Curiosità, gioia o dolore?

 


Poche sono le certezze che ci impediscono di avere delle domande, ma anche quelle poche alle volte necessitano di verifiche. La curiosità è la verifica di ciò che per noi non è ancora certezza ma che presto lo diventerà.

Verificare ha dei risvolti negativi, e sono rappresentati dalla  paura all’introspezione personale che permette di guardare verso nuovi traguardi, concetti di vita o di rapporto con gli altri con serenità e gioia.

L’impedimento maggiore alla nostra crescita, al vivere ciò che ci circonda, al stare al mondo, siamo noi stessi. È la nostra incapacità di aprirci al nuovo.

APRIRSI AL NUOVO

d'ormesson

«Conoscere, è conoscere attraverso le cause. Capire, è risalire alle origini. Smettiamo di correre. Fermiamoci un attimo. Prendiamoci due minuti per riflettere un po’ e rispondere a una domanda tra le tante.

Crediamo veramente che la vita, il pensiero, il linguaggio, e perché no? la scrittura, siano stati necessari dall’eternità», Jean d’Ormesson in C’est une chose étrange à la fin que le monde.

Siamo tutti figli di un vissuto.

Non ci siamo fatti da solo. Non dobbiamo essere troppo presuntuosi né soddisfatti di credere di non dover nulla agli altri. Dobbiamo tutto a quelli che sono venuti prima di noi e che ci hanno istruito e cresciuto.

Siamo il frutto di un passato dal quale proveniamo. Le origini ci appartengono come appartengono a tutti. E ci devono interessare.

Gli uomini scoprono e inventano.

Quando si scoprono le leggi nascoste della natura, ciò che chiamano verità, facciamo scienza. Quando ci abbandoniamo alla nostra immaginazione e inventiamo ciò che chiamiamo bellezza, facciamo arte.

La verità è stringente come la natura. La bellezza è libera come l’immaginazione.

Ogni giorno la vita offre esempi infiniti di questi stravolgimenti e di questa instabilità universale. «La cosa più incomprensibile è che il mondo sia comprensibile», affermava Einstein.

La storia è la forma che prende il tempo per forgiare il destino degli uomini.

Il mondo è bello. La storia esiste. Questa bellezza e questa esistenza escono dal niente per ritornare a vivere.

E in questo tornare a vivere c’è un grande sogno che è il mondo, la sua scoperta. In questo grande sogno, c’è un altro grande sogno che è la vita.

Pure in questo sogno, c’è ancora un sogno che è la nostra esistenza. Tutti questi sogni non hanno senso, se non c’è il nostro sogno di parteciparvi da protagonisti.

Nessuno è capace di sfuggire alla vertigine che prende di fronte al mondo e al proprio destino.

Non smetteremo mai di scontrarci con l’incomprensibile. Tanto vale cavalcarlo. «La più bella esperienza che si possa fare è quella del mistero», diceva Einstein mentre formulava la sua teoria.

«credo perché assurdo», si ripeteva e rispondeva Agostino di Ippona a chi gli chiedeva della sua fede.

Curiosità, esperienza del mistero.
La più bella esperienza che si possa fare è quella del mistero.

CURIOSITÀ, CHE COS’È?

Sappiamo, o pensiamo di sapere, che cos’è la curiosità. Eppure definirla non è così semplice. Abbiamo curiosità quando c’è una ricerca attiva di nuovi dati e informazioni, dicono gli scienziati. Ovvero: quando siamo portati a esplorare.

whySintomo di vivacità intellettuale, desiderio di conoscere, o invadenza?

Quando si tratta di curiosità il confine può essere davvero molto sottile. Ciò che alcuni percepiscono come interessamento, per altri può essere visto come una violazione della privacy.

Altre volte la sete di informazioni può sconfinare nella morbosità (ad esempio, gossip). C’è chi la considera un pregio, chi invece un difetto.

Sentimento naturale.

