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La penisola degli apostoli, perché sono sepolti in Italia.

Recentemente ho imballato la mia libreria per un trasloco. Non ci si rende mai conto della quantità di libri che si accumulano nel corso degli anni prima di doverli sistemare in uno scatolone per una nuova destinazione.

È un lavoro certamente faticoso, ma le sorprese non mancano. Soprattutto quando non hai la completa memoria dei libri che possiedi. E quando ciò accade, la gioia per una scoperta impensata di invade il corpo e suscita spasmi di meraviglia.

Un piccolo saggio attira la mia attenzione: la penisola degli apostoli. Poche pagine, ma piene di foto e di notizie sulla sepoltura degli Apostoli in Italia. Del perché di questa scelta, e di come vi siano arrivati. E dove sono sepolte le reliquie degli Apostoli.

libri da imballare
Memoria e crescita di civiltà e culture.

Memoria e crescita personale

E la mente torna indietro nel tempo. Alla gioventù, ai primi studi sulla storia del cristianesimo. Alle domande sul perché la maggior parte delle reliquie degli apostoli, degli evangelisti e della sacra famiglia fossero sepolte in Italia e non altrove. Risposte che ho trovato solo in seguito.

La memoria, la crescita interiore e collettiva del luogo dove siamo nati ci appartengono come l’aria che respiriamo, negarlo è negare noi stessi e la nostra personalità. È negare il nostro essere vita!

Sono convinto che le chiese, le cattedrali, i duomi, custodi di reliquie e di testi virtuali e cartacei, siano uno strumento essenziale per combattere la solitudine di non sentirsi appartenenti alla società in cui si vive. E sono pronto a farmi paladino del loro ruolo di memoria e di esperienza che hanno impregnato la cultura alla quale apparteniamo.

Perché l’Italia

I luoghi che sentiamo per noi fondamentali resistono anche alla distruzione materiale. E questo è ciò che accadde agli Apostoli dopo la condanna a morte di Gesù con l’accusa di sedizione. Ovvero, l’accusa di voler sovvertire in modo violento e illegale l’ordine costituito di Israele di quel tempo.

Pure gli Apostoli e quanti si erano dichiarati fedeli alle parole di Gesù, anche se non esplicitamente sottoposti a giudizio, furono condannati e messi al bando e perciò costretti a starsene rintanati prima e a lasciare Israele dopo l’ascesa di Gesù al cielo.

La scelta di Simone-Pietro di raggiungere Roma, il cuore dell’impero, è dettata anche dal fatto che i romani, checchè se ne pensi appoggiarono il movimento di Gesù di Nazareth in modo indiretto, attraverso ebrei della diaspora di cui Filone di Alessandria ne era il portavoce.

Il mio libro Dossier Judas, in vendita su questo sito, parla proprio di questi avvenimenti e vengono narrati da Giuda detto l’Iscariota.

Roma, tanto odiata in patria ma crocevia di culture e popoli, diventa così il luogo ideale dove far ripartire il pensiero e l’ideale di Gesù. Qui, la gente è avvezza alla conoscenza di nuove filosofie e di nuovi dei, e non condanna a priori coloro che ne divulgano il verbo. Ecco perché si trovano qui molte reliquie degli Apostoli.

Caput mundi

Nella tradizione ebraico-cristiana la parola è il principio di ogni cosa. La lingua che parliamo non è solo uno strumento per comunicare con gli altri nel modo migliore che possiamo, ma è presentare noi stessi per quello che siamo. La lingua è il nostro dna, per quanto limitata, imprecisa e spesso infedele.

La lingua che parliamo ci definisce. I nostri pensieri, la nostra etica, la nostra estetica sono tutti definiti dalla nostra lingua. Il passaggio da una lingua all’altra implica più che un processo di riconoscimento un processo di riconversione, inteso come senso profondo di cambiamento del proprio sistema di credenza e di fede.

Il latino diventa così la lingua ufficiale del primo cristianesimo. E con esso, anche il modo di pensare e di esprimere gli insegnamenti di Gesù cambiano orizzonti e vedute. Da pensiero stanziale e limitato ad una sola area, Israele, diventa pensiero universale. Diventa pensiero multietnico.

