarchia = Principati, Arcangeli, Angeli, applica a ciascun essere la volontà divina indipendentemente da cause particolari.

LINGUAGGIO BIBLICO

Il linguaggio biblico è solo figurativo, conforme alla concretezza ebraica, che parla del braccio di Dio (Esodo 6,6) e dei suoi occhi e orecchi (Salmo 34,15). In Esodo 23,20 infatti Dio dice a Mosè: «Io mando un angelo davanti a te per proteggerti lungo la via, e per introdurti nel luogo che ho preparato».

Il protomartire Stefano, di fronte al sommo sacerdote, rammenta che con l’aiuto dell’angelo Dio aveva liberato gli ebrei dalla schiavitù: «compiendo prodigi e segni nel paese d’Egitto, nel mar Rosso e nel deserto per quarant’anni», Atti 7,35-36.

Erroneamente, alcuni pensano che l’angelo di Dio sia Gesù di Nazareth. Questo errore di identificare Gesù con l’angelo di Dio è presente nelle Chiese Cristiane di Dio e presso i Testimoni di Geova, che vedono nell’angelo un presunto Gesù preumano. La Bibbia parla chiaramente dell’angelo come portavoce di Dio.

Asserire che il logos = Parola, in Giovanni 1,1 sia Gesù è contrario alla Scrittura. L’errata convinzione nasce dal frainteso dei versetti Giovanni 1,18: «Nessuno ha mai visto Dio: il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre, ce l’ha fatto conoscere». Filippesi 2,11: «Gesù Cristo è Signore alla gloria di Dio»; e 1 Timoteo 2,5: «c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo».

Dell’angelo, Dio stesso dice al popolo ebraico: «Io mando un angelo davanti a te per proteggerti lungo la via, e per introdurti nel luogo che ho preparato. Davanti a lui comportati con cautela e ubbidisci alla sua voce. Non ribellarti a lui, perché egli non perdonerà le vostre trasgressioni; poiché il mio nome è in lui», Esodo 23,20-21.

CHI SONO GLI ANGELI

Chi sono gli angeli, dunque? Nell’immaginario popolare e nelle religioni, sono creature spirituali buone che, assistendo Dio, sono al servizio dell’umanità. Da qui nasce anche l’idea dell’angelo custode. Nella mitologia greca era già presente la figura dell’angelo.

Nel Talmud è detto che gli ebrei diedero agli angeli i nomi che avevano presso i babilonesi e che i rabbini lottarono contro la tendenza popolare che annetteva loro troppa importanza, minacciando il monoteismo.

Angeli messaggeri
In tutto il loro essere gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Marc Chagall, ciclo kabbalah, Museo Biblico Nizza, Francia.

 

Eppure gli angeli hanno una storia molto antica, risalente ai tempi dei Sumeri e degli Egizi, prima che la religione ebraica si desse una propria dottrina su queste creature, successiva all’Antico Testamento, e che la setta degli Esseni teorizzasse la lotta finale tra creature del Bene e del Male per il destino dell’Uomo.

I Sumeri ritenevano che ciascun essere umano avesse un proprio spirito protettivo, in termini più moderni potremmo definirlo angelo custode. Non è chiaro come queste figure di messaggeri divini e di angeli custodi siano penetrate nella cultura sumerica.

Ma si può congetturare che in tempi preistorici, nelle aree dell’Asia Centrale, fosse molto diffusa la religione animistica che attribuiva alla Natura una sua spiritualità, riferendosi a tali spiriti tramite la loro rappresentazione animale.

Uccelli rapaci, come il falco e l’aquila, dotati di maestosità e regalità, potevano ben rivestire il ruolo di messaggeri degli Dei. Il passaggio a una rappresentazione mista umana-animale avrebbe poi fatto il resto.

Questa credenza negli angeli si diffuse nelle popolazioni confinanti con i Sumeri, in particolare dopo che la loro civiltà fu conquistata da altre semitiche più battagliere, all’inizio del II millennio a.C.

Presso gli Egizi esisteva un particolare culto in cui si invocava l’aiuto degli Hunmanit, un gruppo di esseri connessi col sole che erano rappresentati in forma di raggi del disco solare, in modo simile a quanto sarebbe avvenuto per i serafini nella cultura cristiana.

Gli Hunmanit, poiché avevano il compito di proteggere il sole, si occupavano anche della protezione degli esseri umani, versione ante litteram degli angeli custodi.

Fu proprio in questi popoli semitici che si sviluppò l’idea degli angeli suddivisi in gruppi, ciascuno riferibile a uno specifico Dio del loro pantheon, e che esistessero delle gerarchie, concetto mutuato successivamente dal monoteismo ebraico e cristiano.

EMANAZIONE DIVINA DEL CORO ANGELICO

Angeli di Marc Chagall
Angeli, ciclo kabbalah, Marc Chagall, Museo Biblico, Nizza, Francia.
1. EMANAZIONE DIVINA DI KETER = CORONA
  • Santo Nome di Eheieh: il Nome dell’Essenza Divina, il nome di Colui che è che può essere racchiuso nel concetto supremo: Io sono Colui che è.
    Capo del Coro Metatron: Colui che conduce altri al cospetto di Dio.
    Ordine Angelico dei Chaiot ha-Qadesh: le Sante Creature viventi, chiamate anche Seraphim = Serafini.

I Serafini sono le prime entità celestiali che ricevono le emanazioni divine, si dissetano alla Sorgente della luce, alla Sorgente dell’amore che costituisce il loro unico alimento. Si nutrono contemplando il Signore ed è per questo che sono raffigurati con il corpo cosparso d’occhi. I Serafini sono la più perfetta manifestazione dell’amore.

L’emanazione divina di Keter rappresenta la purezza assoluta, la luce purissima. Il capo dei Serafini è Metatron: il Principe che conduce altri al cospetto di Dio. Egli è l’unico a trovarsi faccia a faccia con Dio.