In realtà la curiosità è molto di più: è un sentimento naturale, un motore indispensabile che spinge a esplorare e conoscere il mondo che ci circonda.

Fatto non solo di persone ma anche di esperienze diverse l’una dall’altra. La curiosità è motore di conoscenze, di scoperte e in generale di crescita ed evoluzione: per questo viene considerata un fenomeno positivo.

L’importante, in ogni caso, è saperla dosare bene.

Istintività.

Curiosità è un comportamento istintivo, che porta a cercare ciò che è nuovo o diverso. È un’emozione positiva, che porta a desiderare di trovare risposte alle proprie domande. Essere curiosi è la caratteristica fondamentale che contraddistingue coloro che hanno una apertura a nuove esperienza.

yesbreainUnita ad altre caratteristiche complementari, – gusto per il bello, apertura alle emozioni, vivacità intellettuale, immaginazione, – la curiosità è la caratteristica distintiva delle personalità creative.

«La curiosità mette il cervello in uno stato che gli consente di apprendere e conservare qualsiasi tipo di informazione, è un vortice che risucchia ciò che sei motivato ad imparare, e anche tutto ciò che ti circonda», spiega il Dr. Matthias Gruber, dell’Università della California.

Messaggero di felicità.

Gli studi hanno scoperto che quando viene stimolata la curiosità, c’è una maggiore attività nel circuito cerebrale correlata alla ricompensa.

Questo circuito di ricompensa si basa sulla dopamina, un messaggero chimico che trasmette messaggi tra i neuroni.

L’apprendimento motivato dalla curiosità aumenta l’attività nell’ippocampo, una regione del cervello importante per la formazione di nuovi ricordi e di nuove conferme.

Motivatore personale.

Infatti la curiosità è motivante, è un potente motore della motivazione interiore.

Soddisfare una curiosità genera un piacere mentale che chiede di essere continuamente rinnovato. Chiede di cercare ciò che è nuovo, sorprendente, abbastanza complesso ma comprensibile.

Del resto, sono queste le caratteristiche di ciò che, suscitando interesse, accende la nostra curiosità.

Curiosità, la gioia del nuovo.
Soddisfare una curiosità genera un piacere mentale che chiede di essere rinnovato sempre.
ALIMENTARE LA CURIOSITÀ

È semplice, piacevole e vitale. Quando si è curiosi di conoscere qualcosa, la mente si scatena e anticipa nuove idee legate a quel qualcosa.

Senza curiosità, le idee corrono via. Sfuggono senza nemmeno accorgersene, perché la mente è impreparata a riconoscerle.

Alimentare la curiosità permette di vedere nuove realtà e possibilità che normalmente non sono visibili. Non perché non esistono, ma perché nella vita quotidiana sono sì presenti ma spesso celate dietro il velo della routine.

Ecco perché bisogna:
  1. Tenere una mente aperta, accettare la possibilità che qualcosa che scopriamo possa cambiare le nostre opinioni.
  2. Non dare niente per scontato.
  3. Continuare a farsi domande.
  4. Non etichettare nulla come noioso a priori.
  5. Considerare sempre il lato divertente dell’imparare qualcosa di nuovo.
  6. Leggere cose diverse tra loro, e non limitarsi a una singola fonte. Aggiungo che la cosa più importante comunque  è continuare a farsi domande.
Prendersi cura.

Curioso è colui che ha premura, che si prende cura. «La curiosità – ha scritto Foucault – evoca la cura, l’attenzione che si presta a quello che esiste o che potrebbe esistere».

Il pensiero che vale la pena praticare non è quello che «cerca di assimilare ciò che conviene conoscere, ma quello che consente di smarrire le proprie certezze».

La curiosità che si anima non si immobilizza davanti al reale, ma cerca di disfarsi di ciò che è familiare, si esercita a guardare le cose diversamente.

Sebbene l’intelligenza sia più importante della coscienziosità e della curiosità, queste due unite però pesano più della intelligenza.