Gli apostoli hanno capito che per combattere i lupi bisogna stare in mezzo ai lupi. E il branco di minor danno è proprio la odiata Roma e la sua cultura aperta a tutte le esperienze di vita e di pensiero.

Le tombe degli apostoli

Osservando l’ubicazione delle tombe e delle reliquie degli apostoli, notiamo che esse sono tutte lungo le vie consolari maggiori, quasi a testimoniare che Roma è il centro del nuovo ordinamento religioso che sta nascendo e da essa si dirama in tutte i paesi del mondo allora conosciuto.

Seguendo l’itinerario delle tombe, partendo proprio da Roma, scopriamo un Italia sconosciuta e troppo spesso trascurata: quella dei cammini di fede, come la via Frangigena o la via Romea, che in antichità erano percorsi dai pellegrini di ogni paese.

La maggior parte delle reliquie degli apostoli sono sepolte a Roma. Simone detto Pietro, Giuda lo zelota, e Giuda Taddeo nella Basilica di San Pietro. Nella Basilica XII Apostoli, ci sono le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo il minore. Sempre a Roma sparse per le varie Basiliche reliquie diverse degli apostoli.

Simone detto Pietro

Basilica di San Pietro, Roma. Tomba di san Pietro e necropoli.
Con la morte di Simone detto Pietro a Roma è l’inizio dell’ascesa del cristianesimo nel mondo.

La Tomba di Pietro si trova sotto l’altare della basilica omonima in Roma, nella Necropoli Vaticana, un cimitero di epoca romana. Da non confondere con le Grotte Vaticane. Queste sorgono tre metri sotto l’attuale pavimento della basilica mentre la Necropoli si trova ad un livello ancora inferiore, tra i cinque e i dodici metri sotto il pavimento della basilica.

La Necropoli era posta accanto al circo di Nerone, ai piedi del colle Vaticano, il luogo dove Pietro subì il martirio. Quando l’imperatore Costantino decise di edificare la basilica originaria, la Necropoli fu interrata divenendo una solida base per le fondamenta dell’edificio. 

Simone lo zelota

Simone lo zelota inizia a predicare in Egitto, con molta probabilità in compagnia di Bartolomeo ma verso il 60 d.C. fece ritorno in Galilea, dove fu coinvolto, dati i suoi trascorsi tra gli Zeloti, nella repressione che seguì la seconda guerra giudaica.

Secondo alcune fonti fu proprio per sfuggire ai Romani che si spostò con i suoi seguaci in Persia, dove si riunì ad un altro Apostolo, Giuda Taddeo, insieme al quale continuò l’opera di evangelizzazione nelle regioni della Mesopotamia e in Persia, spingendosi anche verso l’Armenia.

La tradizione cattolica lo vuole martirizzato insieme a Giuda Taddeo nella città persiana di Suanir. Altre fonti affermano che egli non fu martorizzato a Suanir ma sopravvisse ancora per molti anni, subì il martirio all’età di oltre cento anni in Abcazia, sulle sponde nord-orientali del mar Nero.

Particolarmente cruente le modalità del martirio, Simone fu fatto a pezzi con una sega, probabilmente dopo aver subito la crocifissione. Per tale ragione viene spesso raffigurato con una sega in mano.

In ogni caso, il legame con Giuda Taddeo fu molto forte e le reliquie dei due apostoli sono sepolte in San Pietro a Roma.

Vaticano, Roma. Qui dimorano le reliquie di alcuni apostoli.
Vaticano, Roma, qui oltre a Simone-Pietro sono sepolti anche Simone lo zelota e Giuda Taddeo.

Giuda Taddeo

Uno scritto narra che Taddeo abbia incontrato l’apostolo Simone Zelota in Persia, insieme al quale evangelizzò quel regno. Nonostante la continua ostilità dei maghi Zaroes e Arfaxat, la predicazione dei due Apostoli ottenne risultati eccezionali. 

