Il profeta e la prostituta. Osea, cantore della famiglia.

Interiorità

A ogni compleanno, non c’è interiorità umana che non sia una fucina di nuovi propositi, di nuove speranze e di nuovi accorati appelli alla propria coscienza per migliorarsi nelle relazioni personali ed interpersonali. Di vivere soprattutto una vita meno frenetica e meno egoistica. 

Spesso accade però che un alito di vento, o il sorgere di un nuovo giorno, basti affinché tutto torni come prima. E ciò che erano le nostre migliori intenzioni, e speranze, rimangano impastate nelle betoniere che la quotidianeità fa girare di continuo. La chiosa di Rossella O’ Hara, in Via col vento, ridiventa il nostro motto perpetuo: domani è un altro giorno!

Già, domani è un altro giorno!

Ma può anche capitare che tra i regali ricevuti, ce ne sia uno che colpisca più degli altri, che spalanchi realtà nascoste dell’interiorità che nemmeno si supponeva ne fossimo usufruitori, e possono scatenare un concerto di pensieri stranamente armonioso e trasportante.

Armonie

Ci sono libri che segnano l’interiorità di chi legge. Che chi li ha letti desidera fare leggere ad altri nella convinzione che siano sempre, comunque e per tutti, fonte di aiuto e di riflessione, di ammaestramento e di diletto. Libri evergreen, per intenderci.

Il libro di Giacoma Limentani, Il profeta e la prostituta, Paoline Edizioni, con testo ebraico a fronte, ne è un esempio. Le vicende personali e familiari del profeta Osea e di sua moglie Gòmer, una prostituta, possono tranquillamente affrescare uno spaccato di vita attuale, con tutte le sue contraddizioni e storture.

Storia familiare

L’idolatria prende campo in ogni dove della sfera umana arandolo con la rilassatezza dei costumi e con l’arroganza propria di ogni malinteso senso del potere e la conseguente ingiustizia sociale.

La presunzione dei potenti, allora re e governanti, oggi Capi di Stato e bussiness men, che mettono a tacere i principi fondamentali della vita e della fede, tacciando di partigianeria e di interesse personale chi li promulga, combattendoli ed isolandoli. Se non addirittura mettendoli a morte.

Lo scontro di culture e civiltà, e in ultimo, ma non ultima, la lenta agonia alla morte a cui assoggettiamo noi stessi al discutibile quieto vivere. L’interiorità personale è una quisquilia che si può facilmente barattare.

Ormai siamo talmente abituati ed infatuati da questo status vivendi, che non ci accorgiamo che sta minando le basi stesse dei nostri principi e diritti. I nostri stati di umore e di felicità. Le nostre speranze. 

I sempre più frequenti scatti di ira e di intolleranza che caratterizzano le nostre giornate, stanno abbruttendo le nostre interiorità e scatenando una sorta di rifiuto di noi stessi che termina in atti sempre più violenti, cruenti ed ingiustificabili. Ciò che credevamo, o crediamo, di combattere con tutte le nostre forze, la violenza, è diventata la compagna fedele della nostra quotidianeità.

Giustizialisti

Basta un niente perché l’ira ci offuschi la mente. La rabbia vendicatrice diventa subito il nostro abito di gala, adatto ad ogni evento e manifestazione. La nostra presunzione di giustizia non conosce limiti, e giustifica ogni cosa e ogni atto.

La non violenza, tanto amata e cara a Ghandi, spesso issata a vessillo della civiltà e della cultura illuminata fino a non molto tempo fa, è stata depauperata del suo stesso significato. Sminuita a semplice ghirlanda da rispolverare nelle grandi occasioni. 

Gli stessi che ne erano dei fervidi sostenitori, ora impregnano il suo significato di sempre maggiori distinguo che ne svuotano il contenuto, e la forza, appiattendola a mera utopia. Se non addirittura identificandola con corteo carnevalesco idoneo a risollevare solo l’umore del popolo incolto, panem et circenses di romana memoria.

La non violenza è in realtà l’amore più grande che un uomo possa avere, unito alla più grande capacità di sacrificarsi per gli altri. Dono me stesso, la mia interiorità, a te e alla tua interiorità. C’è una eterna lotta tra la vita e la morte; e il risultato di questa lotta non è la morte, ma la vita. Infatti la vita continua a dispetto della morte.

L’odio ammala solo chi lo effonde

Non è lecito odiare qualcuno, anche se dovessi farlo per amore di coloro che mi stanno a cuore. Se amo odiando, non si traterebbe più di amore e di servizio per l’amato o amata, ma di orgoglio. Non è la letteratura nè l’abbandondanza di sapere che fa l’uomo, ma la sua educazione alla vita reale.

Che importanza avrebbe se fossimo enciclopedie viventi e poi non sapessimo vivere in fraternità con il nostro prossimo? Non basta che impariamo l’arte di leggere, scrivere e ogni sorta di altra arte, se non impariamo prima l’arte di vivere con i nostri simili. L’arte di penetrare le loro interiorità e di elevarle.