Nessuno essere umano, per quanto elevato sia, può entrare direttamente in contatto con Dio, poiché Dio è un fuoco divoratore, che lo ridurrebbe subito in cenere. Occorre quindi un intermediario che parli all’uomo da parte del Signore. Il Santo Nome che ripetono incessantemente i Serafini per celebrare la gloria di Dio è: Eheieh.

Cubo di Metatron
Cubo di Metatron.

Metatron, in greco μετà θρóνος = dopo il trono, è Colui che serve dietro il Colui. È l’inviato speciale di Dio per tutte le questioni che attengono al nostro mondo. Determina l’unione fra desiderio e ragione, e proietta le realtà astratte dai Mondi Superiori ai Mondi Inferiori.

Si può definire la voce di Dio e il suo compito è di portare i pensieri di Dio rendendoli manifesti, affinché la Creazione diventi un insieme coerente. Già dall’antichità si fa riferimento a Metatron nelle tradizioni orali ebraiche, cristiane e islamiche.

Le prime informazioni scritte su di lui appaiono nel Libro dello Zohàr, testo profetico ebraico che è il libro più importante della tradizione cabalistica. Egli è considerato da alcuni come l’ispiratore della Kabbalah e dell’Albero della Vita: mappa della Creazione Cosmica.

Alcuni studiosi credono che Metatron sia l’Angelo del Signore come scritto in vari passaggi del Vecchio Testamento. È conosciuto anche come il Re o il Principe degli Angeli, l’Angelo che siede alla destra di Dio, la Voce di Dio, l’Angelo in cima all’Albero della Vita e l’Angelo della Presenza.

Egli è l’Angelo dei numeri, in quanto è descritto con 72 ali e 12 facce ed è conosciuto per il suo Cubo, che ha collegamento con il Fiore della Vita. Questo simbolo rappresenta il completamento dell’opera creativa del mondo ed è composto da sette cerchi interconnessi. Il simbolo appartiene alla geometria sacra.

Il Cubo di Metatron spiega come è avvenuta la Creazione del nostro universo. ED è una complessa figura geometrica tridimensionale composta da 13 sfere tenute insieme da linee che partono dal centro esatto di ciascuna sfera: le sfere rappresentano l’Energia Femminile, mentre le linee rette rappresentano l’Energia Maschile.

Il Cubo di Metatron rappresenta l’unione del Principio Maschile con quello Femminile, che insieme creano la Sorgente di Vita Infinita, ovvero il principio dell’Unità, del Tutto. Si ritiene che Dio abbia creato l’intero Cosmo secondo un preciso progetto geometrico.

2. EMANAZIONE DIVINA DI CHOKHMÀ = SAGGEZZA
  • Santo Nome di Yah: la Divina Saggezza Ideale.
    Capo del Coro Raziel o Rasaele: il Principe della conoscenza delle cose nascoste.
    Ordine Angelico degli Auphanim: le Ruote delle Forze vorticanti, chiamati anche Kerubim = Cherubini.
Cori angelici
L’esercito di Dio, angeli, schiere angeliche e cori.

I Cherubini, muovendosi, rimescolano la materia primordiale che si delinea attraverso gli Animali Santi e la elaborano affinché possa servire ai disegni di Dio. Come i Serafini, anche i Cherubini penetrano da vicino i misteri divini e sanno comunicare agli altri la luce della divina Sapienza ricevuta. Contemplano la bellezza e i lumi divini che poi trasmettono agli altri gradualmente.

Il mondo dei Cherubini è quello della musica delle sfere, cioè l’armonia che esiste fra tutti gli elementi dell’universo. I Cherubini solo deputati alla conoscenza = saggezza della Sapienza Divina, intesa come le leggi perfette che governano l’intero universo.

Raziel = Segreto di Dio, è il capo dei Cherubini; è l’Arcangelo della Saggezza, della Bontà e della Sapienza. Secondo la Kabbalah è l’Arcangelo reggente della sefirà Chokhmà = sapienza, principio maschile, attivo, positivo, che simboleggia lo Spirito dispensatore di vita, il Verbo creatore, la forza necessaria ad ogni attività creativa.

Egli è l’Arcangelo Principe della conoscenza delle cose nascoste. È ispiratore, iniziatore e protettore degli innovatori, degli esploratori, degli aviatori e degli astronauti. E illumina il cammino verso la perfezione, accorda la saggezza e il sapere che guidano verso la conoscenza della Verità.

Nella Kabbalāh giudaica è l’arcangelo conosciuto come l’angelo del mistero o custode dei segreti. Nella mitologia ebraica, è l’autore di un libro che contiene tutta la conoscenza celestiale e terrena, il Sefer Raziel HaMalakh = Libro di Raziel l’angelo.

Angeli e Gerarchie angeliche. Libro di Raziel
Sefer Raziel HaMalakh = libro di Raziel angelo
3. EMANAZIONE DIVINA DI BINÀ = COMPRENSIONE
  • Santo Nome di Jehovah Elohim: la Perfezione del Creato.
    Capo del Coro Tsaphqiel: il Principe della lotta spirituale contro il male.
    Ordine Angelico degli Aralim: i Forti e Possenti, chiamati Troni.

I Troni, in ebraico Aralim = Leoni, o anche Araldi o coloro che sono guardati da Dio, Isaia 33,7, introducono il concetto di giudizio e di comprensione nell’applicazione all’universo delle leggi divine conosciute dai Cherubini. Nell’uomo la conoscenza delle verità divine avviene per puro intuito.

E sempre tramite questo, l’uomo può percepire con assoluta certezza la conoscenza di queste verità. L’uomo può percepire tutto questo solo ascoltandosi. I Troni vengono anche riferiti ai Signori del Karma. Le Entità che hanno la comprensione della legge del Karma e ne dispongono il compimento per tutti gli uomini.

Il loro compito è quello di sorreggere il trono di Dio (Merkabah). Secondo Isaia 33,7, i Troni sono: «gli assistenti di Dio nei suoi giudizi, coloro che vedono Dio, gli specchi di Dio». Secondo Tommaso d’Aquino (1225–1274): «i Troni hanno il compito di ponderare la disposizione dei giudizi divini». Cioè, essi svolgono e soddisfano la giustizia divina del Signore.