Giunti nella città di Suanir nella Colchide, ai due Apostoli fu imposto di offrire un sacrificio al sole e alla luna nel Tempio del Sole, ma essi risposero che il sole e la luna erano solo creature di quel Dio che essi annunziavano.

E per testimoniare ciò, scacciarono i demoni che soggiornavano nel Tempio. Ma due figure nere, demoni terrificanti, tra ululati e bestemmie, riuscirono a fuggire e a dirigersi verso la città. 

Allora i sacerdoti e il popolo impauriti si precipitarono sui due Apostoli. I due furono uccisi da sassate, lance e colpi di mazza. In particolare, dopo essere stato trafitto da lance e mazze, Giuda Taddeo sarebbe stato finito con un colpo d’ascia sulla testa.

Per questo nell’arte l’apostolo Giuda Taddeo è rappresentato con una mazza pesante o una lancia nelle mani. La tradizione racconta che un re poi avrebbe fatto trasportare i corpi dei due nella sua città residenziale, dove avrebbe edificato una chiesa in marmo a forma di ottagono e avrebbe composte le salme in un sarcofago d’argento all’interno di una camera rivestita di lamine d’oro.

Cripta Basilica dei santi XII Apostoli, Roma. Qui dimorano le reliquie di Giuda Taddeo e Simone lo zelota.
Basilica dei Santi XII Apostoli, Roma, le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo il minore.

Filippo

Filippo, originario di Betsaida come gli apostoli Andrea e Simone, parlava il greco. È lui l’apostolo al quale si rivolge Gesù nel miracolo della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 6, 5-13). E questo episodio rimarrà caratteristica iconografica nelle rappresentazioni artistiche della sua figura.

Successivamente agli eventi narrati dagli Atti, Filippo evangelizza la Samaria e Cesarea. In questo periodo, converte Simon Mago. Il capitolo 8 degli Atti viene anche chiamato Atti di Filippo (da non confondere con l’omonimo testo apocrifo).

La sua morte avvenne per martirio, al tempo dell’imperatore Domiziano (81-96), mediante la stessa pena alla quale era stato condannato, molti anni prima, Pietro, e cioè la crocifissione inverso capite (a testa in giù).

La tradizione riporta che era sposato e con figli. La sua morte è avvenuta a Hierapolis. Esistono più versioni sulle modalità della morte: secondo alcuni crocifisso, secondo altri invece in tarda età e per cause naturali.

Giacomo il minore

Giacomo figlio di Alfeo, viene detto il Minore per distinguerlo da Giacomo figlio di Zebedeo (fratello di Giovanni) detto il Maggiore e da secoli venerato a Santiago Compostela. Nella Prima lettera ai Corinzi, Paolo dice che Gesù, dopo la risurrezione “apparve a Giacomo e quindi a tutti gli apostoli”. Lo chiamano Giusto per l’integrità severa della sua vita.

Incontra Paolo, già persecutore dei cristiani e ora convertito, e lo accoglie con amicizia insieme a Pietro e Giovanni. Al concilio di Gerusalemme, invita a “non importunare i convertiti dal paganesimo con l’imposizione di tante regole tradizionali“. Si mette, insomma, sulla linea di Paolo.

Dopo il martirio di Giacomo il Maggiore nell’anno 42 e la partenza di Pietro, Giacomo diviene capo della comunità cristiana di Gerusalemme. È l’autore della prima delle lettere cattoliche del Nuovo Testamento. In essa, si rivolge alle dodici tribù disperse nel mondo, ossia ai cristiani di origine ebraica viventi fuori della Palestina.

È un primo esempio di enciclica: sulla preghiera, sulla speranza, sulla carità e inoltre con espressioni molto energiche sul dovere della giustizia. Secondo lo storico Eusebio di Cesarea, Giacomo viene ucciso nell’anno 63 durante una sollevazione popolare istigata dal sommo sacerdote Hanan, che per quel delitto sarà poi destituito.