PALESTRA DEL CERVELLO

Potremmo quindi dire a buon diritto che chi si ferma è perduto. La curiosità, il desiderio di muoversi, di scoprire cose nuove e fare nuove esperienze è il motore più potente che si conosca per far fare ginnastica al nostro cervello e mantenere tutto l’organismo in allenamento e in buona forma a qualsiasi età.

La sete di sapere è l’energia che ha portato l’uomo a progredire sulla scala evolutiva e ha animato il progresso scientifico: ora sappiamo con certezza che è anche il più efficace mezzo anti-età a nostra disposizione.

Le strategie? Uscire dalla nostra comfort zone e metterci alla prova. Seguire le nostre passioni ed essere curiosi il più possibile.

Siamo tutti studenti nella scuola della vita e fino all’ultimo respiro non è mai troppo tardi per imparare cose nuove.

La curiosità e l’interesse sono sempre associati a emozioni e sentimenti positivi: l’attenzione si ravviva, ci aiuta a pensare in modo più articolato, ci stimola ad approfondire e a saperne di più.

GIOIA

È l’emozione che apre al mondo e accende la creatività. E può essere coltivata. La gioia è un potente motore della vita, spinge a migliorarsi, a essere curiosi e aperti agli altri. È l’emozione che più di tutte ha reso l’uomo creativo, portandolo a evolversi attraverso scoperte e conquiste.

La gioia è un’emozione piacevole ed intensa che proviamo quando crediamo che uno scopo per noi molto importante sia stato realizzato. Tuttavia: «l’emozione della gioia non è mai un’emozione pura, ma è sempre turbata da un oscuro timore di perderla», affermava Lucrezio.

Emozione pura.

curiositàNel momento in cui raggiungiamo il tanto agognato oggetto, sia esso una conoscenza o una materialità, ne percepiamo la precarietà e la transitorietà. 

Però la curiosità di cercarlo e di averlo ci ha infuso gioia! Certamente la gioia è molto friabile, impalpabile, delicata. Facilmente si effonde, riempiendoci, ma altrettanto facilmente si vanifica.

Gioire è sì un bene transitorio e può essere perduta con facilità. Ma sicuramente è un’esperienza che non può essere cancellata, una volta provata.

Essa rimane attenuata nel ricordo e riaffiora quando ne abbiamo bisogno. Quando il nostro corpo e soprattutto la nostra mente ne ha bisogno. Per questo è importante viverla con consapevolezza, per farla durare più a lungo.

Essenzialità della gioia.

Recentemente, Barbara Fredrickson, psicologa dell’Università del North Carolina (Usa), ha teorizzato due scopi essenziali della gioia.

  • Il primo è la riduzione degli effetti dan­nosi delle emozioni negative su di noi e la ripresa dalle loro conse­guenze prima di ulteriori danni personali.
  • Il secondo è l’allargamento degli orizzonti di pensiero, che aumenta la flessibilità, migliora l’elaborazione delle informazioni, e ci rende più creativi.
Emozioni positive.

Chi vive più di frequente emozioni positive ha relazioni più soddisfacenti e un maggiore sostegno sociale. Inoltre, costruisce risorse, com­petenze e sa individuare un maggiore repertorio di soluzioni ai problemi, crean­do una spirale positiva di miglioramento di sé.

La spinta alla crescita interiore è tale che non sorprende ritro­vare riferimenti alla gioia in filosofie e religioni diversissime. È fondamento della cristianità e del buddismo, ma si ritrova come protagonista pure negli scritti dei filosofi greci, da Epicuro ad Aristotele.

Curiosità, gioia o dolore?
Chi vive la curiosità ha più di frequente emozioni positive e relazioni più soddisfacenti.