Una caratteristica che condividono con i Cherubini è quella d’essere pieni di occhi tutt’intorno, Ezechiele 1,18. Il termine pieni di occhi può significare anche che avevano molti colori. La parola usata per occhi nel testo è einayim e proviene dalla radice ein, ed è la stessa usata in Numeri 11,7.

Binael, detto Visione di Dio, è l’angelo della contemplazione della verità, e significa Dio mia verità. Il suo nome mistico è Tsaphkiel. In questo nome la forza dello Tzadi genera il Peh, segno della Parola Creatrice, capace di concepire il Kuf, cioè un nuovo Universo dove funge da guida lo Yod, o pensiero attivo.

È padre di tutte le creazioni materiali, di tutte le solidificazioni e cristallizzazioni cosmiche. È l’ordinatore dell’universo nella duplice valenza del termine. Cioè, colui che dà ordini e colui che mette in ordine.

Trasforma le energie cosmiche, particolarmente quelle provenienti da Chokhmà – Raziel, in Leggi che regolano il funzionamento dell’Universo. Egli accorda a ciascuno lo Spazio-Destino. I suoi doni sono illuminazione, iniziazione, maturazione.

Troni, coro angelico.
Visione di Ezechiele 1:4-28, mirabile esempio di contatto dell’uomo con gli Esseri Angelici.
4. EMANAZIONE DIVINA DI CHESSED = MISERICORDIA
  • Santo Nome di Al: Dio forte e possente, regnante in gloria, magnificenza e grazia.
    Capo del Coro Zadkiel: il Principe della misericordia e della benevolenza.
    Ordine Angelico dei Chashmalim: i Fulgenti, chiamati Dominazioni.

Il Coro delle Dominazioni, gli angeli di Chessed = misericordia, diffondono ovunque le loro benedizioni sotto la guida di Zadkiel. E possiedono il senso dell’eternità, della liberalità e della severità.

Non cercano nelle onorificenze la soddisfazione delle loro ambizioni, ma l’utilità del gregge. Non mirano alle cose temporali, ma a ciò che resta per sempre. Sono inflessibili nell’applicazione delle leggi e generosi nel concedere grazie misericordia e benevolenza.

Sono gli angeli del comando, i maestri spirituali. Trasmettono l’Amore Divino attraverso l’energia della Misericordia. Pseudo Dionigi usò il nome di Dominazioni per indicare una categoria di intelligenze celesti libere da qualsiasi legame con le dimensioni più basse, e volta interamente verso l’Essere Sovrano.

Come capo delle Dominazioni, Zadkiel governa le Potenze che stabiliscono i confini entro i quali l’elemento creato potrà agire, nel pieno rispetto delle leggi stabilite in precedenza dai Cherubini. Conferisce l’energia che sprona alla conquista della felicità più ampia, e concede la pienezza materiale e la ricchezza.

Se la nuova creazione rispetterà tali confini interagendo armonicamente, le Dominazioni le infonderanno fiducia, abbondanza e profonda gioia. In caso contrario, esse vengono comunque in soccorso, aiutando la persona a comprendere che tutte le cose sono in abbondanza. Nella vita quotidiana sono portatori di benessere, soddisfazione, vita agiata ed euforia.

L'angelo del sacrificio di Isacco
L’arcangelo Zadkiel secondo la tradizione ebraica è l’angelo che fermò Abramo nell’atto di compiere il sacrificio di Isacco.
5. EMANAZIONE DIVINA DI TIFARETH = BELLEZZA
  • Santo Nome di Yhvh Eloha va-Daath, Dio di sapienza e saggezza che governa la Luce dell’Universo.
    Capo del Coro Raphael: Principe del fulgore, della bellezza e della vita.
    Ordine Angelico dei Melechim: i Re Angelici, chiamati Virtù.

Le Virtù intese come Ordine Angelico non vengono mai menzionate nelle Sacre scritture, tuttavia sono generalmente accettati sia dall’angelologia cristiano-ebraica sia dalle rispettive tradizioni. Le Virtù operano tramite il nome Divino di Yhvh Eloha va-Daath.

Le leggi Divine applicate a tutto il Creato evidenziano la bellezza del piano di Dio Creatore. L’uomo deve comprendere la perfezione del piano Divino, anche se spesso fatica a comprenderlo o lo comprende solo parzialmente. Il dovere delle Virtù è quello di osservare e guidare i gruppi di persone, le comunità.

Il loro nome significa coraggio saldo e intrepidità in tutte le attività. Un coraggio teso all’imitazione di Dio, che mai si stanca di accogliere le illuminazioni donate dal Principio divino. Sono come lampi di luce che ispirano le intuizioni dell’Arte e della Scienza.

Dispensatori di Grazia e valori, le Virtù definiscono la forma, il colore, la dimensione, il profumo, la temperatura di ogni cosa prima che diventi materia. Chiamati pure Fortezze e Quelli che splendono, si ritiene siano angeli estremamente lucenti e trasparenti. Sono gli angeli incaricati della realizzazione dei miracoli.

I protettori degli eroi del bene nel mondo ai quali infondono coraggio e forza. Amano con grande passione gli uomini. Alcune tradizioni affermano che furono proprio due di questi angeli ad accompagnare Cristo nella sua ascesa al Paradiso.

Il capo di questo coro è Raphael o Rafael = Guarigione di Dio o Dio guarisce. È l’arcangelo dell’intelligenza, la potenza che permette di scegliere il modo di vivere e determinare la nostra esistenza. Il suo nome è composto da רפא = medicina, guarigione, e da אל = Dio. Perciò egli è «il medico divino, colui che guarisce da ogni male».

Rafael angelo
Icone russe raffiguranti l’arcangelo Raffaele medico divino.

Rafael quale rappresentante della sapienza, della medicina e dell’amore Divino, ha come elemento proprio la Terra. Secondo l’astrologia tradizionale, la costellazione della Vergine è dominata dal pianeta Mercurio.