Morì ucciso con un bastone e poi il corpo venne gettato giù dal tempio di Gerusalemme probabilmente nel 62 d.C. Il suo simbolo è appunto un bastone da gualcheraio, usato per cardare la lana che aveva un’estremità di metallo, triangolare ed uncinata.

Andrea il Protocletos

Duomo di Amalfi, qui dimorano le reliquie dell'apostolo Andrea.
Duomo di Amalfi, Italia, nella cripta è sepolto l’apostolo Andrea.

Andrea denominato dalla tradizione ortodossa Protocletos o il Primo chiamato, era il fratello di Simone detto Pietro. La tradizione vuole che Andrea sia stato crocifisso a Patrasso su una croce detta Croce decussata (a forma di X) e comunemente conosciuta con il nome di Croce di Sant’Andrea. Questa venne adottata per sua personale scelta, dal momento che egli non avrebbe mai osato eguagliare Gesù nel martirio.

Secondo la tradizione, dopo il martirio, le reliquie di Andrea vennero spostate da Patrasso a Costantinopoli. Leggende locali dicono che le reliquie vennero vendute dai romani. Sofronio Eusebio Girolamo scrisse che le reliquie di Andrea vennero portate da Patrasso a Costantinopoli per ordine dell’imperatore romano Costanzo II nel 357. Qui rimasero sino al 1208 quando le reliquie vennero portate ad Amalfi, in Italia, dal cardinale Pietro Capuano, nativo di Amalfi

Matteo detto Levi

Cripta Duomo di Salerno. Qui dimorano le reliquie dell'apostolo Matteo.
Duomo di Salerno, Cripta, Sepolcro di Matteo l’apostolo.

Le reliquie di Matteo detto Levi sarebbero giunte a Velia, in Lucania, intorno al V secolo, dove rimasero sepolte per circa quattro secoli. Il corpo di Matteo fu rinvenuto dal monaco Atanasio nei pressi di una fonte termale dell’antica città di Parmenide.

Le spoglie furono portate da Atanasio presso l’attuale chiesetta di San Matteo a Casal Velino in provincia di Salerno. Il modesto edificio dalla semplice facciata a capanna presenta, alla destra dell’altare, l’arcosolio, dove secondo tradizione furono depositate le sacre reliquie del Santo.

Un’iscrizione latina piuttosto tarda (XVIII sec.), incastonata sul lato corto dell’arcosolio, ricorda l’episodio della traslazione; successivamente le ossa furono portate presso il Santuario della Madonna del Granato in Capaccio-Paestum. Ritrovate in epoca longobarda, furono portate il 6 maggio 954 a Salerno, dove sono attualmente conservate nella cripta della cattedrale.

Bartolomeo o Natanaele

Apostolo Bartolomeo, giudizio universale, Cappella Sistina, Roma
Bartolomeo mostra la sua pelle, Giudizio Universale, Cappella Sistina, Vaticano, Roma.

Subì il martirio intorno al 60 d.C., ad Albanopolis in Armenia. La tradizione vuole che sia stato spellato vivo. Infatti nell’iconografia classica egli appare tenendo in mano la propria pelle sanguinante. Celebre l’immagine dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina.

Le reliquie traslate in Mesopotamia giunsero a Lipari intorno al III-IV secolo d.C. In seguito all’invasione degli Arabi in Sicilia, le spoglie furono recuperate dal principe longobardo Sicardo, che nel 838 le fece trasportare a Benevento, capitale del Ducato longobardo. Le reliquie dell’apostolo sono ancora conservate nella basilica di Benevento.

Tommaso detto didimo

Apostolo Tommaso, cripta reliquie, cattedrale San Tommaso Apostolo, Ortona.
Cattedrale San Tommaso apostolo, Ortona, tomba dell’apostolo Tommaso.

Fra gli evangelisti solo Giovanni ricorda l’apostolo Tommaso. Il nome Toma in aramaico vuol dire gemello, come il greco Didimo. Non si sa nulla della sua origine, né delle circostanze della sua vocazione. Compare per la prima volta nell’episodio della resurrezione di Lazzaro. 