Nel mangiare, nel dormire e nel compiere le altre funzioni fisiche, l’uomo non è diverso dall’animale. Ciò che lo distingue è lo sforzo di elevarsi sul piano morale. L’umanità è a un bivio: deve fare la sua scelta tra la legge della giungla e la legge della civiltà, e morale e multietnica.

 Se accettiamo l’ideale dell’uomo non violento, non dovremmo considerare nessuno nostro nemico a priori. Anzi, dovremmo rifuggire la malevolenza, il sentito dire e le inimicizie. Un uomo vero nella sua essenza, forte e sicuro, non perde mai la pazienza, nè si perde in offese o in eccessi d’ira.

Uomini tra i più ricchi al mondo

Vivere nella storia

Non riesco ad immaginare una società in cui nessun uomo sarà più ricco di un altro. Ma posso sicuramente immaginare un tempo in cui i ricchi smetteranno di arricchirsi sempre e solo alle spese dei poveri e i poveri cesseranno di invidiare i ricchi. Neanche un mondo ideale riuscirebbe ad evitare le disuguaglianze, ma possiamo e dobbiamo evitare i rancori e l’odio.

Credo che non sia possibile una piatta uniformità dell’esistere. Sì certo, tutto deve essere disponibile a tutti e tutti devono potervi accedere. Però non credo che tutti gli uomini siano uguali e liberi, nel senso letterare della espressione, non è legge della natura. Ognuno di noi è unico. Perché ha una sua pecularietà, una sua meravigliosa interiorità.

Gli uomini non sono uguali: nelle capacità intelletuali o nelle capacità manageriali, per esempio. E se questo dono li porta ad essere più ricco di me e di altri, non posso sebargli rancore nè combatterlo per partito preso. Se è un disonesto sì. Lo devo isolare e assicurare alla legge, non spalleggiarlo.

La dottrina dell’uguaglianza sarà compiuta solo quando coloro che hanno intelligenza la useranno non per progredire a discapito dei più deboli, ma aiuteranno questi ad elevarsi a loro volta. A capire, e ad accettare finalmente, qual è la loro unicità, il loro dono. Questa diversità, fortunatamente, è la vera natura della vita. E le nostre speranze per il futuro.

L’amore sopra tutto

Specialmente sensibile alle sofferenze e alle speranze dell’amore, Osea con la sua passione trova gli accenti poetici più coinvolgenti e comunicativi del dramma insieme celeste e terrestre, divino e umano, religioso e politico, che ciascun uomo vive quotidianamente.

Osea esprime con intensità emotiva l’espressione del rapporto tra Dio ed Israele, e i destini di quest’ultimo. Ma benissimo potrebbero essere anche quelli dei nostri giorni. La sua analisi, il suo confrontarsi con gli eventi del tempo, fotografano pari pari le contraddizioni, le incertezze, le paure e le speranze dei nostri giorni.

Nel momento in cui la prostituzione sacra, caratteristica di molte culture passate, mina il rigore dei costumi, con conseguenze che si riflettono sulla situazione socio-economica dell’intero impianto statale, Dio chiede ad Osea di prendere in moglie una prostituta adultera. Personificazione del regno di Israele che fornica con gli idoli e si prostituisce commettendo adulterio nei confronti del suo Sposo celeste.

Il profeta utilizza proprio l’impianto del matrimonio per riversare in chi legge l’affanno dell’uomo Osea. I suoi palpiti, l’alternarsi delle passioni divine e umane, il dover essere megafono della Parola divina e censore al tempo stesso dei comportamenti lascivi a cui sua moglie si lascia andare. Sua moglie siamo noi, il nostro essere infedeli alla parola data e alla nostra vita. 

Insegnamento

Data la simbologia coniugale, alla cui luce l’ebraismo vive il rapporto popolo/Dio, Osea carda fiocco dopo fiocco le contraddizioni e gli affanni del presente e ne tesse una tela che va al di là della temporaneità del momento. Riesce a trovare perfino un nesso fra profeta/portatore di Parola divina, che è salvifica in quanto Legge di misericordia e giustizia, e moglie prostituta/adultera, matrice e specchio di una realtà imbastardita,

La tela si inserisce in un discorso più ampio, il quale riguarda l’uomo stesso, il suo essere vita, il suo futuro. L’insegnamento che se ne ricava, è che solo un pensiero puro, attivo e diretto diventa efficace e depone in seno alla vita un seme fecondo. 

Quando c’è corrispondenza fra pensiero da una parte e parole dall’altra, le parole possono essere capite e seguite dall’intera famiglia umana. L’umanità non abbassa il suo livello di civilità e di crescita per l’esistenza di uomini sleali, che non prestano attenzione ed ascolto al proprio cuore. Nè attribuisce le debolezze del corpo e della carne proprio all’anima che vi risiede dentro.

Bisogna rialzarsi e continuare a camminare, sempre e comunque. Nonostante le continue cadute. Esse devono essere percepite, esaminate, giudicate in modo da potere vivere l’accadere nel presente, guardando all’esempio del passato in quanto guida per il futuro.

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