Anche nella tradizione cabalistica Raphael è associato a Mercurio. Come Raffaele è l’arcangelo della guarigione, così per i greci Mercurio era il Signore della Medicina. Nelle antiche raffigurazioni Mercurio tiene in mano una verga dal tocco risanante: su di essa si attorcigliano due serpenti, i quali si fronteggiano in alto, senza mai toccarsi, attraverso sette spirali.

L’unico punto in cui si toccano, con le code, corrisponde al coccige, che è sede dell’energia vitale. La verga nel suo complesso rappresenta la spina dorsale dell’uomo, mentre i due serpenti sono i due sistemi nervosi, il vago e il simpatico. Questo simbolo veneratissimo è sigillo ancora oggi dell’Ordine dei Medici e dei Farmacisti.

Arcangelo Raffaele
Mercurio-Raphael è il medico divino, colui che guarisce da ogni male.

Rafael è inoltre il custode dell’intelligenza e della conoscenza applicata alla materia, cioè della ricerca scientifica. È a capo delle schiere di Angeli guaritori, che hanno il compito di dispensare l’energia risanante a coloro che ne fanno richiesta.

Anche gli altri Arcangeli richiedono di accordare l’energia necessaria alle realizzazioni materiali invocate dai loro protetti. Sul piano cosmico, questo Arcangelo ha il compito di introdurre il Pensiero Divino nel mondo tangibile.

A lui si attribuisce anche la Tavola Smeraldina che diede all’uomo le leggi immutabili del sapere occulto. Nel corpo umano è rappresentato dal cuore e collabora con gli arcangeli Michele e Gabriele nella creazione del sangue.

Le sue vibrazioni hanno un colore violetto derivato dall’unione del rosso e del blu che corrispondono rispettivamente, appunto, a Michele e Gabriele, le cui energie trovano una sintesi in Raffaele.

Tavola Smaraldina
L’arcangelo Raphael diede all’uomo la Tavola Smeraldina, che contiene le leggi immutabili del sapere occulto.
6. EMANAZIONE DIVINA DI GHEVURÀ = SEVERITÀ
  • Santo Nome di Elohim Gibor, Dio potente e terribile, che giudica e vendica il male. Regna nell’ira, nel terrore e nella tempesta; alla sua soglia stanno folgori e fiamme.
    Capo del Coro Kamael: Principe della forza e del coraggio.
    Ordine Angelico dei Seraphim: i Fiammeggianti, chiamati Potestà.

Le Potestà, in ebraico Elohim e in greco Exusiai, rappresentano la potenza del Sole che dilegua le tenebre, Apocalisse 12,7. Esse conferiscono a chi se ne rende degno il loro principio che produce luce e potere.

Descritti dalla Bibbia come esseri angelici dai molti colori, sono gli elementi portanti della coscienza e i custodi della storia.

Sono anche chiamate Potenze e Autorità, rappresentano la sesta Essenza Celeste che è splendore e magnificenza, bellezza e regalità, abbondanza divina e volontà d’amore, virilità, fierezza, potenza, coraggio ed eroismo che mai declina.

Sono descritti da Dante come accademicamente guidati e interessati alla sapienza, alle discipline filosofiche, alla teologia, alla religione, a tutto ciò che appartiene a questi studi. Le Potenze e Autorità sono entrambe coinvolte nella formulazione delle ideologie.

Le Potenze, gli angeli della severità, della forza, infiammati di zelo per il Creatore, vanno a ristabilire l’ordine ovunque esso sia minacciato. Sono gli angeli che scacciano gli attacchi del male. Il loro lavoro è paragonabile a quello effettuato dall’organismo per sbarazzarsi delle scorie. Sono coloro che si oppongono ai demoni.

Diversamente dal gioviale Zadkiel, Kamael è l’Arcangelo che amministra in modo inflessibile la giustizia di Dio. Viene definito anche Severità di Dio, Mano destra di Dio, Signore del Karma. Questo Arcangelo esprime forza e coraggio attraverso la severità. Egli corrisponde all’archetipo di Marte e rappresenta la capacità di agire con forza e determinazione.

È l’Arcangelo della Giustizia, ovvero della Legge, ma anche della volontà e della riuscita.
Nella Bibbia le forze guidate da Kamael sono fra quelle che causano l’espulsione della Umanità = Àdam dal Paradiso Terrestre, retto da Zadkiel. La controparte di Kamael porta il nome di Lucifero. Cioè, l’impulso dannoso all’uomo emanato dal sotto-mondo che agisce in contrapposizione alle norme celesti.

Arcangelo Kamuel
L’arcangelo Kamael, Guariento di Arpo, Museo degli Eremitani, Padova.
7. EMANAZIONE DIVINA DI NETZACH = VITTORIA
  • Santo Nome di Jehovah Tzabaoth: Dio degli eserciti, del trionfo e della vittoria, che governa l’Universo con giustizia per l’eternità.
    Capo del Coro Hanial: Principe dell’amore e dell’armonia.
    Ordine Angelico dei Elohim: gli Dei, chiamati Principati.

I Principati o Elohim, i loro doveri, sono descritti da Pseudo-Dionigi l’Areopagita in De coelesti hierarchia: il nome di Principati celesti indica la loro condizione privilegiata simile a quella di Dio e la loro autorità in un ordine che è santo e più appropriato ai poteri del principe. Essi sono completamente rivolti al Principe dei principi, e guidano gli altri in maniera principesca.

Al pari degli Angeli e degli Arcangeli che non sono di fronte a Dio come le gerarchie superiori, i Principati si occupano direttamente ed esclusivamente degli uomini e degli affari terreni. Sono coloro che creano le circostanze per favorire la divina Provvidenza e per rendere le nazioni protette. E assolvono le funzioni di messaggeri del Cielo.