 

FELICITÀ

Nel senso comune gioia e felicità sono termini intercambiabili, ma secondo gli studiosi la seconda, cioè la felicità, è un ombrello sotto cui ci sono altri sentimenti positivi, che dipendono molto dal contesto cultura­le.

industria_della_felicità

L’idea di feli­cità di una società individualistica come quella odierna, coinci­de con il raggiungimento dei propri sco­pi e di successi personali.

Nelle società collettivistiche come quella giapponese, la felicità è più condivisa, trasmessa. Legata all’equilibrio delle relazioni, dei legami personali e sociali.

Le manifestazioni emotive sono attenuate, perché mostra­re la propria gioia potrebbe far soffrire l’altro.

Il cervello esulta.

Quando il cervello esulta, proviamo gioia. Emo­zione primaria proprio perché innata e universale. Si attivano aree cere­brali specifiche correlate al piacere.

La gioia è una delle prime emozioni espresse dai neonati e da subito è importante per comunicare.

L’emozioni sono state selezionate dall’evoluzione perché l’uomo possa adattarsi all’ambiente. Anche informan­do gli altri del proprio stato d’animo, come già aveva intuito Charles Darwin.

Quando, nel 1872, scrisse L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri ani­mali, egli teorizzò che la gioia, in particolare, è suscitata dalla presenza di stimoli coerenti con i propri bisogni.



STUPORE

«Solo lo stupore conosce», diceva Gregorio di Nissa, vescovo e teologo vissuto nella Grecia del IV secolo d.C.

Lo stupore, la meraviglia di una scoperta, di una risposta, conseguenza di una nostra curiosità, è il sale di ogni nostra avventura nella vita.

La curiosità è anche e soprattutto stupore. L’intenso turbamento dovuto a meraviglia e sorpresa di fronte a qualcosa di inatteso, piacevole o spiacevole che sia.

Cioè, quella forte sensazione tale da togliere la capacità di parlare e di agire. Quel senso di spiazzamento che ci lascia sospesi al di fuori della realtà, mentre dentro di noi si fa strada una nuova consapevolezza.

Consapevolezza dell’esserci.

educare_allo_stupore

Lo stupore diventa un prezioso strumento nel corso delle nostre vite, il motore di ogni nostra domanda.

Di fronte a qualcosa di nuovo, di inaspettato, è fisiologico chiedersi il perché. Cercare di scoprire qualcosa di più.

Fare domande e cercare risposte. Cioè, attivare quei comportamenti che portano alla conoscenza.

Vincere l’apatia.

Tuttavia, passare dallo stupore alla domanda, e gradualmente spinti dalla curiosità alla scoperta, non è un meccanismo così fisiologico.

Soprattutto in un mondo, come quello in cui viviamo oggi, dominato dai troppi stimoli e dall’apatia. È qui allora che entra in gioco la nostra capacità di attenzione, importante quanto le emozioni stesse.

Per dare un senso vero alla meraviglia, allo stupore, è indispensabile che ci mettiamo in gioco.

Predisponendoci a cogliere un particolare da cui partire. A chiederci il perché di ciò che vediamo o di ciò che ci accade. A questa emozione così coinvolgente, è indispensabile che dedichiamo tutta la nostra attenzione a ciò che l’ha suscitata.

Curiosità, gioia o dolore?
Solo lo stupore conosce, è il sale di ogni nostra avventura nella vita.
MERAVIGLIA

Gli antichi greci, per definire l’atto di meravigliarsi, usavano il verbo thaumàzein. Nella  radice thàuma non c’è solo il concetto di meraviglia intesa come sensazione gioiosa che nasce dalla novità, bensì anche l’idea di angosciante stupore di fronte alla durezza della vita.

Per Platone e Aristotele la meraviglia rappresenta quella fase in cui non comprendiamo più il nostro essere e quello che ci circonda. È il momento in cui veniamo stimolati a porci domande e a cercare risposte. È il momento in cui si attiva il processo che porta, appunto, alla conoscenza.

Amiamoci di più.