Nell’Ultima Cena Gesù, presentendo la fine, dice: “Del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. Poi rivolto a Tommaso, che aveva detto di non conoscerla, aggiunge: “Io sono la via, la verità e la vita”. (Gv 14)

Ma l’episodio per cui Tommaso è ricordato da tutti, è quello in cui Gesù risorto compare agli Apostoli, e si fa riconoscere. Tommaso, che in quell’occasione non c’era, non crede alla loro testimonianza, e dice di voler vedere e toccare le ferite. Otto giorni dopo Gesù ricompare, e questa volta Tommaso è presente. Gesù lo invita a mettere la mano nella ferita nel costato, e Tommaso lo riconosce come Dio.

L’ultima citazione di Tommaso nei libri canonici è negli Atti, dove compare come testimone dell’Ascensione di Gesù al cielo. Un’antica tradizione, raccolta nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine, ricollega Tommaso proprio a questo avvenimento.

Dopo la morte della Vergine, Gesù stesso fece porre il suo corpo in un sepolcro, poi dopo tre giorni lo riunì all’anima e l’accolse in cielo. La cintura di Maria cadde, ancora stretta, nelle mani di Tommaso. Secondo alcuni, come segno di particolare predilezione, secondo altri, per vincere la sua incredulità e per questo venne confermato da questo segno.

Nel IV secolo le reliquie di Tommaso furono trasportate dall’India ad Edessa, in Asia Minore; poi, nel 1258, ad Ortona (Chieti).

Mattia

Apostolo Mattia, Arca reliquie, Santa Giustina, Padova
Basilica Santa Giustina, Padova, Arca contenente le ossa di Mattia apostolo.

Mattia, abbreviazione del nome ebraico Mattatia, che significa dono di Jahvè, fu eletto al posto di Giuda detto l’Iscariota, per completare il numero simbolico dei dodici apostoli, raffigurante i dodici figli di Giacobbe e quindi le dodici tribù d’Israele. Secondo gli Atti apocrifi, egli sarebbe nato a Betlemme, da una illustre famiglia della tribù di Giuda.

Le reliquie dell’apostolo Tommaso sono contenute in un’arca marmorea custodita nel transetto dell’Abbazia di Santa Giustina a Padova, a poca distanza dall’arca dell’evangelista Luca.

Le reliquie degli apostoli mancanti

Le uniche reliquie degli apostoli mancanti in Italia sono quelle dell’apostolo Giacomo il maggiore, di Giovanni e di Giuda detto l’Iscariota.

Il sepolcro contenente le spoglie di Giacomo il maggiore, traslate da Gerusalemme dopo il martirio, sarebbe stato scoperto al tempo di Carlomagno nell’814. La tomba divenne meta di grandi pellegrinaggi medioevali, tanto che il luogo prese il nome di Santiago da Sancti Jacobi, in spagnolo Sant-Yago, e nel 1075 fu iniziata la costruzione della grandiosa basilica a lui dedicata in Galizia, nel Nord della Spagna. Ancora oggi il Cammino di Santiago è una delle mete europee e internazionali più frequentate dai pellegrini.

Giovanni rappresenta un caso particolare tra i dodici apostoli poiché la tradizione lo indica come l’unico morto per cause naturali e non per martirio. Oltre agli Atti di Giovanni, alcune indicazioni patristiche sono concordi nel datare la morte a Efeso sotto l’impero di Traiano (98-117) e Girolamo specifica la data con precisione al 68º anno dopo la passione del Signore, cioè nel 98-99.

Altro discorso a parte è l’apostolo Giuda detto Iscariota, egli non è morto impiccato come dicono i vangeli subito dopo la condanna di Gesù. Dagli Atti degli Apostoli risulta essere presente con i dodici durante le apparizioni di Gesù dopo la sua morte. Giuda detto Iscariota scompare semplicemente dalla scena con l’ascesa di Gesù al cielo. Per saperne di più su di lui e la sua storia ho scritto il libro Dossier Giuda, chi era veramente l’apostolo fatto scomparire dai vangeli.