Dante li cita nella Divina Commedia e dice: «Poscia ne’ due penultimi tripudi, Principati e Arcangeli si girano; l’ultimo è tutto di Angelici ludi», Divina Commedia, Paradiso, XXVIII, 124-126. I Principati sono i protettori delle manifestazioni religiose e di culto che stabiliscono e conservano i legami tra creature e Creatore.

Il loro ruolo è di fronteggiare l’influenza costante del demonio, e di ispirare ai loro responsabili le decisioni conformi alla legge di Dio. Essi indirizzano i loro protetti verso il bene. Infatti sono esperti nella formazione di corpi di materia mentale. È attraverso la nostra mente concreta che i Principati si esprimono, e per mezzo di essi noi riusciamo a formulare i nostri concetti.

Haniel = Bellezza è l’angelo predisposto a condurre sulla via della scoperta della vera bellezza del mondo. Nella prima lettera di Pietro 3,21-22, si dice: «Egli (Cristo) ora si trova in cielo, accanto a Dio, e regna sopra tutti gli angeli, il Quale è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze».

La Tradizione ebraica afferma che fu Haniel a trasportare direttamente in Paradiso Enoch. E sempre secondo questa Tradizione, Cervill, un angelo appartenente a questo Coro, sostenne e favorì Davide nella battaglia contro Golia. Arcangelo Haniel esprime la potenza dell’amore e della bellezza, e domina le costellazioni del Toro e della Bilancia.

Nella Kabbalāh la sede di Hamiel, è la settima Sefirà Netzach = Venere. Haniel significa Dio benevolo o Grazia di Dio. Nell’antica Babilonia, l’Arcangelo Haniel aiutava i sacerdoti che si occupavano intensivamente di astrologia, astronomia, energia lunare e pratiche di guarigione. Da allora, viene associato alla Luna e al pianeta Venere.

La sua energia è simile a quella della dea lunare. Perché da un lato è eterea, mentre dall’altro è molto nutriente. Il colore della sua aura splende di bianco bluastro, proprio come una luna piena splendente.

Il Coro presieduto da Haniel, esalta e magnifica la realtà materiale per renderla desiderabile agli uomini in cerca di esperienze. Haniel amministra l’energia del desiderio, che genera l’interesse e induce alla seduzione.

L’Amore concesso da Haniel infonde il desiderio da incorporare in noi stessi, ovvero stimola la conoscenza dell’altro e della materialità del rapporto, e di goderne. Anche se l’amore che scaturisce dalla conoscenza del mondo materiale, non è ancora puro ma solo una conoscenza globale del tutto.

Angeli armati
Schiere angeliche, Guariento, Padova, Musei Civici.
8. EMANAZIONE DIVINA DI HOD = GLORIA
  • Santo Nome di Elohim Tzabaoth: Dio degli eserciti, della misericordia e della concordia, della lode e dell’onore e governa l’universo in saggezza e armonia.
    Capo del Coro Michael: Principe dello splendore e della saggezza.
    Ordine Angelico dei Beni Elohim: Figli degli Dei, chiamati Arcangeli.

L’Ordine Angelico sicuramente più conosciuto. Il nome proviene dal greco αρχάγγελος = archangelos. Il nome ebraico del Coro angelico degli Arcangeli è Beni Elohìm = Figli di Dei (Genesi 6,2).

Gli angeli menzionati nei libri più antichi della Bibbia Ebraica sono senza nomi. Il rabbino Simeon ben Lakish di Tiberiade (230-270) asseriva che tutti i nomi specifici degli angeli e demoni vengono riportati dagli Ebrei di Babilonia.

Dei sette arcangeli del giudaismo post-esilio, solo tre: Gabriele, Michele e Raffaele, vengono menzionati per nome nelle Scritture. Gli altri quattro vengono nominati nel capitolo XX del Libro di Enoch (II secolo a.C.): Uriele, Raguel, Sariel e Remiel.

I quattro arcangeli vennero aggiunti ai nomi dei tre principali per rappresentare i quattro punti cardinali, Uriele generalmente rappresentava il quarto. Il Libro di Enoch da secoli è considerato apocrifo dalla Chiesa Cattolica, Chiesa Ortodossa e Protestante.

Nelle Sacre Scritture la loro presenza è assai diffusa, soprattutto quella dei tre maggiori Arcangeli: Michele, Raffaele e Gabriele. La Chiesa Ortodossa ne riconosce un altro, seppure non completamente accettato da cattolici ed ebrei: Uriele o Uriel.

Michele è citato nel libro di Giuda 1,9. Raffaele è invece uno dei protagonisti dell’episodio di Tobia e Sara, aiutando il primo nella lotta contro un demone maligno che assillava la povera ragazza. Gabriele poi sarà colui che annunzierà alla Vergine Maria la nascita del Messia.

Arcangeli, angeli e gerarchie angeliche
I sette arcangeli, sono sicuramente gli angeli più conosciuto fra tutti.

Gli Arcangeli sono considerati i messaggeri per eccellenza di Dio, soprattutto presenti in momenti critici della storia per annunziare i decreti e gli ammonimenti divini. Essi rivelano, insegnano ed illuminano. In Genesi 18,1 si legge: «Il Signore gli apparve… ed ecco tre uomini».

La locuzione shalisha ve-henna = ecco tre uomini, rivela l’aspetto Trino di Dio apparso ad Abramo e identifica per gematria i nomi dei tre uomini-angeli: Michael, Gabriel e Rafael. L’unità essenziale del Dio Trino o Personalità di Dio Uno, distinte dai tre Arcangeli biblici, è espressa da un quarto Arcangelo: Uriel = Fuoco Divino.

Questi tre Arcangeli raffigurano la Trinità dell’Antico Testamento:
1. Dio, il Creatore, il Padre.
2. La Sapienza di Dio, il Figlio, la Fede che salva e che guarisce dall’ignoranza deiforme.
3. La Potenza di Dio, lo Spirito Santo, la Carità che santifica e fa i miracoli.