Soffermarci sull’oggetto della nostra meraviglia, è dedicarci attenzione. Ed è proprio da questo soffermarsi attento che scaturiscono le domande su ciò che accade e come accade.

Domande e curiosità che consentono di trasformare un’emozione di pochi secondi in qualcosa di ben più duraturo, in conoscenza e apprendimento.

La meraviglia rende le persone più pazienti, meno materialiste e più altruiste.
esercizi_di_meraviglia

I poteri sorprendenti della meraviglia non si limitano solo alla sensazione gioiosa che nasce dalla novità, ma protegge anche la mente e il corpo. Da studi recenti, sembra che aiuti in modo significativo i disturbi cardiocircolatori, artrite, depressione e la malattia di Alzheimer.

Educhiamoci a stupirci e a stupire.

Educare alla meraviglia un bambino, o noi stessi, significa reimpostare l’apprendimento alla stregua di un viaggio che salpa dal molo più intimo verso un’avventura entusiasmante, nel rispetto delle esigenze intrinseche del bambino, della sua innocenza, dei suoi tempi, del suo senso del mistero e della sua sete di bellezza.

«La mente intuita e curiosa è un dono sacro, la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono», Albert Einstein.

Aristotele, in Metafisica, afferma che «la filosofia e il mito nascono dalla meraviglia, perché chi prova meraviglia, si rende conto di non sapere, e questa consapevolezza è la scintilla che dà origine alla ricerca della conoscenza».

La sequenza è dunque: meraviglia = ignoranza = conoscenza.

DOLORE

la_curiosità_non_invecchiaLa curiosità, come tutte le sensazioni che hanno risvolti benefici per il corpo e la mente, ha pure un risvolto meno benefico che alle volte è causa di notevole malore fisico e mentale: l‘abbandono.

Quando abbiamo raggiunto il fine della nostra ricerca, e quindi abbiamo la conoscenza del risultato, la nostra mente si rilassa e si abbandona alla spossatezza. Per un periodo breve o lungo, ci sembra di essere la centrifuga di un frullatore impazzito.

Il corpo è il luogo in cui tutta la nostra storia è narrata e leggibile.

Specchio del nostro vissuto più profondo. Perciò lasciamoci guidare dall’immaginazione e dall’intuito senza avere paura di essere stupidi o ridicoli. La curiosità non invecchia.

Disegniamo ciò che abbiamo conosciuto, diamogli forma e colore, trasformiamolo in una poesia o in un racconto fantastico!

In ogni caso la prevedibilità dell’evento doloroso non è sufficiente a tappare le ali alla nostra curiosità. Se si è veramente curiosi ogni traguardo è lo stimolo a raggiungerne un altro. E poi un altro ancora.

Il curioso si sente ignorante sempre, cioè sempre mosso dal desideroso di sapere e di conoscenza.

Perdere le cose non è così grave, perché impari a godere non di quel che hai ma di quel che ricordi. Dovremmo abituarci a perdere. Ma per perdere si deve prima trovare. La perdita è intrinseca ad ogni proposito e ad ogni speranza.

Ogni vita, dalla più umile alla più complessa, è un aneddoto tra eredità e ambiente. Una storia individuale con un inizio e una fine, e un destino in fin dei conti. La vita è il più banale dei miracoli!

CHE C’E’ DI INTERESSANTE NEL ROMANZO DEL MONDO?

«Il tempo perché l’enigma si risolva. Più il mondo invecchia, più impara sulla propria giovinezza. Il passato e il futuro si illuminano quando ce ne allontaniamo», Jean d’Ormesson.

La sofferenza rende più sensibili. Essa ci insegna a portare un amore migliore per tutto ciò che è. Nella sofferenza o sotterriamo o scopriamo ciò che abbiamo di nascosto in noi.

In un certo senso, l’imparare presuppone l’accettazione mistica. L’accettazione della vita, la sua speranza indistruttibile.

 



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