Secondo diversi teologi gli Arcangeli non sarebbero un ordine distino ma piuttosto un numero ristretto di angeli speciali, una élite scelta dal Creatore. La Tradizione cristiano-ortodossa infatti ne riconosce solo sette: Michele, Raffaele, Gabriele, Uriele, Barachiele, Geudiele e Sealtiele.

Spiriti zelanti ed obbedienti, delegano alcune missioni ed istruiscono gli ordini inferiori. Proteggono tutti gli uomini tramite gli angeli semplici ma volgono particolare attenzione agli operatori dello Spirito Santo.

Sono considerati leggermente più grandi degli altri angeli ed a volte vengono dipinti con armature o toghe. Spesso sono rappresentati abbigliati da soldati con corazza e stivaletti, ma senza elmo, spesso con una fascia d’oro alla vita. Hanno un paio di ali. Nella mano destra la sfera con le iniziali di Gesù Cristo, nella sinistra una spada nuda con la punta rivolta in alto.

MICHELE

Michael = Colui che è simile a Dio è il Primo dei Principi Primi, Daniele 10,13. Il termine Primi indica i Primi nati, cioè creati o Primogeniti. Clemente d’Alessandria li definisce Angeli Protoremielctisti = coloro che stanno nella Divina Presenza.

Egli rappresenta Dio Uno e Trino (Giovanni 1,1) e la prima Persona della Trinità: il Padre. Il suo nome è composto da tre parti. La prima, מי = mi = Chi? designa il grado supremo dell’essenza divina (Zohàr) e indica Dio prima della Creazione, Colui che è il Creatore del firmamento (Isaia 40,26; Apocalisse 3,14).

La seconda parte, la lettera כ = cha = come, ha valore assimilativo e di uguaglianza, nel medesimo tempo però indica distinzione. Designa il Verbo. La terza parte אל = El = Dio.

È citato nella Bibbia ebraica, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele. Secondo l’esegesi ebraica l’angelo Michele sostiene il popolo d’Israele e rappresenta il Kohen Gadol = Sommo Sacerdote davanti a Dio, è infatti legato alla Sefirà Chessed ed è chiamato Grande come il popolo d’Israele.

Nelle Scritture è citato anche come il Capo dell’Armata Celeste (Apocalisse 12,7), un uomo con la spada sguainata (Giosuè 5,14), il Firmamento delle Stelle (Isaia 40,26), che è il suo corpo stesso. È chiamato nel canone romano arcaico il Santo Angelo, ed è un singolare che indica tutti i santi angeli.

L’angelo Michele rivelò a Sarah, sposa di Abramo, la nascita del figlio Isacco. Nell’esegesi ebraica varie opinioni rabbiniche disertano sull’ipotesi che sia stato lui l’angelo che lottò con Giacobbe, e non Samael. Michele viene raffigurato con la spada fiammeggiante, strumento d’Iniziazione e di difesa, e la bilancia per pesare le anime per il giudizio finale.

GABRIELE

Gabriel è il Forte, l’Invincibile di Dio che dice di sé: «Io sono Gabriel, alla Presenza di Dio io sto» (Luca 1,19). E rappresenta lo Spirito Santo (Luca 1,35), ma anche la seconda Persona della Trinità perché il Figlio è Potenza del Padre.

Il suo nome גבריאל = Gabriel, è composto da גבר = potente, da י = yod = simbolo della mano che indica il possesso, e da אל = El = Dio. Perciò il suo nome può essere tradotto come Dio è la mia potenza, o la Mano della Potenza Divina.

Nella Tradizione biblica, a volte, è rappresentato anche come l’angelo della morte o angelo del fuoco. Il Talmud lo descrive come l’unico angelo che può parlare siriaco e caldeo. Nell’Islam, Gabriele è uno dei capi Messaggeri di Dio.

Nel Talmud, Sanhedrin 95b, Gabriele appare come il distruttore dei soldati: armato di affilata falce che era pronta già dalla Creazione. È menzionato pure come colui che mostrò a Giuseppe la via da seguire, colui che evitò alla regina Vashti di apparire nuda davanti al re Assuero e ai suoi ospiti, facendole spuntare una coda. Ma soprattutto è l’angelo che seppellì Mosè.

Nel Talmud Yoma 79a, si narra che Gabriele cadde in disgrazia perché «non aveva obbedito ai comandi dati, rimando così fuori per un po’ dal Velo celeste». Durante questo periodo di 21 giorni, l’angelo guardiano della Persia, Dobiel, fece le veci di Gabriele.

Annunciazione di Gabriele a Maria. Angeli e gerarchie angeliche
Angelico da Fiesole, Arcangelo Gabriele e l’annuncio a Maria, Museo nazionale di San Marco, Basilica di San Marco, Firenze.

Gabriele è anche, secondo il Giudaismo, la voce che disse a Noè di prendere gli animali prima del grande diluvio. L’invisibile forza che evitò ad Abramo di uccidere Isacco e la voce del roveto ardente.

Nell’Islam è chiamato capo dei quattro angeli favoriti e spirito di verità, esplicando sotto altri punti di vista una funzione analoga a quella dello Spirito Santo.

Come forma di deferenza, i musulmani lo chiamano anche Nostro Signore Gabriele (Sidna Jibril), poiché si presenta come iniziatore in grado di trasmettere il messaggio divino al Profeta e di conseguenza agli uomini.

Grazie al fatto di poter intercedere presso Dio, è considerato protettore e interprete della volontà divina. È conosciuto anche come il Grande Ordinatore = An-Namus al-Akbar, lo Spirito Santo = ar-Ruh al-Qaddus e l’Integro = Al-Amin. Gabriele viene descritto fisicamente nel hadīth di Bukhārī (Sahil 4:54:455).

Nel Nuovo Testamento Gabriele appare due volte: al sacerdote Zaccaria, nel Tempio di Gerusalemme, mentre questi faceva l’offerta dell’incenso (Luca 1,15); e a Maria, madre di Gesù (Luca 1, 26-27). II culto dei cattolici all’arcangelo Gabriele è antichissimo, e si collega alla festività dell’Annunciazione.

RAFFAELE

Rafael è il Medico divino, Colui che guarisce da ogni male: «Io sono Rafael, uno dei sette angeli che stanno alla Presenza della Maestà del Signore» (Tobia 12,15). Rafael rappresenta la Sapienza Divina, la Medicina Divina e l’Amore Divino che guarisce da tutti i mali. Il nome è composto da רפא = medicina, guarigione, e da אל = El = Dio.

Egli è il terzo angelo di cui parla la Bibbia. Nel libro di Tobia appare addirittura in forma umana col nome di Azaria. Raffaele è la guida, e difensore, del giovane Tobia o Tobiolo. Solo al termine della sua missione, si rivela dicendo: «uno dei sette spiriti che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore», e incarica Tobia di scrivere l’accaduto.

Essendo un personaggio di un libro deuterocanònico della Bibbia, non è riconosciuto dalla maggior parte delle confessioni Protestanti. Nel Nuovo Testamento, seppure indirettamente, Raffaele è l’angelo del miracolo compiuto da Gesù presso la piscina di Betzaetà.

Raffaele, nel racconto dell’evangelista, è identificato con l’angelo che scendeva nella piscina e ne agitava l’acqua, concedendo la guarigione da ogni malattia al primo che vi si sarebbe tuffato dentro dopo il moto dell’acqua (Giovanni 5,4). Questa identificazione è rimasta nel culto, tanto che il passo della guarigione del cieco veniva letto nelle Messe dedicate al santo.

Rafael angelo
Icone russe raffiguranti l’arcangelo Raffaele medico divino.
URIELE

Uriele o Uriel = Luce di Dio è uno degli arcangeli della tradizione ebraica. Egli compare nel libro di Enoch e pure nel Secondo Libro di Esdra, un’aggiunta apocrifa nella tradizione della Letteratura Apocalittica creata da Esdra, nella quale Uriel viene inviato da Dio per rispondere alle domande del profeta e per istruirlo.

Arcangelo Uriele
Uriele, Luce di Dio, è l’Arcangelo della Pace.

È spesso identificato come il cherubino che «sta a guardia dei cancelli dell’Eden con una spada fiammeggiante», o come l’angelo che «veglia sul tuono e il terrore» (1 Enoch). Nell’Apocalisse di Pietro, versione greca, viene descritto come l’Angelo del pentimento.

Nella Vita di Àdamo ed Eva, è uno dei cherubini del terzo capitolo della Genesi. Egli è comunemente identificato come uno degli angeli che aiutarono a seppellire Àdamo e Abele in Paradiso. Uriel condusse Abramo verso l’Ovest, e fu lui a lottare con Giacobbe a Peniel.

Spesso è raffigurato come l’angelo che decimò l’esercito del re assiro Sennacherib. È l’angelo che annuncia a Noè l’avvento del Diluvio che viene descritto nel Libro di Enoch, (1 Enoch 10,1 Libro degli Osservatori). Ed è colui che controllò che sulle porte d’Egitto vi fosse il sangue d’agnello, durante le piaghe. Detiene inoltre la chiave dell’Inferno nei Tempi della Fine.

RAMIELE

Ramiel = Tuono di Dio è un angelo principalmente delle tradizioni giudaiche. È considerato l’angelo di giustizia. Il suo nome significa Amico di Dio. È il sesto arcangelo presente nel libro di Enoch, il suo compito è quello di portare le visioni di Dio agli uomini e trasportare le anime dei fedeli in paradiso.

 

Arcangelo Remiel
Ramiel è un angelo principalmente delle tradizioni giudaiche.

Nel libro di Enoc Ramiel è a capo di 200 angeli caduti ed è responsabile della speranza nel mondo. Il suo scopo è di tenere sotto controllo angeli caduti e demoni. È noto per distruggere gli spiriti malvagi e gettare angeli caduti nell’inferno (chiamato Gehenna nell’Antico Testamento ebraico e chiamato Tartaro nel Nuovo Testamento greco).

Da sempre è indicato come l’arcangelo della giustizia, equità, armonia, redenzione. A volte è anche conosciuto come l’arcangelo della parola. Sempre nel libro di Enoch, capitolo XXIII, è uno dei sette angeli il cui ruolo è quello di guardare. I suoi doveri sono rimasti gli stessi nelle tradizioni ebraiche e cristiane.

Il suo numero è 6, e la sua funzione è di rettificare e redimere coloro che trasgrediscono le leggi di Dio. Ramiel non è menzionato negli scritti canonici della Bibbia. Tuttavia, in 2 Enoch, il patriarca Enoch narra che fu portato come mortale in Paradiso dagli angeli Ramiel e Sariel.

SARIELE

Sariel = Principe di Dio è un angelo principalmente dalla tradizione giudaica. In 1 Enoch, è un osservatore caduto, uno dei sette angeli santi che è di eternità e tremore. Nella tradizione cabalistica, è l’Arcangelo reggente della Terra, il cui compito è di portare la luce della Conoscenza di Dio all’umanità.

Nello gnosticismo, Sariel viene richiamato per i suoi poteri protettivi. È commemorato nel calendario della Chiesa copta ortodossa su 27 Tobi in calendario copto. Secondo il Libro di Enoch, Sariel, era uno dei capi degli angeli bramato dalle figlie degli uomini.

Questi angeli discesero fino alla vetta del Monte Hermon per acquisire mogli e sedurre gli uomini. Sariel insegnò agli uomini il corso della luna. Il suo nome è elencato anche come Arazyal, Saraqael, Suryal e Asaradel in alcune traduzioni di Enoch 1.

In questo libro, Saraqael è uno degli angeli, che vegliano gli spiriti che peccano nello spirito e Suryal è uno degli angeli che guardano lo spargimento di sangue sulla terra, insieme a Gabriel, Michael, Raphael e Uriel. In Enoch 2 è chiamato con il nome di Samuil o Sariel. È l’angeli che portò Enoch al cielo.

Il libro della guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre, dai Rotoli del Mar morto, elenca il nome di Sariel insieme a Michael, Raphael e Gabriel come nomi da scrivere sugli scudi dei soldati in una torre durante le manovre (1QM 9,15). È usato sugli scudi della terza Torre (1QM 9,16). L’angelo Suriyel è menzionato nel conflitto tra Àdamo ed Eva e Satana.

RAGUELE

L’Arcangelo Raguel appartiene alla Tradizione giudaica. Il suo nome significa Amico di Dio, è l’angelo che rappresenta la giustizia e l’armonia. Il suo compito è quello di portare armonia ed equilibrio nelle situazioni che sono fuori controllo o prive di amore. Egli non è menzionato nei libri canonici della Bibbia ma viene citato nel libro di Enoch.

A Raguel è stata affidata da Dio una missione molto speciale. Si può dire unica. Egli sorveglia gli altri angeli ed Arcangeli al fine di renderli consapevoli della specificità con cui devono eseguire le missioni divine che sono state loro affidate.

Allo stesso tempo, assicura l’armonia generale di tutte le gerarchie celesti e rende possibile la loro perfetta integrazione. Così che riescano a realizzare la volontà divina in ogni istante.

Inoltre, Raguel è dotato di un potere divino, che gli fu conferito da Dio per dare una punizione esemplare agli angeli caduti che si erano trasformati in entità demoniache a causa della loro disobbedienza e della loro rivolta egoistica contro Dio e l’ordine divino. Ciò accadde quando Lucifero si ribellò a Dio.

Tradizionalmente Raguel è considerato il protettore e sostenitore degli esseri umani oppressi che hanno subito delle ingiustizie. È anche il protettore delle persone che sono testate da Dio attraverso prove spirituali.

Ecco perché, in alcuni trattati della Kabbalah, si cita l’importanza del suo ruolo nel restaurare la giustizia e l’armonia divina sulla terra, specialmente con la fine dei tempi.

Nel libro di Enoch, Raguel porta un cerchio di fuoco con cui perseguita tutti gli angeli caduti. E mostra ad Enoch le Sette Montagne; nel mezzo di esse, la più alta montagna è il trono di Dio dove il Messia siederà insieme con l’albero della saggezza.

Raguel è citato nella Apocalisse di Giovanni (Ap 3,7). Egli veglia sugli altri angeli per assicurarsi che lavorino bene insieme con i mortali, in modo armonioso e ordinato secondo l’ordine divino (Ap 3,7–13). E sorveglia gli arcangeli e gli angeli affinché eseguano sempre le leggi di Dio.

Sebbene non menzionato espressamente per nome nella Bibbia, molti teologi credono che ci si riferisca a lui in diversi passi. La maggior parte dei riferimenti biblici a lui riferiti, provengono dalla Apocalisse di Giovanni. Probabili riferimenti storici si possono trovare anche nella cultura babilonese con Rag o Ragumu, e nella cultura sumera con Rig = parlare.

9. EMANAZIONE DIVINA DI YESOD = FONDAMENTO

  • Santo Nome di Shaddai Al Chai: Dio dispensa benefici, Onnipotente e Generoso. Dio della Vita, il Vivente.
    Capo del Coro Gabriel: Principe del mutamento e dell’alterazione.
    Ordine Angelico dei Kerubim: i Cherubici, chiamati Angeli.
Coro degli angeli
La Bibbia dice che l’angelo è portavoce di Dio.

Gli angeli di Yesod, sono la via per raggiungere il Verbo. Si nutrono di Lui, giacché gli Angeli sono il rifugio perfetto della luce divina. Vengono spesso inviati ad annunciare i voleri divini.

Comunicano la divina potenza nella conversione dei peccatori, la sapienza nella rivelazione dei segreti, la misericordia nella glorificazione dei giusti, la giustizia nella condanna dei malvagi.

Nella Kabbalāh ebraica hanno un ruolo fondamentale. Secondo la Tradizione, prima di creare il mondo, Dio insegnò la Kabbalah agli angeli. Nel libro dell’arcangelo Raziel, consegnato ad Àdamo, ci sarebbero stati tutti gli insegnamenti necessari per fare ritorno nell’Eden.
All’interno di tale testo c’è tutta la tradizione mistica ebraica, legata alle corrispondenze tra cose terrestri e celesti. Oltre alla numerologia, dedica ampio spazio ai nomi ed alle funzioni che hanno gli Angeli.

I nomi di quelli che vivono a est e ovest terminano per el, iel, iael; mentre quelli che sono a nord e sud finiscono per iah e ael.

Nella Kabbalah ebraica sono presenti 72 nomi di Angeli, ognuno con uno specifico attributo divino. Gli Angeli appartengono all’ordine più basso della gerarchia angelica. Tra di essi ci sono gli Angeli Custodi, l’ordine in assoluto più vicino all’uomo. Sono responsabili del presentare le offerte, i sacrifici e le preghiere dei loro assistiti presso Dio (Esodo 33,20).

La tradizione popolare confonde spesso gli angeli primordiali, creati prima dell’uomo, con i defunti assunti in Cielo e ora al cospetto del Creatore, in una rivisitazione cristiana del culto dei morti e degli antenati.

Sant’Agostino dice a loro riguardo: La parola angelo designa l’ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito; se si chiede l‘uf­ficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo. In tutto il loro essere gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio.

Per il fatto che vedono la faccia del Padre che è nei cieli (Matteo 18,10), essi sono potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola (Salmo 103,20). In quanto creature puramente spirituali, essi hanno in­telligenza e volontà: sono creature personali e immor­tali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria.

Gli Angeli sono il Coro Angelico più citato nella Bibbia. Essendo dei messaggeri, vengono inviati da Dio presso gli uomini che ne hanno bisogno. Dio è onnipotente (Genesi 17,1; Apocalisse 16,14), è uno spirito (Giovanni 4,24; 2Corinti 3,17). E poiché nessun essere umano può vederlo (Giovanni 1,18) né può sostenere la sua vista (Esodo 33,20), Dio impiega un mediatore angelico.

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